Bud Spencer, il personaggio burbero ma dal cuore d'oro

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Sono passati, ormai, cinque anni da quando Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, ha lasciato i suoi fans terreni per affrontare l'ignoto.

Classe '29, è stato uno dei migliori nuotatori italiani, partecipando a ben due olimpiadi: fu il primo italiano ad infrangere la barriera del minuto nei cento metri stile libero.

Ex pugile, ex rugbista, ex pallavolista, è diventato un attore quasi per caso, tanto che nemmeno Bud si definì mai tale, "piuttosto un personaggio". Il regista Giuseppe Colizzi, grande estimatore del campione sportivo Pedersoli, lo scritturò per un proprio film, ammaliato dalla sua prestanza fisica. Sbigottito ma contento, Carlo accettò.

Ed è proprio sul set di "Dio perdona...io no!" che si forma l'adamantina coppia, famosa ed imperitura, insieme al compagno di sempre, più di un amico, Terence Hill, con il quale, Bud ci teneva a ricordarlo spesso, non ha "mai litigato".

Fu allora che nacque il "western comico", una serie di pellicole in cui si puntava a far divertire la gente, con sparatorie e scazzottate che non erano fatali bensì spesso surreali. Una sorta di comicità intelligente e lungimirante, da cui hanno preso poi spunto tantissimi registi ed attori.

Il pubblico ne fu subito travolto, entusiasta di un modo nuovo di fare cinema, simpatico, che conservava trame importanti ma, allo stesso tempo, fiabesche, nelle quali è sempre il buono a sopraffare il buffo malfattore. Ed è da lì che partiranno una serie infinita di commedie, ambientate nel vecchio west abruzzese, come per "Lo chiamavano Trinità", ma anche in location internazionali, tra cui Miami, per "Miami Supercops", il penultimo film interpretato dal mitico duo.

Bud e Terence ottengono negli anni un caloroso ma sorprendente successo soprattutto all'estero, in particolar modo in Germania, visti quasi come eroi nazionali. Ed è significativo che solo nel 1989, dopo ben ventidue anni di prestigiosa carriera, Bud Spencer ottiene il suo primo premio italiano, un Telegatto, per il telefim "Big Man".

Nemo propheta in patria; il vuoto ingiustificato lasciato dalla solita critica italiana, saccente ed ottusa, viene colmato dal popolo, che si innamora perdutamente del personaggio burbero ma dal cuore d'oro, ideato dalla mente illuminata di Carlo Pedersoli. Un amore puro, genuino, senza limiti, che lega Bud Spencer alla gente comune, la quale lo idolatra, innalzandolo al mondo dei superuomini, paragonandolo ai più noti supereroi di ogni epoca. Carlo Pedersoli è diventato per tutti Bud Spencer, come Clark Kent diventa Superman, Bruce Wayne Batman. Un uomo, con i medesimi vizi e debolezze dell'individuo medio, che riesce a trovare sempre la forza, anche d'animo, di superare qualsiasi ostacolo, anche e soprattutto quelli insormontabili prodotti da quell'io interiore apparentemente cinico, quando gli suggerisce di infischiarsene del prossimo di turno e che il buon Bud puntualmente disattende, infilandosi, di conseguenza, in sventure da cui uscirà, comunque, regolarmente illeso.

Omaggi da tutto il mondo non sono mancati: statue raffiguranti i suoi amati personaggi sono state realizzate ed esposte a Budapest, l'infallibile "mano sinistro del diavolo", piuttosto che a Livorno, dove sul lungomare si può incrociare il celeberrimo Bomber. In Germania, è stato persino coniato ex novo un verbo: "sich budspenceren" si traduce "picchiare come Bud Spencer".

Non sappiamo se il nostro indimenticato Carlo sia rimasto soddisfatto dell'accoglienza riservatagli lassù o se si sia davvero arrabbiato, come simpaticamente dichiarò nella sua ultima intervista a Fanpage; a noi, da ammiratori quali siamo, piace immaginarlo tra nuvole paradisiache, a tirare i suoi indolori ma anestetici pugni, mangiando un'appetitosissima pentola di fagioli o guidando la sua amata dune buggy, rigorosamente "rossa con cappottina gialla".