"La rotta delle nuvole" - Peppe Millanta

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Dove vanno le nuvole? Quale rotta seguono? Ci avete mai pensato? Forse no, ed ecco che questo libro piccolo e prezioso diventa, allora, imprescindibile.

L’autore, Peppe Millanta, ci porta con sé per seguire proprio la rotta evanescente delle nuvole. Che cosa serve per farlo? Basta avere una bussola, viaggiare con il naso all’insù, essere capaci di sognare: così le nuvole ci insegneranno la libertà di viaggiare, di andare oltre ogni orizzonte, la fermezza nel seguire i sogni, l’importanza della creatività.

…tirate fuori la bussola, tenetevi ben stretti ai vostri desideri e allacciate la fantasia!

Qual è la storia delle nuvole? Come sono nate? Qual era l’idea di Dio quando le ha create?

Una volta tirata su, Dio avrà addensato tutta quell’acqua allo stato gassoso in vari ammassi bianchi – le cosiddette nuvole fino a quando non gli sarà caduta una gocciolina sulla punta del naso. Plick. E poi un’altra. Plick. E così via.”

Dovremmo imparare a vivere come le nuvole, imparare a essere come loro, libere, a vivere danzando. “Le nuvole semplicemente vanno. E danzano il loro andare”.

La rotta delle nuvole è una piccola raccolta di riflessioni, di spunti, di immagini poetiche: è un libro che profuma di poesia e di bellezza. Lo si può leggere tutto d’un fiato per poi tornare indietro alle parti che ci hanno maggiormente colpito. Oppure può essere letto “a piccole dosi”, traendone ogni volta un motivo di riflessione, e una volta chiuso, alla fine, si resta con immagini di rara bellezza e semplicità. La rotta delle nuvole fa venire voglia di viaggiare ma senza meta: solo andare, proprio come le nuvole, lasciandosi guidare dalla fantasia. "La fantasia salva dal buio. Sempre. Illumina gli angoli scuri che a volte ci terrorizzano. È fondamentale non spegnerla mai perché ci permette di avere sempre una alternativa".

Muoversi, andare, viaggiare sono azioni che implicano anche l’esistenza di una domanda, di un dubbio, di una ricerca di qualcosa che ancora non si conosce. Qualcosa che porta a sentirsi insicuri, magari, a pensare di aver sbagliato rotta nella vita: “Insomma, se sei il primo a porti una domanda, il dubbio che si tratti di una domanda stupida ti viene”. Eppure il movimento, l’andare oltre, il partire sono probabilmente l’unico antidoto sensato alla tristezza, l’unica possibilità di scoprire il senso della vita: “Quando mi capita di essere triste, io, cammino. I motivi di questa tristezza possono essere i più vari, e a volte non sono chiari neanche a me, ma la soluzione è sempre la stessa. Camminare.

La rotta delle nuvole ci racconta delle nuvole e della loro storia: ma non solo questo. Ci spinge a trovare nuovi modi di vivere, a non accontentarci, a comprendere l’importanza dell’evoluzione e del cambiamento per guardare alla vita e al mondo con occhi completamente nuovi, con uno sguardo che sia davvero nostro:

Ogni cosa può avere tanti nomi quanti sono i punti di vista da cui la si osserva. E ogni volta che ci imbattiamo in un nome che non troviamo appropriato, è il momento di impegnarci per creare un nostro sguardo. I più grandi sognatori hanno fatto proprio così. Hanno accolto il loro punto di vista e creato nomi migliori, ribaltando la nomenclatura esistente. Buon per noi!

Peppe Millanta ci racconta del suo libro, delle sue letture e molto altro…

Questo libro è un piccolo gioiello, secondo me. Come nasce l’idea di scrivere delle nuvole?

Nasce da un mio precedente lavoro che si intitolava "Vinpeel degli orizzonti", dove le nuvole erano una parte importante della storia. Da lì mi è arrivata la richiesta da parte della casa editrice Ediciclo, che ha questa collana che prova un po' a riscrivere la geografia dell'oggi attraverso sguardi un po' obliqui rispetto al normale. Il gioco è stato quello un po' di provare a riportare sulla pagina il movimento e l'andamento delle nuvole. L'intenzione era una scrittura che cambiasse spesso direzione e velocità, capace di spostarsi continuamente. Non so se ci sono riuscito, ma è stato comunque un bel viaggio per me. 

Leggendo, ho sottolineato tante parti e ogni tanto vado a rileggerle. Questa non è una storia da leggere tutta d’un fiato ma una piccola risorsa a cui attingere nel momento del bisogno. È solo una mia sensazione di lettrice o è stato voluto proprio così?

La "frammentarietà" del testo sì, è voluta. Potrei definirle pillole, ma mi piace di più l'idea di passi. Sono dei passi infilati uno dietro l'altro, e che formano un cammino, una strada, un qualcosa che prima non c'era e che poi ti ritrovi alle spalle, L'approccio è stato quello. 

La fantasia salva dal buio”. Quanto è importante la fantasia? E quanto la trascuriamo oggi tutti presi da impegni e schemi da rispettare?

Credo che spesso ci sia un equivoco di fondo. Si pensa infatti che sia la fantasia ad attingere dalla realtà. Che prenda spunto da lì e poi, distorcendola, ovalizzandola, in qualche modo riesca a cavarne qualcosa di diverso. E invece a mio modesto parere accade esattamente il contrario. E' la realtà che attinge dalla fantasia. Prima viene la fantasia, poi la realtà. Sperimentarsi con la propria fantasia significa avere sempre un piano b, un'alternativa, una seconda vita. E' fondamentale per sopravvivere. Per questo è salvifica. Ora è un periodo storico in cui siamo ipersollecitati da fantasie altrui, una vera e propria colonizzazione dell'immaginario. Siamo consumatori di fantasie: serie tv, social, una stimolazione continua che ci distrae dal nostro. Sono stimoli che se non attentamente dosati, rischiano di limitarci nelle scelte. Però non sono uno di quelli che pensa che prima si stava meglio. Credo solo che trattandosi di una novità assoluta questo stile di vita così connesso, dobbiamo ancora prendere le misure giuste. 

Insomma, se sei il primo a porti una domanda, il dubbio che si tratti di una domanda stupida ti viene”. Qual è la domanda, o il dubbio, che ti viene a trovare in questo periodo?

Il dubbio che mi porto dentro temo sia sempre lo stesso: se sto facendo davvero tesoro di questo dono che è la vita. Se la sto vivendo a pieno. Se sto onorando ciò che sono, celebrando i miei desideri. Il dubbio è sempre questo, e non credo che sarò capace di scioglierlo mai.

Una curiosità: c’è un libro che dopo averlo letto ti ha fatto pensare “questo avrei proprio voluto scriverlo io”?

Tanti. Tantissimi. A me piace più leggere che scrivere. Sicuramente "Cent'anni di solitudine", o "La schiuma dei giorni". Ma la lista è davvero infinita. 

Un’ultima domanda: progetti per il futuro? A che cosa stai lavorando?

I fronti aperti sono tanti. Annoiandomi facilmente mi piace molto svariare. Quest'anno andrà in onda una serie tv su Rai1 dove ho collaborato come autore, e riprendo il lavoro con il TgR Abruzzo con una Rubrica dedicata ai miti e alle leggende. E poi chiudere il romanzo, che ormai è decisamente tempo.