"Il bacio di Brianna" - Gennaro della Volpe, in arte Raiz

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Venti racconti. Venti storie. Venti vite diverse raccontate con uno stile asciutto che colpisce dritto al cuore.

Non riuscirò mai ad abituarmi a tutto quello che si vede da quassù. Per me che ho vissuto la giovinezza dall’altra parte della città, il panorama è un concetto che ho dovuto apprendere. Sono cresciuta negli anni in cui l’immagine più conosciuta di Napoli – quella della famosa cartolina – era una cosa che la maggior parte dei napoletani non vedeva mai dal vero, se non per qualche rara camminata a Posillipo. La città, per quelli come me, finiva a Piazza Vittoria, o forse un po’ più in fondo, agli chalet di Mergellina, attorno ai quali persino la maggioranza dei pullman faceva il giro e tornava indietro”.

Questa è Napoli, protagonista del primo racconto: “Faccia di corno”. Ma c’è anche Milano, c’è Israele, la Palestina, l’Africa, luoghi che vediamo attraverso i protagonisti di queste storie grazie alle quali l’autore ci accompagna in una realtà multietnica e variegata, in cui ciascuno cerca la sua strada e prova a costruire la sua vita.

Nel racconto “Il buco nella rete” conosciamo un bambino che cresce nella periferia est di Milano, una zona difficile e violenta: “Sono cresciuto in un paese della periferia est di Milano. Quando mio padre perse il posto di lavoro, da Napoli caricò la famiglia e la sua 127 amaranto su un treno e trovò una nuova occupazione in una fabbrica sulla Cassanese. Così in poco tempo mi ritrovai in un’altra casa, in un’altra scuola e su un altro pianeta. Oggi trasferirsi da un punto all’altro dell’Italia non è così traumatico: i negozi tutti uguali hanno omologato il paesaggio urbano e a sua volta quel paesaggio ha, nel bene e nel male, realizzato una nuova sciapa unità d’Italia. Quando siamo emigrati noi però non era così”.

C’è poi Londra, in “London is the place for me”, la meta perfetta per chi, pur non avendo problemi economici o di lavoro, desidera cambiare aria, provare esperienze nuove e stimolanti. “Quando decisi all’improvviso di prendere armi e bagagli e andarmene a Londra, non fu perché non avevo soldi in tasca. A Napoli avevo un lavoro da trainer in due palestre, guadagnavo bene e avevo tanto tempo a disposizione. Volevo cambiare aria, uscire dalla palude italica, quella che quando dici che sei ebreo ti chiedono se vai alla moschea. Volevo vedere altro, entrare in contatto con gente nuova, vivere in un posto dove per atteggiarti con gli amici o fare colpo su una ragazza devi – tanto per dirne una – avere competenze in fatto di musica piuttosto che abiti firmati nell’armadio. Così una mattina di settembre comprai un biglietto per Heathrow. Avrei trovato un lavoro e preso una casa o una stanza in condivisione; avrei vissuto finalmente la vita alla quale sentivo di appartenere”.

E ne “Il bacio di Brianna” ci sono le vacanze al mare, in estate, con tutta la famiglia, quando è possibile vivere il momento più bello e più importante della propria vita, quello di un bacio speciale, che resterà sempre indimenticato. “Un pomeriggio in cui il tempo cominciava a farsi scuro e il sole entrava e usciva dalle nuvole, Brianna venne verso di me, si fermò a due passi di distanza e mi disse we’re leaving tomorrow. Ti vedrò l’anno prossimo? Of course you will. Ok allora you can kiss me goodbye. Sulla guancia. Mi avvicinai, appoggiai la bocca tra lo smeraldo del suo occhio e lo zigomo, e in quell’istante diventai uomo”.

E c’è la storia di Yusuf, nell’omonimo racconto, arrivato dal Senegal per vivere in Italia “Perché era il Paese più bello d’Europa e perché la gente non era ostile agli africani, soprattutto al Sud”. Yusuf non aveva fatto il terribile viaggio della speranza di tanti altri; suo padre lavorava come usciere al Ministero degli Esteri del Senegal e quindi avere un visto turistico non era stato poi così complicato. E Yusuf, una volta arrivato a Napoli, si trova, poi, a fare da guardia del corpo a un capo di Castel Volturno, lavoro che avrà delle conseguenze inimmaginabili per tutti.

I racconti de Il bacio di Brianna rappresentano un viaggio meraviglioso e difficile, un viaggio a volte crudele e spesso complesso nelle vite dei protagonisti; narrano di mondi diversi eppure non così distanti, mondi e storie in cui viene spontaneo identificarsi, seppur vivendo in realtà differenti. Sono storie vive e avventure che hanno il sapore della magia e della passione, dell’amore e della sua ricerca, tutti elementi che rappresentano e compongono la vita stessa.

Gennaro della Volpe ci racconta di questo libro, di come è nato e dei progetti per il futuro.

Il libro contiene venti racconti. Io ho sempre pensato che il racconto rappresenta la vera sfida di uno scrittore, perché in poche pagine deve comunicare il suo messaggio. Che cosa ti ha spinto a scegliere questa forma narrativa? 

È la mia prima prova da scrittore di prosa: ho scritto sempre canzoni. Forse il racconto breve è un ponte tra le due forme espressive, mi è sembrato naturale attraversarlo. 

Quanto c’è di Gennaro in queste storie?

Tutto e niente. Tutti i personaggi sono una parte di me e nessuno di essi, neanche quando si parla in prima persona, sono io. 

Il mio racconto preferito (sarà per il nome) è Linda. Se dovessi scegliere, per assurdo, il tuo preferito fra tutti i racconti del libro quale sceglieresti?

Mi sono molto appassionato a scrivere Higata la-yaad e London is the place for me. 

L’autore del libro è Gennaro della Volpe. Tutti ti abbiamo conosciuto come Raiz. Che cosa significa Raiz? Perché la scelta di questo nome?

Raiz è un nickname breve, scelto all’inizio della mia carriera musicale per l’assonanza che ha con il termine gergale siciliano raisi, che indica il capo di una spedizione di pesca ed è evidentemente di derivazione araba. Mi sembrava bello usare come nome una parola che cavalcasse letteralmente il mediterraneo. 

C’è un libro che, dopo averlo letto, ti ha fatto pensare: “Questo avrei proprio voluto scriverlo io?” 

Racconto di amore e tenebra” di Amos Oz

A che cosa stai lavorando ora? Nuove storie in arrivo?

Sto provando ad accorpare diversi spunti narrativi in un romanzo: una bella sfida.