"Il settimo esorcista" - Fabio Girelli

Fonte Immagine: milanonera

Torino: una città suggestiva e affascinante che nasconde un animo misterioso. Il santuario della Consolata, molto amato dai torinesi, ricco di simbologia e di ex voto.

C’era una leggenda legata alla nascita della basilica: durante i vari rimaneggiamenti della chiesa era andata perduta un’icona sacra che raffigurava la Madonna. La grande devozione della città medievale era rivolta proprio a quel dipinto. Sembrava che non ci fosse modo di recuperarla. Poi arrivò un pellegrino dalla Francia, un uomo cieco che sosteneva di aver ricevuto in sogno le indicazioni necessarie per individuare il luogo in cui l’icona si trovava. Le autorità vescovili decisero di far partire le ricerche e il quadro venne recuperato. A quel punto, si diceva, il cieco riacquistò la vista e a seguito del miracolo il clero stabilì di elevare di grado la chiesa e trasformarla in basilica.”

Un assassino con uno strano tatuaggio sul polso: Non draco sit mihi dux, incipit del Vade retro Satana, uno degli esorcismi più conosciuti.

Un vicequestore, Andrea Castelli, che si trova a indagare su una vicenda complessa e piena di punti oscuri, che lo porta a fare i conti anche con se stesso e con i suoi problemi. Chi è l’obiettivo di questo feroce assassino che sembra conoscere così bene la sue vittime da ucciderle usando le loro peggiori paure? E perché lo fa?

La prima vittima è Lisa: Lisa è scampata alla morte, così come le altre vittime, in maniera fortunosa. Eppure sembra che ci sia qualcuno che voglia completare ciò che il destino non era riuscito a fare.

Lisa Sarti era una sopravvissuta. La morte l’aveva toccata ma per qualche motivo non se l’era portata via. Aveva venticinque anni quando era accaduto, si era appena laureata in medicina e aveva deciso di partire per il Congo con un’organizzazione umanitaria. Per un anno avrebbe donato la professionalità, le cure e le medicine occidentali ai malati di quel paese. Si sentiva una persona fortunata e quello era il suo modo di dire grazie. Un gruppo di miliziani ribelli l’aveva rapita circa quattro mesi dopo il suo arrivo. Non si era mai capito il vero motivo del sequestro…L’avevano trascinata in una tenda, spogliata e distesa su un tavolo inclinato. I piedi legati verso l’alto e uno straccio sul volto. L’acqua era arrivata subito dopo. Scendeva da una caraffa e le cadeva sul naso, sugli occhi, sulla bocca, sommergendole la faccia”.

Il vicequestore Andrea Castelli inizia a indagare cercando di non lasciarsi trascinare nel mondo degli esorcismi, del male, cercando di non credere a ciò che Don Carlo, parroco della Consolata ed esperto esorcista, gli racconta. Eppure l’aiuto di Don Carlo è fondamentale. Il sacerdote conosce molto bene la materia e riesce a vedere elementi e dettagli che a chiunque altro sfuggirebbero. Ma anche Don Carlo non è esattamente ciò che sembra. Ogni mistero ne nasconde altri.

La squadra del vicequestore Castelli faticherà non poco ad accettare questo viaggio nell’oscurità. E il vicequestore stesso, legato a Georgine, una transessuale brasiliana di Ipanema, e affetto da una sindrome bipolare che lo condiziona a volte anche nel lavoro, dovrà affrontare tutti i suoi dubbi e le sue convinzioni spingendosi a credere cose alle quali non avrebbe mai dato credito né valore. La bellezza del vicequestore Castelli è proprio questa sua profonda umanità: conosce le sue debolezze e le accetta, le affronta, andando avanti con la sua vita. Non è un eroe invincibile ma un uomo buono e sensibile, che mette tutto se stesso in ciò che fa, in modo onesto e responsabile. Caratteristica particolarissima del vicequestore è la sua passione per le poesie: nei momenti fondamentali della vita e delle indagini recita in modo spontaneo poesie che si adattano perfettamente alla situazione e che, a volte, gli indicano la strada.

Il settimo esorcista è un romanzo costruito con maestria, ogni dettaglio della trama si incastra alla perfezione nel quadro generale. Il ritmo è sempre serrato e fa sì che il lettore trattenga il fiato fino all’ultima pagina. I colpi di scena non mancano, raramente le cose sono come appaiono e l’autore riesce a gestire tutti questi eventi in un modo così perfetto da spiazzare e stupire ogni volta il lettore.

Fabio Girelli ci racconta del romanzo, della scrittura e dei progetti per il futuro…

Come nasce l’idea di questo romanzo dal tema davvero intrigante (e complesso)?

Tutto è partito da una storia che mi raccontava mia nonna a proposito degli ex-voto. Mi diceva che nel Santuario della Consolata a Torino c'era un ex-voto che rappresentava la mia bisnonna alla guida di un tram che fermava il mezzo poco prima di investire una bambina: era il tempo della guerra e le donne avevano preso il posto degli uomini in tanti ruoli lavorativi. Sin da allora mi sono interessato di queste strane immagini che rappresentano un qualche tipo di miracolo, di tragedia sventata. Ho visto molte gallerie in cui sono raccolte tali immagini: l'atmosfera che si respira è qualcosa che sta in bilico tra il sacro e il tragico. Nel romanzo ho cercato di ricreare questa atmosfera 

Il mondo degli esorcismi, la presenza del Male e il rapporto che gli uomini hanno con esso sono temi che hai approfondito per scrivere questa storia o ti hanno sempre interessato?

Anche di questo argomento mi sono sempre interessato. Mi incuriosiva comprendere come l'uomo identifichi il concetto di male, soprattutto a livello antropologico. La religione ci offre in tal senso un punto di vista molto originale. Poi ovviamente per scrivere il libro ho approfondito, letto molte testimonianze, parlato con esorcisti. È stato un periodo strano, avevo incubi terribili e paure improvvise che mi prendevano quando ero da solo, magari al buio. Non ero tranquillo.

Quando hai deciso di scrivere? È sempre stato il tuo sogno essere uno scrittore o hai iniziato “per caso”?

Scrivo sin dal tempo delle elementari. Ho scritto un po' di tutto, poesie, canzoni, racconti e romanzi. Forse anche altro che ora non ricordo.

Ma comunque non mi sono mai definito scrittore e non penso di esserlo. Per me è un passatempo, non una professione. Un hobby, ecco. Come chi va a fare la partitella di calcetto con gli amici: difficile che si definisca come calciatore. Gli scrittori sono altri.

Qual è il libro che, dopo averlo letto, ti ha fatto pensare “Questo avrei voluto scriverlo io”?

Non ho mai avuto questo tipo di pensiero, nonostante abbia amato tantissimi libri e tantissimi di essi abbiano influito nella mia educazione sentimentale. Però non mi è mai passata per la mente questa idea. Probabilmente perché nessuno dei libri che ho amato avrei potuto scriverlo io.

Pensando agli autori del passato, con chi ti piacerebbe fare una chiacchierata e che cosa gli chiederesti?

Tantissimi! Sarebbe un sogno. Vorrei tanto prendermi un caffè con Montale (vorrei chiedergli come sia andata per davvero la sua storia con Sandro Penna). Poi con Fenoglio mi vorrei svuotare una bottiglia di barbera e sentirlo fare citazione nel suo inglese inventato. Vorrei passare un'intera settimana con la Yourcenar e stare solo ad ascoltarla. Mi piacerebbe andare a cena con Camus e Sartre, farmi un giro in un bordello con Neruda e sentire quali parole userebbe per definire l'amore, ascoltare Saba o Ungaretti parlare del senso della poesia, fare giusto un saluto a Tolstoj perché penso sarebbe troppo pesante passarci più tempo insieme. Poi vorrei suonare una canzone qualsiasi con De André. Vorrei fare un viaggio in barca con Hugo Pratt... Potrei continuare per ore!

Progetti per il futuro? A che cosa stai lavorando ora?

Con il mio ultimo romanzo, uscito tre anni fa, La pelle del lupo, pensavo che non avrei più scritto, perché la scrittura mi era venuta a noia e non mi pareva di aver molto altro da dire che valesse la pena di mettere sul foglio. Per ora mantengo la promessa ma forse qualcosa sta cambiando. Però non voglio alimentare speranze ai miei lettori che spesso mi chiedono una nuova indagine di Castelli, nel caso dovessi poi nuovamente deluderli. Stavolta non me lo perdonerebbero!