"Nel nero degli abissi" - François Morlupi

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A due passi dal Vaticano, a Roma, c’è Villa Pamphilj: di giorno questo parco accoglie bambini che giocano, anziani che passano il tempo, sportivi che si allenano. Di notte il volto di Villa Pamphilj cambia completamente: il parco diventa rifugio per i senzatetto, luogo di prostituzione e di spaccio. Una fredda mattina di gennaio, all’alba, viene rinvenuto il corpo di una giovane donna: brillante studentessa di medicina di giorno, prostituta di notte. Simona, questo il nome della ragazza, è stata brutalmente uccisa con un’arma da taglio e dopo la morte, l’assassino ha infierito con violenza inaudita sul corpo.

Il commissario Ansaldi e la sua squadra sono sconvolti dall’omicidio e dalla scoperta che così vicino a loro c’è un mondo sommerso, di cui non avevano neanche il sospetto. Quello di Simona è solo il primo di una serie di omicidi che nascondono un male maggiore, di cui nessuno avrebbe potuto immaginare la portata.

Una ragazza nel fiore degli anni, bella e sola. Che aveva deciso di concedersi alla mercé di chiunque, indifesa. Il numero di casi di giovani che sceglievano, senza subire alcuna costrizione, di prostituirsi, stava aumentando a dismisura. I dati emanati dal Ministero degli Interni non lasciavano adito a dubbi. Soldi facili, in poco tempo e al nero; tre carte vincenti che sbaragliavano la maggior parte dei lavori malpagati e full time. Ansaldi lo sapeva, non era un ingenuo…Si accarezzò la barba, rattristato. Desiderava sopra ogni cosa una società in cui il concetto di felicità fosse al primo posto, una priorità per la dirigenza del Paese. Cosa diavolo stava accadendo là fuori? Sentendosi sempre più fuori posto e anche in colpa per non essere stato a conoscenza del cortocircuito nel quartiere, si concentrò di nuovo sull’ordine del tavolo, soffermandosi su ogni millimetro della superficie”.

Il momento, poi, non potrebbe essere peggiore: sta per iniziare il Consilium, un delicato vertice politico tra i principali capi di stato europei. Roma deve dare l’immagine di una città sicura, protetta, in cui niente di brutto possa accadere. Per i Cinque di Monteverde questa è una sfida difficile, che li coinvolge nel profondo, anche da un punto di vista emotivo, ciascuno a modo suo.

Con il consueto tono ironico, unendo tensione e leggerezza, François Morlupi accompagna il lettore in una storia noir, che mette insieme emozione e suspense e pagina dopo pagina svela il suo segreto.

Il commissario Ansaldi che, oltretutto, sta vivendo una fase delicata della sua vita, si butta con la sua solita energia in questo caso, nonostante le ansie e l’ipocondria che, come sempre, non lo mollano. Ansaldi riesce a concentrarsi su questo difficile caso, a motivare la sua squadra, a tirar fuori il meglio da ciascuno dei suoi collaboratori, fino alla soluzione finale, tanto sorprendente quanto inattesa.

François, dimostrandosi ancora una volta un autore attento e disponibile per i suoi lettori, risponde ad alcune domande sul libro e non solo!

I cinque di Monteverde tornano con un nuovo caso. Che cosa hai provato nel ritrovarli e nel raccontarli? 

Ho provato la stessa sensazione di quando ritrovo degli amici di lunga data che non vedevo da tempo. Oramai è innegabile il fatto che siano parte integrante della mia vita. Nutro per loro un affetto sincero e appassionato.

I lettori si stanno affezionando ai nostri cinque di Monteverde. Ti scrivono già per chiederti di continuare? Ci stai pensando? 

Sì! Moltissimi lettori mi hanno contattato per dirmi, che una volta terminato Nel nero degli abissi, già sentivano la loro mancanza. Questo per me è il complimento migliore, che mi rende orgoglioso di aver creato cinque poliziotti reali, in cui lettori possono immedesimarsi con facilità. Dopo avermi fatto i complimenti, i lettori mi scrivono perché vogliono sapere quando uscirà la prossima indagine. Per ora le mie risposte sono state deludenti, non ho ancora iniziato a scrivere il prossimo, pertanto 2023 minimo.

Ancora una volta Roma è tra i protagonisti di questa storia. Una Roma bellissima ma anche piena di problemi più o meno nascosti. Che cosa pensi di Roma in questo momento? 

Roma nei miei romanzi non è né vittima né testimone, ma agisce e interagisce con l'indagine e i 5 di Monteverde. Io sono innamorato di Roma, della sua bellezza e del suo essere eterna. Ma al tempo stesso, come tutti gli innamorati, ho un rapporto anche di amore/odio, in certi momenti. Non posso rimanere indifferente al degrado sociale, economico, urbano e politico, a cui assisto da anni, della mia città. Penso che sia una città che non sfugge ai problemi della società italiana. Roma poi possiede anche delle particolarità, come ad esempio essere una città in cui ogni quartiere è un villaggio, un borgo a sé stante. Se da un lato questo è positivo, poiché ti fa sentire una persona e non un numero (a differenza delle altri capitali), dall'altro lato sei ancorato a un passato e non guardi mai al futuro, purtroppo. 

Ho amato molto l’evoluzione di Biagio Maria Ansaldi in questo romanzo (è impossibile non volergli bene). Quanto di te c’è in lui? E negli altri personaggi? 

Quattro personaggi hanno alcune mie caratteristiche. Ansaldi ha per esempio la mia passione per l'arte( l'ansia per fortuna non mi appartiene, almeno non a quei livelli!). Eugénie, il suo essere italo francese e la sua passione per la letteratura francese. Leoncini la passione per la storia del novecento (purtroppo non la mia bellezza!), Di Chiara la passione per la Roma, il calcio, la pizza e il cinema coreano sottotitolato. L'unica a cui non ho dato nulla delle mie passioni o caratteristica è Alerami. Se dovessi scegliere un personaggio preferito, risponderei senza dubbio il commissario Ansaldi. Adoro la sua fragilità, il suo essere umano e pertanto reale. Adoro il suo andare controcorrente in confronto al messaggio che la società veicola, ovvero quello di essere perfetti sia fisicamente, sia mentalmente. Ansaldi non è così e non ha paura di apparire per quello che è. Piange, si veste in maniera improbabile ma la sua sensibilità, la sua diversità su tante cose, la sua visione del mondo arricchiscono la società stessa. Quella stessa società che ci vorrebbe tutti uguali, tutti fatti con lo stampino. Tengo molto a sottolineare una cosa; tutti noi soffriamo d'ansia, chi più chi meno, l'importante è riuscire a conviverci. Ansaldi ne è l'esempio, malgrado le sue ansie e le sue paturnie, riesce a guidare con mano ferma il commissariato e ottenere splendidi risultati. Penso sia un messaggio positivo, perché c'è dell'Ansaldi in tutti noi. E' vero che in questo libro ha un'evoluzione che lo porta finalmente a vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto.

La psichiatria ha un ruolo fondamentale in Nel nero degli abissi. È un argomento molto affascinante che offre tanti spunti di riflessione. Come mai la scelta di questa tematica? 

Perché come hai giustamente sottolineato, è un argomento che mi ha sempre affascinato. E' un argomento che coinvolge tutti. Ognuno di noi ha una faccia nascosta, che non significa che sia per forza oscura! Però è una parte che si rivela soltanto in determinati momenti, in determinate situazioni. Penso anche che le persone non siano né bianche né nere, ma appunto grigie con tante zone d'ombra e zone illuminate. La linea che divide il Bene e il Male è spesso sottile. Per questo romanzo avevo un'idea ben precisa per quanto riguarda gli assassini; ho dovuto dunque fare delle ricerche scientifiche e avvalermi di eccezionali psichiatri per tentare di raccontare storie realistiche e veritiere.

Tra le pagine di questo romanzo ci sono molti riferimenti ai rapporti di amicizia che rivelano la loro importanza anche in momenti inaspettati. Quanto è importante per te l’amicizia? 

Tantissimo! E' una componente fondamentale della mia vita. Sono una persona socievole, che ama il confronto, ama fare cose in gruppo ed essendo figlio unico, ho imparato fin da bambino a giocare con gli altri. L'amicizia è una colonna della casa in cui vivo. Ho voluto, nel mio piccolo, mostrare come anche a lavoro, sebbene molto spesso non si possa parlare di amicizia, sia importante avere un atteggiamento solidale, di coesione, per raggiungere gli obiettivi prefissati. Odio l'individualismo sfrenato e la competitività portata all'estremo.

A che cosa stai lavorando ora?

Per ora a niente, il libro è appena uscito e si stanno sovrapponendo molti impegni, tra presentazioni, interviste, ecc. ecc. che mi impediscono di fermarmi. Tra qualche mese riordiniamo le idee, e vediamo se riuscirò a scrivere una terza indagine!