Campioni d’Europa grazie alla Samp del '92

Fonte Immagine: IvanFamoso

Era il 1988, la US Avellino Calcio, squadra della mia città per cui tifo da sempre, aveva chiuso un ciclo di 10 anni consecutivi di serie A al Meazza, dove un pareggio con l'Inter non bastò a raggiungere la salvezza. Molti dei miei amici già tifavano per squadre più blasonate e altri, orfani di un team per cui tifare nel campionato di massima serie, cominciarono a simpatizzare per altre squadre anche per partecipare attivamente alle discussioni e gli sfottò del lunedì mattina (eh si ... allora si giocava solo di domenica).

I più (quelli a cui piace vincere facile) si riversarono su squadre blasonate o che in quel periodo dominavano i campionati, tipo Napoli, Milan e Juventus. Io invece iniziai a simpatizzare per la Sampdoria, squadra che in quel periodo giocava un ottimo calcio, allenata da un grande allenatore, e che aveva un collettivo fatto di diversi buoni giocatori ma nessun campione.

Quello che mi attirava in quella squadra era la loro umiltà, e quell'essere squadra che a mio avviso è fondamentale nel calcio ma non solo, e che fa sì che il valore di un gruppo sia maggiore della somma dei valori dei suoi componenti.

Quella squadra in pochi anni fu capace di vincere uno Scudetto, diverse Coppa Italia, una Coppa delle Coppe, una Super Coppa Italiana e di arrivare alla finale della Coppa Campioni, che sfortunatamente perse contro il Barcellona.

Nella vita però ci sono sconfitte che hanno più valore di alcune vittorie, perché ti danno le motivazioni per realizzare i sogni più grandi.

Mancini, Vialli e compagni non riuscirono a rendere felici i tifosi della Sampdoria, ma quel senso di rivalsa che si è generato da quella sconfitta ha contribuito a creare delle forti motivazioni e a ricostituire quel gruppo nello staff tecnico della nazionale italiana (oggi ci sono, oltre a Mancini, altri 5 ex calciatori della Samp) e a trasmettere ai suoi calciatori gli stessi valori di quella squadra, per poter regalare una gioia all'Italia intera in un periodo estremamente complicato.

Ed il caso ha voluto che proprio in quello stesso stadio, Wembley a Londra, in cui avevano perso la finale di Coppa Campioni, Mancini e gli altri hanno riportato in Italia, dopo oltre 50 anni, la Coppa Europea.

Il fato ha anche deciso che ciò avvenisse l'11 luglio, giorno del mio compleanno.

E quindi ... ho pensato di farmi un regalo ma non uno qualsiasi, uno con un significato e che ricambiasse in parte quello che da italiano avevo ricevuto da Mancini & Co.

Avrei potuto comprare una maglia dell'Italia ma non avrebbe avuto il giusto significato, e sarebbe stato troppo da "sboroni" come si dice a Roma. Allora ho iniziato a cercare su internet una maglia della Samp di quel tempo ... ho trovato la classica ... quella con lo scudetto, però c'era ancora qualcosa che non mi convinceva ... il messaggio non era ancora quello giusto.

Poi ho trovato questa che vedete in foto e mi ha convinto.

Quest'estate andrò in giro, fiero della maglia che indosserò per celebrare una sconfitta che ha creato le basi per una grande vittoria.

Trionfo di un team che come la Samp di allora non ha campioni (a parte Donnarumma ) ma ha dimostrato di essere un grande gruppo, di avere una capacità di aiutarsi a vicenda, una coesione e un affiatamento che sono fondamentali per realizzare grandi cose nello sport di squadra, nel lavoro e nella vita.