"Tracce di ruote" - Lorenzo Amurri

Fonte Immagine: avig

Tracce di ruote nasce nel 2008 come blog, incentrato sulle riflessioni, le denunce e la cronaca della seconda vita di Lorenzo Amurri.

Lorenzo Amurri è stato chitarrista rock nonché produttore musicale ed è diventato scrittore in seguito a un tragico incidente di sci che ha spezzato la sua vita a metà, quando aveva solo 26 anni. Come scrittore Lorenzo dimostra tutto il suo talento, il suo essere dinamico e trasgressivo, il suo non avere mezze misure. Scrivendo, Lorenzo rinasce e regala a chi legge pagine di vita vera e autentica poesia. "Voci festanti mi riempiono di una rara solitudine. Un tuffo in piscina. Schizzi d'acqua come frammenti di ricordi mi bagnano, e non c'è più il sole caldo dell'estate passata ad asciugarli. Restano addosso umidi, ricordi felici carichi di tristezza. Non si può fermare il tempo, non si può vivere in un ricordo. È già vecchio colui che vive di ricordi, almeno così si dice. Ma è il ricordo a tenermi in vita, a scaldarmi quando ho freddo, a farmi volare appeso a una soffice nuvola, a lasciarmi l'odore di un momento. Com'è difficile tornare poi al presente, senza un ricordo a cui aggrapparsi. È già buio qui e tra un anno sarà di nuovo luce, e un sole caldo ad asciugarmi, e nuovi ricordi. Tra un anno".

Tracce di ruote copre sette anni, raccontando episodi di vita quotidiana, viaggi ricchi di eventi a volte comici e a volte tragici, riflessioni sulla propria vita e sulle difficoltà di chi fa ogni giorno i conti con la disabilità. Lorenzo usa le parole con grande maestria, riuscendo a svelare l’ipocrisia di tanti, l’ingratitudine di un mondo che non capisce quanto sia, spesso, privilegiata la cosiddetta normalità. Quelle di Tracce di ruote sono pagine spesso piene di rabbia, intrise di sarcasmo, sicuramente pienissime di vita, di quella vita che l’autore sceglie di continuare a vivere a modo suo, pur scontrandosi con mille ostacoli: lo Stato, l’Inps, gli assistenti incapaci. Una vita che merita leggerezza nonostante l’obiettiva difficoltà della condizione presente.

Accessibilità zero. Il concetto di accessibilità in Italia non è ancora stato ben recepito. Tutti i locali e gli esercizi pubblici, quali ristoranti, cinema, musei, ministeri, ospedali, ASL, discoteche, biblioteche (e chi più ne ha più ne metta), devono essere accessibili. Ovvero, devono avere i requisiti necessari per rendere agevole l’ingresso e la deambulazione di un disabile munito di sedia a rotelle. Fin qui più o meno ci siamo. A parte qualche eccezione, tutti si sono adeguati…Quello che ancora non è stato afferrato è che il disabile deve poter arrivare da solo, entrare da solo, girare da solo e infine uscire da solo dal posto visitato”.

Cercare, e riuscire a trovare l’assistente giusto, è una delle sfide da affrontare. Molte pagine sono dedicate a queste ricerche, con il racconto di incontri più o meno tragici, con la fortuna di trovare sulla strada persone preparatissime e di grande umanità e la sfortuna di imbattersi, invece, in persone opportuniste e impreparate. “Mi sembra una brava persona, anche se la butta giù pesante con la cristianità, che per me è un deterrente. Comunque lo prendo. Anche perché mi dice che la moglie è cuoca di secondo livello, che non so cosa voglia dire, ma suona bene. Carlos, così si chiama, sa fare di tutto: idraulico, elettricista, giardiniere e sa fare le pulizie di casa. In cucina è negato. È un ex poliziotto della narcotici (…) e racconta un sacco di storie. Da prendere con le molle. Però è un buono e lavora con grande impegno”.

Pagina dopo pagina, Lorenzo racconta la sua vita, con i suoi piccoli e grandi avvenimenti, come il suo compleanno, che ispira una serie di riflessioni sulla vita. “Giovedì 1 gennaio 2009. Un anno in più. È Capodanno. È anche il mio trentottesimo compleanno. Io odio il mio compleanno. Non si tratta del classico ‘fa fico odiare il proprio compleanno’, molto in voga presso una borghesia nichilista che mio malgrado conosco fin troppo bene, è piuttosto il frutto di una semplice equazione. Compiere gli anni equivale a invecchiare. Qualunque sia l’età in questione, il tempo a disposizione diminuisce. Che cazzo ci sarà mai da festeggiare? Per molti è un ‘rito di passaggio’ estremamente importante, ricco di riferimenti simbolici; a me sembra più un ‘rito di avvicinamento’ alla tomba”.

Non c’è malinconia né tristezza in queste pagine, eppure a volte si fa sentire la nostalgia, la nostalgia di un passato che sembra lontanissimo e vicino al tempo stesso. “Quando mi sento sopraffatto dagli eventi, nel momento in cui non riesco a vedere spiragli dove infilarmi per non rimanere schiacciato, c’è una sola cosa che mi fa sentire bene, che mi fa respirare a pieni polmoni come fossi in una foresta: buttare via tutte le cianfrusaglie inutili accumulate nel tempo. Ho la sensazione che si aprano nuove finestre e che una luce inaspettata illumini quelli che sembravano anfratti inestricabili. Poi, all’improvviso, mi ritrovo in mano i miei vecchi spartiti. Non li vedevo da anni. Lo stomaco si chiude in una morsa, il cuore smette di battere e mi manca l’aria. E precipito di nuovo nel buio, senza più vie di fughe”.

Nel racconto delle giornate di Lorenzo, dei viaggi, degli eventi personali e familiari, ciascuno di noi può ritrovare una parte di sé, può interrogarsi sul modo in cui sta al mondo, sull’attenzione che pone nei confronti dell’altro, di chi vive una disabilità o una difficoltà di qualsiasi genere: le parole di Lorenzo, senza mai pretendere compassione ed evitando accuratamente l’idea stessa di pietà, sono un mezzo potente di risveglio delle coscienze e di invito alla riflessione, alla correttezza, all’inclusione intesa non come concetto astratto ma come modalità di vita quotidiana.

"Che noia la febbre d'estate, che noia la solitudine quando si è malati. Tutti dicono: sei malato, vorrai stare da solo. No! La malattia in solitudine è come una lanterna notturna senza falene, come un falò senza qualcuno intorno. Ci vuole una presenza, una carezza, un bacio. E si guarisce prima, molto prima. Lo so bene io".