Breve storia del greco: l’Oro di Tufo

Fonte Immagine: AVIG

Il contributo dell’Irpinia al patrimonio enologico italiano è uno dei più rilevanti e qualitativi: in particolare, il Greco di Tufo è uno dei grandi vitigni della Campania, da due millenni coltivato nei borghi situati a monte del fiume Sabato. Il nome testimonia la provenienza ellenica di questa vite: infatti, sarebbero stati i coloni provenienti dalla Tessaglia a portarla in dote ai territori della Magna Grecia occidentale. Le caratteristiche peculiari del Greco ne fecero uno dei vini più apprezzati e bevuti dell’antica Roma; un successo dovuto alla sua struttura potente ed elegante, al sapore fresco e secco, e ai profumi intensi e armoniosi che sprigiona.

Catone il Censore, Varrone, Columella e Virgilio, infatti, consacrarono la sua bontà, elogiando la capacità produttiva del vitigno e il grande valore del vino; Plinio il Vecchio addirittura sottolineò che esso era: “così pregiato che nei banchetti veniva versato solo una volta”. Altra testimonianza proveniente dall’epoca romana è quella che ritroviamo in un affresco di Pompei, laddove è scritto: “Sei veramente gelida Bice se ieri sera nemmeno il vino Greco è riuscito a scaldarti”.

Corrispondente all’“aminea gemina” degli antichi scrittori romani, il vitigno si distinse per la capacità di svilupparsi su terreni vulcanici, un tempo considerati troppo selvaggi per la vite. Le note minerali al palato e la notevole carica acida gli provengono dalla presenza nel sottosuolo dello zolfo, che rende quei terreni particolarmente fertili e li protegge dagli agenti patogeni (grazie alla tecnica della “zolfatura”). Esso è coltivato su colline dalla buona esposizione solare, e poste a un’altitudine che varia fra i 300 e i 650 metri sul livello del mare.

Se Tufo è la sua zona d’elezione, altri sette comuni – Altavilla, Chianche, Montefusco, Prata, Petruro, Santa Paolina e Torrioni – rientrano nel territorio cui il disciplinare assegna la qualifica di DOCG. Già dal 1970 al vino di Tufo era stata attribuita la certificazione DOC, dal 2013 divenuta Denominazione d’Origine Controllata e Garantita, purché esso sia ricavato da un minimo dell’85% da uve Greco.

Se la storia del borgo altomedievale di Tufo è legata al principe longobardo Aione II, che vi fece edificare un forte a protezione e controllo della valle del Sabato, le vicende più recenti sono legate alla famiglia di Marzo. Il capostipite, Scipione, si rifugiò a Tufo per sfuggire a una pestilenza che stava falcidiando il nolano; sarebbe stato lui a mettere a punto la coltivazione del Greco. Egli edificò, dal 1648, il palazzo di famiglia, costruendolo sulle mura di cinta del borgo e, sfruttando i cunicoli medievali sottostanti e le grotte scavate nel tufo, le trasformò in cantine, ancora oggi usate per la maturazione e la conservazione del vino.

Una breve notazione, infine, sulle miniere di zolfo, scoperte nella seconda metà del 1800 da Francesco di Marzo - esponente dello storico casato -, e divenute da allora centrali nell’economia tufese per circa un secolo. Le cave, infatti, furono chiuse negli anni Ottanta del secolo scorso e lo stabilimento cessò definitivamente la sua attività di estrazione e lavorazione dello zolfo. Oggi, l’impianto estrattivo e di raffinazione può essere considerato come un elemento di archeologia industriale; l’unica grande risorsa di Tufo e delle zone limitrofe essendo restata la coltivazione del Greco.

 

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