"La zampogna oltre la tradizione" Antonio Giordano

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La zampogna oltre la tradizione è un libro prezioso perché rappresenta un’azione importante per recuperare le tradizioni del passato, di chi ci ha preceduto, delle nostre terre. La zampogna è il simbolo del Natale per eccellenza: per tante persone il suono della zampogna rappresenta il segno stesso del Natale.

È ligname e adda sunà”: così diceva uno dei maggiori costruttori di zampogne lucani, Carmine Trimarco. Le sue zampogne vengono considerate gioielli preziosi da chi ama questo strumento. E in effetti l’intento di questo libro è mostrare proprio questo: le zampogne sono vere e proprie opere d’arte, di cui è necessario cogliere ogni particolare e conservare la tradizione.

La zampogna oltre la tradizione racconta al lettore attraverso le immagini la storia delle zampogne, i materiali utilizzati per realizzarle e sfogliarne le pagine significa compiere un viaggio alla scoperta dell’antica anima del Sud, un viaggio che “è in continuo divenire e ogni nuova scoperta mi conferma ogni giorno di più che suonare ma soprattutto costruire zampogne è una vera e propria arte”.

L’autore, Antonio Giordano, attraverso queste pagine mostra tutto l’amore e la passione che lo legano a questo strumento: “Un viaggio che mi ha regalato il privilegio di conoscere persone speciali, costruttori e suonatori, cui sono grato per quanto mi hanno insegnato e che mai avrei potuto imparare diversamente; che mi ha portato a girare l’Italia – e fino negli Stati Uniti d’America – stupendomi ogni volta di quanto il suono delle zampogne riuscisse a suscitare così profonde emozioni in chi lo ascoltava”.

Sfogliando La zampogna oltre la tradizione è possibile ammirare strumenti che davvero dimostrano di essere opere d’arte: tra questi, la zampogna a due palmi e mezzo di Pietro Carucci, la menzetta delle Serre di Giuseppe Ranieri o la zampogna a sei palmi di Carmine Carbone.

Chi ama e conosce questi strumenti potrà trovare tutti i dettagli e divertirsi con i particolari; chi non li conosce ancora potrà imparare ad amarli attraverso la bellezza delle fotografie e la cura dei particolari nelle descrizioni.

Nelle prime pagine del libro è presente la riflessione del Prof. Paolo Apolito, che racconta al lettore dei “suoni rozzi e selvaggi”. “…La zampogna è lo strumento popolare che meglio di altri rappresenta le fratture culturali e sociali che l’urbanizzazione e l’industrializzazione produssero all’interno delle società europee. Messa alle spalle la riscoperta romantica e proto-nazionalista, il nuovo mondo borghese e urbano avvertì progressivamente estraneo tutto ciò che accennava al mondo contadino. In tal modo mondi diversi ma in precedenza non estranei si avviarono a diventare del tutto alieni. Della zampogna rimase la sua pallida eco natalizia, estrema riduzione di un mondo complesso a una immagine infantilizzata…Eppure, se solo ci si fermasse ad osservare un suonatore di zampogna, si capirebbe quanto poco “rozza” sia la cultura che espresse questo strumento. Difficilissima da costruire, conservare, suonare, la zampogna richiede competenze altissime, ahimè oggi sempre più rare e disperse. Paradossalmente, la zampogna scompare non perché troppo primitiva, ma perché troppo complessa in un’epoca di semplificazioni”.

Antonio Giordano, autore del libro e presidente dell’Associazione Daltrocanto, ci racconta un po’ di questa opera, del suo legame con la zampogna, dei progetti per il futuro.

Antonio, perché un libro sulla zampogna?

Questo libro vuole guardare la zampogna da un altro punto di vista, dal punto di vista non solo dello strumento musicale, ma da quello di un’opera confezionata da artigiani, quindi la zampogna come opera d’arte.

Che cos’è per te la zampogna?

Le foto raccolte nel libro e realizzate da due bravissimi fotografi, Jacopo Naddeo e Antonio Caporaso, mostrano la collezione privata delle mie zampogne che ho raccolto nella ricerca di questi anni. Per me la zampogna, oltre a essere lo strumento più antico in assoluto, oggi rappresenta un vero e proprio stile musicale con il quale mi confronto da tanti anni. Non ho mai visto la zampogna solo come strumento collegato alla tradizione natalizia ma anche come un modo per rigenerare una tradizione popolare. Con la Compagnia Daltrocanto siamo stati tra i primi a utilizzare la zampogna anche nella tammurriata, nella pizzica e nella tarantella.

Un luogo o un’occasione in cui non hai ancora avuto modo di suonare ma in cui sogni di farlo?

Il luogo dove non ho mai suonato è un po’ una domanda trabocchetto, sai che mi piacerebbe venire a Lourdes e suonare alla Grotta ma ci sono diversi luoghi dove mi piacerebbe poter suonare la zampogna, luoghi di grande tradizione liturgica e processionale. Devo dire che sono stato in parecchi santuari e anche a Greccio, il paese dove San Francesco ideò per la prima volta il presepe.

Il tuo ricordo più bello legato alla zampogna?

Ho raccolto in questi anni tantissime esperienze, da Ginevra alla Slovenia, alla Germania, Lisbona. Però, sinceramente, quella che ricordo con più emozione è sicuramente la mia settimana in America con gli immigrati italiani che non ascoltavano la zampogna da tanti anni. Lì sicuramente è stato un momento di grande emozione. Ho ricordi bellissimi anche in Italia: a Erice, dove si tiene il bellissimo festival dedicato alla zampogna nel mondo. In questi anni sono stati tantissimi i luoghi dove ho potuto suonare ed esprimere la mia passione per questo strumento.

A che cosa stai lavorando ora?

Ora sto lavorando a un nuovo disco, un nuovo progetto musicale. In questi anni ho raccolto e studiato tante nuove sonorità, tante nuove suonate e sto cercando con altri amici di poter realizzare un lavoro discografico per riuscire a portare a un pubblico più numeroso questi che sono ormai suoni e strumenti che purtroppo rimangono nella memoria di pochi. Vorrei collegare questo lavoro di registrazione a questo libro. L’idea che stiamo cercando di mettere su, nonostante la pandemia, è quella di far conoscere al grande pubblico tanti santuari, come quello di Montevergine o della Madonna del Monte di Novi Velia, con la preparazione di un video che faccia vedere i santuari e le sonate a cui sono legati.