Breve recensione a Covid-19: The Great Reset di Klaus Schwab e Thierry Malleret

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Klaus Schwab, chi è costui? Per chi non lo conoscesse, si tratta del fondatore del World Economic Forum, fondazione senza fini di lucro e con sede a Cologny, nei pressi di Ginevra, nata nel 1971. Il World Economic Forumorganizza ogni inverno, presso la cittadina di Davos in Svizzera, un convegno che vede protagonisti esponenti di spicco della politica e dell’economia internazionale, nonché intellettuali e giornalisti opportunamente selezionati. Il tema discusso è sempre inerente alle urgenze che il mondo si trova ad affrontare sul piano principalmente economico e politico. Così si legge sul sito del World Economic Forum(www.weforum.org/great-reset): “there is an urgent need for global stakeholders to cooperate in simultaneously managing the direct consequences of the COVID-19 crisis. To improve the state of the world, the World Economic Forum is starting The Great Reset initiative”. Klaus Schwab, per inciso, ha pubblicato nel luglio del 2020, con Thierry Malleret, un libro significativamente intitolato Covid-19: The Great Reset. L’introduzione al testo si apre con l’affermazione dell’eccezionalità dell’emergenza epidemiologica e socio-economica legata al Covid-19: “la crisi mondiale innescata dalla pandemia del Coronavirus non ha paralleli nella storia moderna (has no parallel in modern history)” (p. 8). Da questo presupposto gli autori traggono, da subito, la conclusione per cui il Covid-19 segna una frattura epocale e irreversibile tra il prima e il dopo: “molti di noi stanno riflettendo su quanto le cose torneranno alla normalità. La risposta in breve è la seguente: mai” (p. 8). Per questo, appunto, “la pandemia del Coronavirus segna un fondamentale punto di cesura nella nostra traiettoria globale” (p. 8). I suoi effetti, già visibili mentre il libro in questione viene scritto, “daranno forma a una ‘nuova normalità’ (new nomal) radicalmente diversa da quella che ci lasceremo gradualmente alle spalle” (p. 8). Gli autori specificano che l’emergenza legata al Covid-19 non cambia in toto il mondo, ma “accelera molti dei mutamenti che già stavano avvenendo” (p. 8). Assai significativo è il capitolo intitolato The economics of COVID-19 (pp. 20 ss.), nel quale apertamente si ammette che “è ben distante dalla certezza che la crisi legata al Covid-19 produrrà un bilanciamento a favore del lavoro e contro il capitale (in favour of labour and against capital)” (p. 21). Connesso al tema economico è, naturalmente, quello della digitalizzazione della società, più ampiamente sviluppato in un breve capitolo dal titolo Accelerating the digital transformation (p. 62). Vi si sostiene senza perifrasi che i lockdown e le misure emergenziali hanno “costretto” (forced) molti consumatori precedentemente avversi o non avvezzi al digitale a “cambiare le proprie abitudini” (p. 62), ad esempio a “guardare film in rete anziché andare al cinema, consumare i pasti consegnati a casa anziché andare al ristorante, parlare con gli amici da remoto anziché incontrarli di persona”. Per questo – si precisa – “la maggior parte delle cose sono divenute e-cose: e-learning, e-commerce, e-gaming, e-books, e-attendance” (p. 62). In un intreccio niente affatto neutro tra nuova economia e nuove abitudini, gli autori si soffermano anche, in un apposito capitolo, sui behavioural changes(pp. 78 ss.), domandandosi quali mutamenti comportamentali saranno irreversibili. Forse in futuro – si rileva – nessuno amerà più stare con altri, specie se sconosciuti, e “molte persone potranno decidere che stare a casa a guardare l’ultimo film o l’ultima opera sia l’opzione più saggia (the wisest option)” (p. 78). Così si deve egualmente leggere la parte consacrata all’individual reset (pp. 85 ss.) e quella dedicata al tentativo di redefining our humanness (pp. 86 ss.) e di fissare le changing priorities (pp. 94 ss.). Immancabile, ovviamente, è anche un capitolo di più o meno aperto della resilienza (pp. 82 ss) come nuova virtù delle classi dominate celebrata dai gruppi dominanti. Antitesi compiuta della ribellione, la resilienza è l’adattamento all’ordine delle cose, vuoi anche la capacità del soggetto di subire senza contraccolpi e, soprattutto, senza moti oppositivi individuali o corali: “come tutte le buone pratiche, la resilienza comincia a casa con noi, cosicché possiamo verosimilmente assumere che nell’era post-pandemica saremo collettivamente più consapevoli dell’importanza della nostra propria resilienza fisica e mentale” (p. 82).