"Bisesto" - Andrea Vismara

Fonte Immagine: avig

Sono io la Morte, e porto corona

Io son di tutti voi signora e padrona

E davanti alla mia falce il capo tu dovrai chinare

E con l’oscura Morte al passo andare”. A. Branduardi

Capodanno è un momento importante nella vita delle persone. A Capodanno, spesso, si fanno i migliori propositi dell’anno e ci si propone di cambiare vita, di riparare ciò che è rotto (realmente e metaforicamente), di mettere a posto le cose. E se a Capodanno ci venisse lanciata la sfida per la vita (o per la morte), dalla Morte in persona, come reagiremmo?

1 gennaio 2016. Musica oscura, ipnotica, fumo bianco, luci stroboscopiche che seviziano gli occhi, acconciature ardite, vestiti lugubri. È la notte di Capodanno, sono le tre passate e tutti si divertono, tutti tranne me…Lei rimane a fissarmi senza dire nulla; io, imprigionato in quella malia, taccio a mia volta, come un poeta inaridito. Il mio povero cervello spappolato già biascica, dentro di sé, strane frasi confuse riguardo l’amore, la convivenza e tutto quell’insieme di stucchevoli dolcezze che non hanno nulla a che fare con me e fanno anche poco punk. Poi lei espone la situazione, lo stato delle cose: m’illustra il suo patto scellerato, obbligandomi ad accettarlo sottoscrivendolo con una singola goccia di sangue, partorita dal mio indice e dalla punta del suo spillone per capelli, un’arma in quelle mani affusolate. Accetto, non ho altra scelta; accetto perché la Morte è una creatura che rispetta le scadenze ed è poco propensa al contraddittorio”.

Inizia così il viaggio di Flavio, tra i cimiteri di Venezia, Roma, Milano, Genova e Firenze. Un viaggio fatto di incontri e di confronti: i vecchi compagni della band, La Carcasse Dansant; animali guida, come farfalle nere e nugoli di zanzare; celebri defunti, tra cui Trilussa, Gassman, Manzoni, Collodi, che sembrano volerlo aiutare in questo gioco in cui lo ha coinvolto la Morte. Morte che è sempre presente e aleggia su ogni passo di Flavio. Gli enigmi si susseguono e Flavio deve riuscire a essere più bravo e più veloce di un misterioso antagonista, che pare essere sempre un passo avanti a lui. La sfida, infatti, riguarda Flavio e un’altra misteriosa persona: lassù hanno creato un bel problema. Sia Flavio che quest’altra persona sono destinati a morire nello stesso giorno. In realtà c’è posto per uno solo di loro, altrimenti il delicato equilibrio su cui si regge l’universo si spezzerebbe. Solo uno dei due può salvarsi: la salvezza è nella risposta a una domanda. Chi sbaglia la risposta, muore.

Mentre il viaggio tra i cimiteri procede, con Flavio, spinto dalla sua idea di preparare un concerto di ritorno alla musica per la sua vecchia band, scopriamo che cosa è accaduto in passato, perché la band non ha avuto successo, perché i membri del gruppo si sono persi per oltre venti anni. Pagina dopo pagina si rivelano i segreti di ciascuno di loro, le singole responsabilità nello scioglimento de La Carcasse Dansant. Flavio rivive il passato e si interroga, spesso aiutato dai defunti e dalle loro considerazioni.

Bisesto è un romanzo che richiama egregiamente le atmosfere dei classici romanzi gotici, grazie alle ambientazioni e al tono soffuso, malinconico, a tratti oscuro. La storia di Bisesto è articolata e ben costruita: il lettore riesce a immedesimarsi perfettamente in Flavio, nella sua incertezza, nella sua difficoltà di vivere il presente, nel suo continuo andare in cerca di risposte. Flavio è consapevole delle sue debolezze e non le nasconde. Andrea Vismara ha la capacità di costruire questa storia in modo che tutto sembri reale, possibile. Al punto che dopo averlo letto tutti si troveranno a essere più guardinghi nei brindisi di Capodanno, nei giochi e in chi li offre e, soprattutto, guarderanno ai cimiteri con uno sguardo completamente nuovo.

Andrea Vismara ci racconta del suo rapporto con Capodanno, di questo libro e di tanto altro…

Andrea, una domanda a bruciapelo: che rapporto hai con il Capodanno? 

È un rapporto bizzarro: dopo dodici anni passati a fare il DJ nei locali rock fino alle 6 di mattina ho sempre cercato la pace e la tranquillità in una notte in cui tutti sentono la necessità di divertirsi, ad ogni costo, come se questo bastasse a cacciare gli spettri di una vita spesso monotona o infelice. Ultimamente ho passato il 31 in compagnia di due amici veneziani, cena a casa, fuochi sulla laguna visti da una posizione defilata e poi il 1 al mare, meteo permettendo.

Quanto di Andrea c’è in Flavio? E in Al? 

Diciamo che in tutti e due c’è in comune la passione per la musica, quella suonata oltre a quella da ascoltare e anche il desiderio di essere su un palco. Però posso dirti che se mi dovessi necessariamente identificare in uno dei due, sceglierei sicuramente Flavio che con le sue debolezze e le sue paure incarna perfettamente l’ideale romantico dello sfigato che tanto mi piace.

Bisesto è davvero un libro affascinante, a partire da questo “viaggio tra i cimiteri”. Da dove nasce questa storia? I cimiteri ti hanno sempre affascinato?

La storia nasce dal desiderio di “sdoganare” la morte, mostrarla per ciò che realmente è, l’inevitabile fine di un corpo deperibile e una delle due cose, insieme alla nascita, che ci accomuna tutti rendendoci uguali. Quello per i cimiteri e per tutta l’iconografia legata alla morte, poi è un amore viscerale dovuto sicuramente alla mia formazione culturale (romanzo gotico e musica dark wave) e a una certa passione per tutto ciò che è decadente. Ho sempre girovagato volentieri per i cimiteri perché ho sempre pensato che rappresentino la memoria storica delle citta e a volte, come nel caso di Staglieno a Genova, gli assomigliano pure a livello urbanistico. Passeggiare in un cimitero monumentale rappresenta rivivere onde di passato sempre più lontane, ma tutt’ora vivide e palpabili, proprio come i defunti eccellenti del libro.

In Bisesto ci sono tanti “incontri” con personaggi famosi. Qual è quello che ti ha emozionato di più scrivere? 

Essendo nato e cresciuto a Roma, dare voce ad Aldo Fabrizi o Trilussa è stato molto emozionante anche perché il Verano è sicuramente il cimitero che conosco meglio visto che i miei genitori riposano lì. Però devo dire che far parlare De Andrè è stato toccante, ben più di un doveroso omaggio ad un grande poeta.

In Bisesto si parla anche di suicidio, che sembra scombinare i piani della morte. Il modo in cui nel libro si tratta questo tema fa davvero riflettere. Ci spieghi come mai hai inserito il tema del suicidio in questa storia?

Il suicidio è una variazione imprevedibile nel normale svolgimento del percorso nascita-vita-morte, qualcosa in grado di destabilizzare chiunque, in un modo o nell’altro, ne venga coinvolto, financo la morte stessa. Nel caso specifico di questo libro è anche una sorta di bizzarro tentativo di sfuggire all’oscura signora correndole incontro o anche un dispettoso ultimo affronto. Personalmente credo che, salvo rarissimi casi, il suicidio sia l’arma dei deboli, la facile soluzione di chi non vuole affrontare realmente i suoi problemi, qualunque essi siano.

Quanto è importante l’amore per Flavio? È influenzato dalla paura (ma anche dall’attrazione) della morte o comprende davvero il valore dell’amore e, forse per la prima volta, si innamora?

Come dice lui stesso nel libro, ognuno, nella sua mente, raffigura la morte con ciò che teme di più. Flavio teme l’amore perché in qualche modo significa confronto, responsabilità, condivisione e, perché no, felicità e lui non crede di essere pronto o capace per tutto questo, il che spiega perché per lui la morte è una bellissima donna. Eppure, da qualche parte nel suo cuore, anela a vivere quel sentimento, all’energia che può generare, al lasciarsi andare senza timore nell’abbraccio, nel senso più ampio del termine, di un’altra persona.

Bisesto avrà un seguito? (Ti prego dimmi di sì) 

Stiamo lavorando per voi, di più non posso dire.

Un’ultima domanda, una curiosità. Qual è il tuo libro preferito o quello che dopo averlo letto, ti ha fatto pensare: “Questo avrei voluto scriverlo io!”

Potrei dirti La casa del sonno di Jonathan Coe, o Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro ma essendo un devoto seguace del vero Re della letteratura, Stephen King, direi sicuramente IT che racconta tante di quelle cose che nemmeno i miei massimi picchi di creatività saprebbero inventare. Lunga vita al Re.