Andare al cinema oggi, ieri e domani

Fonte Immagine: ilsestantenews

Esistono numerosi studi attorno all’esperienza filmica. Come per tutte le cose infatti, ad un veloce sguardo superficiale il sistema-cinema può apparire come un unico blocco monolitico, esistito da sempre e da sempre caratterizzato dalle stesse peculiarità. Mai affermazione più errata potrebbe essere avanzata. Basta immergersi, anche solo parzialmente, nell’evoluzione storica del mezzo per rendersi conto di quanto differenti siano state le fasi di fruizione del visivo.

Come è giusto che sia, cominciamo dall’inizio. Ai primordi della settima arte, accedere alla proiezione di immagini in movimento era un privilegio che poteva spettare ad un solo fortunato spettatore per volta. Lo stereoscopio, o anche il kinetoscopio brevettato da Thomas Edison, prevedevano la necessità di avvicinare gli occhi a mascherine o a particolari lenti per poter assistere ad una brevissima ma al tempo stesso entusiasmante e rivoluzionaria veduta. Tutto ciò risultava assolutamente imparagonabile alla successiva abitudine dello spettacolo pubblico, condiviso, collettivo. Il cinema così nasce come una trovata elitaria, un divertissement per pochi eletti, spesso appartenenti ad impigrite casate nobiliari in cerca di un nuovo intrattenimento o a borghesi o liberi professionisti arricchitisi a dismisura grazie al loro mestiere.  Per giunta, gli iniziali dubbi etici e morali di una buona fetta dell’opinione pubblica crearono un alone di dubbio e riserbo attorno al nuovo strumento: Lombroso, criminologo lombardo, temeva che immagini scorrette avrebbero potuto spingere al delitto gli individui più facilmente influenzabili; mentre la corrente contemporanea del pensiero russo e francese fomentava alcune riflessioni spettrali su di una macchina da cinepresa capace di “imprigionare” anime e istanti nel tempo.

Nonostante ciò, il cinematografo fu dotato, fin da subito, da una doppia personalità. Da un lato, come abbiamo appena visto, la sua tendenza esclusiva e classista (la prima proiezione dei fratelli Lumière al Salon Indien vide la partecipazione di appena trentatrè coraggiosi), dall’altro la sua volontà di ampliarsi al vasto pubblico delle masse. D’altronde, Louis e Auguste avevano approntato la loro invenzione ispirandosi a marchingegni che strappavano risate e sorrisi alle schiere brulicanti che affollavano fiere, circhi e sagre. Fu così che col trascorrere del tempo e con una sempre più capillare diffusione (e accettazione) della scoperta, iniziarono ad essere realizzate le prime sale ad hoc per proiezioni cinematografiche.

Ma anche qui non bisogna farci trarre in inganno. Ciò a cui andava incontro uno spettatore degli anni ’20 una volta varcate le soglie di una sala cinematografica era molto diverso da quello a cui oggi siamo abituati. Tanto per cominciare, va sottolineata la questione del suono. Non per niente, fino al 1926, il settore viaggiava sotto l’etichetta di “cinema muto”. Non erano ancora state individuate le tecnologie necessarie ad imprimere, sul nastro perforato delle pellicole, note o tracce audio. Ciò imponeva ai primi registi dell’epoca ad immaginare le parti dialogate e a trascriverle in rapide didascalie che, per pochi attimi, interrompevano la visualizzazione dei fotogrammi, facendo da cicerone per un pubblico altrimenti “privato” dell’udito. Dunque la visione in sala avveniva in un religioso e infrangibile silenzio? La risposta potrebbe sorprendere molti neofiti del settore. Nelle sale erano spesso installati strumenti musicali e sedute in prima fila occupate da musicisti e, alle volte, vere e proprie piccole orchestre che eseguivano live brani studiati per accompagnare la cinevisione. Non era dunque possibile sovrapporre voci allo sceneggiato, ma fin da subito non mancarono delle artigianali colonne sonore. Non va poi sottovalutato quello che forse era il punto più lampante di distanza tra l’ora e l’allora: il colore. Se infatti è vero che già alcune delle primissime pellicole che la storia ricordi (Viaggio nella luna, 1902) erano dotate di una loro colorazione, la tecnica assunse uno stampo commerciale solo a partire dagli anni ’30 inoltrati. Può sembrare poi un’aggiunta da poco, ma anche a quei tempi la proiezione in sé per sé veniva preceduta da altri brevi video. Non si trattava però, come oggi, di pubblicità, locandine digitali o sponsor. Trattandosi di tempi di continua propaganda ed intromissione dei governi nella vita pubblica, i vari mezzi di comunicazione – compresi radio e cinematografo – erano diventati centri di propagazione delle loro idee. Documentari e brevi telenotiziari anticipavano i momenti di distacco dalla complicata realtà quotidiana a cavallo tra le due guerre mondiali. Una perfetta dimostrazione di questa situazione esperienziale vi viene offerta in Vincere, capolavoro di Bellocchio premiato anche ai David del 2010, in cui un giovane Duce, in una delle scene del girato, viene immortalato tra il pubblico in sala, assorto a seguire con lo sguardo le immagini bicromatiche che si susseguono sullo schermo, tra le incursioni documentarie di alcuni cinegiornali e lo sfrenato accompagnamento musicale di un pianista.

Ma adesso veniamo al cinema di oggi e (per diretta conseguenza) a quello che si prospetta come il cinema di domani. In un saggio ricco di elementi d’interesse, Francesco Casetti, uno tra i massimi esperti di filmologia a livello internazionale, ha sottolineato come la visione di un film sia ormai un’esperienza quasi imparagonabile al passato. Mentre nel corso del ‘900 il cinema era divenuto un fenomeno aggregante e critico (gli spettatori assistevano alle proiezioni in sale comuni, condividevano i loro giudizi e le loro opinioni in merito all’uscita o anche su giornali, riviste, nei cineclub), il XXI secolo ha apportato sotto questo punto di vista importanti trasformazioni, non per forza di cose positive. Se la nascita di numerosi new media (web accessibile tramite smartphone o computer su tutti) hanno ampliato il numero della possibile audience raggiungibile, rendendo il cinema un esercizio a tutti gli effetti democratico – quantomeno nel nord del mondo – è anche vero che ciò ha spinto i meno convinti sostenitori della filmo-visione condivisa ad optare per una esperienza “a singolar tenzone”. I multisala dagli anni ’10 del nostro millennio sono divenuti via via un semplice canale secondario per l’evento filmico, relegato a più bigie, pur se molto più semplici e accessibili oltre che gratuite, visualizzazioni online, magari dal divano di casa. Esperienza filmica che sembra dunque essersi piegata ormai alle richieste di un uditorio impigrito dall’avanzata inesorabile del progresso e delle nuove tecnologie, capaci di offrire a chiunque la chance di catapultarsi in magnifiche galassie oniriche rinunciando però molte volte al fattore socialità, o spostando piuttosto la discussione su social e blog.