Amico e Nemico

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I due termini, “amico”/“nemico”, antitetici e contrapposti, estrapolati da un contesto giuridico/politico/speculativo filosofico, dicono poco o nulla, anzi a primo acchito sembrano rimandare ad uno scioglilingua o ad un gioco elementare, quasi spontaneo, tra bambini ove si consolidano alleanze o si dichiarano guerre. Invece, il rapporto-categoria, amico/nemico costituisce la chiave di lettura, proposta e concettualizzata, da Carl Schmitt, quale criterio identificativo e fisiognomico del politico stesso.

Il giurista di Plettenberg, Carl Schmitt, personalità poliedrica ed emblematica, con le sue teorie, non solo, ha influenzato e indirizzato profondamente e pesantemente, il diritto pubblico internazionale, ma anche la filosofia del diritto nonché la politica tout court, tanto da essere definito, storico delle idee. Per Schmitt, decisionista fin dal primo periodo, è proprio la decisione che informa la realtà. Decisione che deve essere intesa, quale fattore costitutivo dell’ordine sociale o comunque intesa a condurre o meglio ricondurre all’ordine costituzionale eventualmente violato. Gli individui si uniscono tra loro, ma solo quelli mossi da comuni valori sono tra loro “amici”, costituendo un corpo sociale unico e compatto, questa è l’dea di fondo di Schmitt, mosso da un pessimismo antropologico.

Per le sue teorie Schimitt appare estremamente rivoluzionario, tanto da sembrare antidemocratico, propenso alla dittatura e alla figura del sovrano assoluto, ammettendo che: “Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione”. Questa è una lettura altamente superficiale, riduttiva e grossolana di Schmitt, che lo addita come rivoluzionario. La dittatura e lo stato di eccezione sono giustificati e giustificabili solo per il tempo strettamente necessario al ristabilimento dell’ordine costituzionale. In quest’ottica il sovrano è colui che deve decidere quando la costituzione deve essere sospesa, in seguito a fattori gravi non prevedibili. La sospensione della costituzione è necessaria quando è a rischio lo stesso assetto identitario e l’ordine costituito di una nazione in un’ottica squisitamente di autoconservazione, questo è il fine ultimo, il valore irrinunciabile. Il sovrano non solo decide quando la costituzione va sospesa ma ne indica anche le modalità per il superamento della fase emergenziale.

Da queste prime battute preliminari, si comprende lo spessore e l’estrema attualità del pensiero del giurista tedesco. La decisione sovrana assurge idonea a creare diritto, in quanto il sovrano è al di fuori e al di sopra dell’ordinamento giuridico. Proprio la situazione d’eccezione, fa chiaramente palesare la prevalenza e la pregnanza del potere politico su quello giuridico che appare quasi strumentale al primo. Il sovrano crea il diritto. La norma “positiva” intesa in senso giuridico, ossia cristallizzata nell’ordinamento giuridico, non può prevedere quando venga meno lo stato di diritto per far subentrare lo stato di eccezione.

Ritornando alla categoria amico (amicus), nemico (hostis), indica unione e separazione, condivisione ed emarginazione. L’ hostis è sostanzialmente l’altro, colui che non fa parte della medesima squadra, del medesimo clan, del medesimo partito che assume una connotazione rigorosamente negativa per ciò stesso. Sono nemici in quest’accezione speculativa, solo i nemici pubblici del gruppo e non anche, il nemico-privato inteso quale nemico personale.

Più esplicativo è l’esempio per cui, il nemico per Schmitt, non può mai essere individuato tra un rivale in campo economico, che non è un nemico ma un concorrente, inteso quale configurazione errata della categoria “amico/nemico” declinata dal liberalismo. Il vero collante dei popoli è proprio catalizzato nell’aggregazione di “amici” in alterità e contrapposizione ai nemici. Il nemico di Schmitt è il nemico pubblico, che si contrappone come rovescio della medaglia, al primo raggruppamento umano, quello degli “amici”. L’ hostis si differenzia dall’inimicus, infatti lo sforzo di Schmitt è proprio quello di non distaccarsi dalla realtà. Non ci sono guerre giuste ma solo nemici giusti, intesi come “gruppo-regolare”, espressione di un altro popolo, in questo caso nemico. Non chiunque privatamente ed isolatamente può portare guerra al nemico, ma solo coloro che sono stati legittimati dal sovrano. Il potere si legittima, quando il sovrano/politico interviene per riportare ordine in una fase di eccezione sopraggiunta, offrendo sicurezza in cambio di obbedienza da parte del popolo.

Questo concetto esprime anche il monopolio della forza, che può essere esplicata ed opportunamente indirizzata solo ed esclusivamente per voluntas del sovrano che è l’unico detentore dello ius belli ac pacis ed è soprattutto colui che individua il nemico, inteso come gruppo sociale che potrebbe sovvertire lo stato. Omogeneità, coesione e appartenenza etnico-sociale che distinguono gli amici entro confini definiti, sono frutto di un processo di politicizzazione verso l’alterità dei nemici.

L’ “altro” che si presenta come potenziale nemico è individuato solo dal sovrano. Il limes dell’appartenenza e della discriminazione, ad uno o all’altro gruppo lo definisce il politico che può avere qualsiasi contenuto, nel senso che non è arginabile in un unico settore della società, ma ogni agire è influenzato da scelte politiche e il politico se ne assume il rischio. Nel tradurre il dover essere in essere, sul piano della effettività, dalla decisione alla sua giuridicizzazione non si può prescindere dalla politica che ne scandisce la direzione da intraprendere.