Addio Monica Vitti

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Non sono state settimane indolori per il mondo dei media. Dopo l’addio a Tito Stagno - telecronista dello sbarco lunare, «astronauta ad honorem» per riprendere una simpatica caricatura fatta del giornalista dall’allora premier Mariano Rumor – è tata la volta della diva del cinema italiano Monica Vitti.

A dare la triste notizia è stato Walter Veltroni, appassionato di cinema nonché regista lui stesso da alcuni anni a questa parte, attraverso il suo profilo social. «Roberto Russo, il suo compagno di tutti questi mi chiede di comunicare che Monica Vitti non c'è più. Lo faccio con dolore, affetto, rimpianto». Questa la breve epigrafe con cui l’ex politico e fondatore del PD ha reso nota la dipartita della star italiana.

Monica Vitti, al secolo Maria Luisa Ceciarelli, fu uno dei personaggi più talentuosi del set italiano dagli anni ’60 in poi, nel pieno della rivoluzione culturale di quel decennio. La si ricorda soprattutto per essere stata vero e proprio attore-feticcio del maestro Antonioni, che la rese protagonista in ciascuno dei film della arcinota “tetralogia dell’incomunicabilità”. Da L’avventura a La notte, da L’eclisse a Deserto rosso. Una donna capace di diventare simbolo di un’epoca e dell’impossibilità di questa nuova umanità progressista così rinchiusa nei fetidi ma imbellettati recinti dei propri corpi da non riuscire più a trovare un legame sincero, un affettuoso coagulo di sentimenti puri con il prossimo. Le abilità gestuali, la mimica, la verve e lo charme naturale della Vitti le permettono di assurgere a paradigma del messaggio antonioniano, tramutandola nel corrispettivo di quello che poteva essere stato per Montale la dantologa Irma Brandeis: una dea che non prende forma mortale, un’Atena che tutto sa ma che nulla trasmette o tramanda, condannata all’indifferenza degli intermundia. In breve tempo (le collaborazioni con Antonioni giungono quasi all’inizio della carriera cinematografica della Vitti) l’attrice romana entra nell’Olimpo dei grandi interpreti nostrani. Emblematica è una delle scene di C’eravamo tanto amati, capolavoro di Scola nonché ritratto della società dello spettacolo del tempo, in cui compare una parete completamente tappezzata da fotografie della musa vincitrice di ben cinque David di Donatello. Ciò che più stupisce, in ogni caso, fu la versatilità di una attrice così dotata.

Al di là delle tragiche e contrite interpretazioni per Antonioni infatti, la Vitti seppe destreggiarsi magnificamente anche in numerose commedie all’italiana, tenendo testa anche a colleghi per nulla di primo pelo come Sordi, Gassman, Manfredi. La Vitti vanta pellicole profondamente differenti all’interno della sua smisurata filmografia: un esempio è Il disco volante, ambizioso incrocio tra fantascientifico e comico proposto da Tinto Brass; partecipa a diverse rielaborazioni sul tema della possessività (dal più serio e cronachistico Dramma della gelosia di Scola al più ridereccio Il tango della gelosia di Steno); si concede al cinema simbolico-sperimentale di Luis Buñuel; si attira le simpatie del pubblico femminile e non solo nella sua versione da vendicatrice in La ragazza con la pistola.

Forse proprio in questa eterogeneità di risorse si può misurare la bravura di un’attrice fuori dal comune, per cui molte firme dello show business hanno espresso parole di lode anche in questa luttuosa occasione. Una gloriosa carriera che ha saputo donare gioie a Monica Vitti non solo grazie al sapiente incrocio tra generi anche molto distanti tra loro (eppure sempre nelle corde della vitale attrice) ma anche alla sua competenza nel padroneggiare differenti forme mediali. La Vitti ci ha lasciato persino alcune prose radiofoniche registrate presso gli studi RAI; ha doppiato artisti come Diane Keaton e Paola Guidi; ha fatto numerose comparse in televisione (tra queste, anche la prestigiosa compartecipazione a Il cilindro, sceneggiato da Eduardo de Filippo in persona) oltre ad essersi imposta anche come rispettabile attrice teatrale.

Tra le tante testimonianze giunte a fare onore alla nostra memorabile connazionale, molte sono giunte dagli spalti di Sanremo, da poco conclusosi. Ornella Muti, ma anche Pippo Baudo, che della attrice ha detto che «ho avuto l"onore di conoscerla bene, di esserle amico, parliamo di una donna eccezionale. Era speciale: comica, autoironica e capace di fare tutto. Basti pensare a Polvere di Stelle con Sordi. Avevamo un rapporto affettuoso, abbiamo fatto Canzonissima insieme e le piaceva parlare in dialetto siciliano per giocare, perche' era originaria di Messina». Anche Claudia Cardinale, altro mostro sacro del cinema nostrano, ci ha tenuto a far sentire il suo cordoglio, così come Verdone che in una sua dichiarazione ha voluto affiancare la figura della Vitti alla rimpianta Anna Magnani. Sul fronte istituzionale invece, al di là delle varie uscite di parte, qualche parola l’ha spesa anche il ministro della cultura Dario Franceschini: «Addio a Monica Vitti, addio alla regina del cinema italiano. Oggi è una giornata davvero triste, scompare una grande artista e una grande italiana».

Un addio sentito, commosso e “superpartes”, degno di un presidente della repubblica. Senza polemiche.