"Il club dei padri estinti" - Matt Haig

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“Continuai a guardarmi in giro mentre Nonna continuava a parlarmi e fu allora che lo vidi. Fu allora che vidi il Fantasma di mio Padre”.

Philip Noble ha undici anni. È un ragazzino timido e insicuro. Ed è in crisi. Suo padre, Brian, proprietario di un pub, è appena morto in un incidente stradale. E sua madre si sta lasciando affascinare dal cognato, il fratello del marito, zio Alan. Proprio durante il funerale a Philip appare il fantasma del papà: gli rivela che è stato ucciso dallo zio Alan, che mira al pub e alla madre.

“Di solito uno dovrebbe spaventarsi quando vede un fantasma ma io non ero spaventato perché la cosa mi sembrava assolutamente normale il che è un po’ strano perché un fantasma non l’avevo mai visto prima. Se ne stava lì in piedi al di là del fumo del sigaro di Big Vic e non aveva paura del mio sguardo al contrario di tutti quelli che si trovavano lì dentro”.

Il padre racconta a Philip di essere entrato a far parte del club dei padri estinti e fa una richiesta a Philip: per dargli pace e farlo uscire dal Regno del Terrore, in cui rischia di rimanere per sempre, deve vendicarlo, deve quindi uccidere zio Alan.

“Il Regno del Terrore?

Il Fantasma di mio Padre disse Alla fine nessun fantasma può sfuggirgli.

Tirai su il piumone e chiesi Che cos’è il Regno del Terrore?

Allora mi spiegò che cosa fosse il Regno del Terrore e quando parlò mi si gelò il sangue nelle vene. A quel punto il Fantasma di mio Padre svanì un poco e vidi che urlava ma non riuscii a sentire l’urlo. Poi disse La maggior parte dei fantasmi soffre in solitudine ma diventa tutto più facile se si può parlare con gli altri”.

Ecco che Philip inizia a studiare le modalità migliori per uccidere lo zio, trovandosi a vivere, e a creare, situazioni grottesche e assurde pur di ottenere la sua vendetta.

Il club dei padri estinti è una storia surreale in cui le parole, e le presunte bugie, dei vivi si confondono nella mente di Philip con quelle dei morti. Ed è difficile decidere a chi credere e come agire. Questa confusione rende la situazione di Philip difficile, fino a sembrargli a tratti intollerabile. Oltre alla difficoltà che vive a casa, dove zio Alan si intrufola sempre più, si trova a combattere anche con le problematiche scolastiche, provocate dall’essere preso di mira dai bulletti della scuola che usano il suo dolore e la sua vulnerabilità per attaccarlo e umiliarlo pubblicamente. Philip è combattuto: da un lato crede alle parole del suo papà e vorrebbe vendicarlo, dall’altro non se la sente di commettere un omicidio; si rende conto che sarebbe sbagliato. La vendetta, oltretutto, ha una data di scadenza: il successivo compleanno di Brian. E i giorni, le settimane passano. Philip non solo non riesce a elaborare la perdita, ma non intravede nemmeno la soluzione alla situazione. La mamma, invece, sembra aver superato tutto ed è pronta a risposarsi proprio con lo zio Alan, a soli due mesi dalla morte del marito.

Il lettore vive i sentimenti di Philip in prima persona: attraversa con lui lo sgomento, lo sconcerto, la voglia di vendetta, la paura e i sensi di colpa. Sente in pieno la solitudine di Philip, il suo sentirsi privo di riferimenti, il suo non avere alcun appoggio. A rendere possibile questa immedesimazione è lo stile di Matt Haig, che nella sua semplicità rende alla perfezione il linguaggio di un bambino alle soglie dell’adolescenza, le sue riflessioni, le sue paure. Philip è preda di dubbi e paure ma si rende conto, nonostante tutto, che è libero di scegliere.

L’evoluzione dei pensieri e dei sentimenti di Philip è resa alla perfezione dalla scrittura di Haig, che usa in modo magistrale le maiuscole per dare ritmo al racconto, con un uso pressoché inesistente della punteggiatura. Se nelle prime pagine questa scelta può creare qualche problema in chi legge, basta davvero poco perché il lettore si immerga nel flusso dei pensieri e delle sensazioni di Philip e delle persone che lo circondano al punto di non accorgersi più di questa scelta stilistica così peculiare.

La storia si evolve con vari colpi di scena e tentativi di parte di Philip fino a un finale spiazzante che mette tutto in discussione, che un po’ annulla l’atmosfera surreale e giocosa di molte parti della narrazione, fino ad assumere una sfumatura tragica inattesa. Eppure forse questo libro è proprio come la vita: le sorprese che ci attendono possono essere tanto inaspettate quanto difficili da accettare.

“L’uccello si volta di scatto come un dinosauro e penso che mi stia guardando con gli occhi fissi poi vola via nel cielo che è troppo scuro per poter distinguere qualcosa mentre le unghie di Mamma continuano ad affondare nella pelle e io rimango immobile continuando a inspirare ed espirare inspirare ed espirare”.