Carta canta. Un enigma grafologico per Agnese Malaspina

Fonte Immagine: puntografologia

Una grafologa forense, un presunto suicidio, indagini accidentate e accidentali, un testamento scritto in rosso, un paio di scarpe di dubbia provenienza, una città del mare del Sud con la sua generosa presenza: ecco gli ingredienti principali di “Carta canta – Un enigma grafologico per Agnese Malaspina”.

Ironico, accattivante, avvincente, ben scritto, originale: questi sono solo alcuni degli aggettivi che riescono a descrivere questo romanzo. E ben più arduo e complesso sarebbe tentare di descrivere Agnese Malaspina: grafologa, due volte divorziata, madre di una coppia di gemelli coltelli e "madre quando serve" del nano Steve, figlia di una madre presente e onnipresente che, anche a distanza, tiene sotto controllo le vicende della prole, ricoprendo tutti, appena gliele viene data l’occasione, di polpette di ogni genere, “comfort food” tradizionale e irrinunciabile.

Il mestiere di grafologa, si sa, è spesso misterioso per la maggior parte delle persone: e Agnese se ne rende conto, ancora una volta, quando viene contattata da una vecchia conoscente, Barbara Bassano, che le chiede di aiutarla a svelare chi sia l’autore di una serie di lettere anonime che riceve da tempo. Agnese accetta l’incarico più per pietà che per convinzione ma la vicenda, apparentemente banale, si rivela in tutta la sua tragicità quando Barbara muore. Si sarà suicidata? Che cosa è realmente successo su quel balcone?

Nonostante la tragedia attorno a cui ruota la storia, il tono del romanzo resta sempre ironico e accattivante: si legge, si ride e si sorride e, soprattutto, si resta attaccati alle pagine nell’impossibilità di lasciare la lettura, perché troppo forte è il desiderio di sapere che cosa sta per succedere.

Una particolarità della scrittura è l’apertura di ogni capitolo con una parola, non di uso comune, con la relativa spiegazione, ad esempio “Agelast: (inglese) persona che non ride”, parola che mal si adatta a questo romanzo, perché a meno che il lettore non sia particolarmente portato alla malinconia o al cattivo umore, leggere questo libro senza sorridere o ridere è davvero un’impresa impossibile.

Questo romanzo è anche una storia di "famiglia allargata": allargata non è proprio la definizione giusta; si tratta di una storia di legami che non si basano sul sangue ma sulle scelte di vita e, perché no, sui casi della vita stessa. È una storia adatta per chiunque voglia leggere qualcosa di bello, che avvince e fa sorridere, che diverte e fa riflettere.

Per il lettore è facile affezionarsi ad Agnese, che entra inesorabilmente a far parte della famiglia allargata di persone e personaggi amati, che tutti i lettori hanno (e se dicono di non averla, mentono) e che spesso si confondono: molto spesso, infatti, laddove il lettore si aspetta il conforto delle persone arriva “all'intrasatta” quello dei personaggi.

Linda ci racconta del suo lavoro di grafologa, del romanzo e tanto altro!

"Un enigma grafologico": tu sei una grafologa forense. Quanto è conosciuta e compresa la grafologia nella tua esperienza? E ci racconti un aneddoto particolare o divertente legato alla tua attività?

La grafologia è poco nota e molto equivocata. C'è ancora chi la crede un'arte magica o divinatoria. In realtà non fa altro che studiare e interpretare la connessione tra cervello, da cui parte il processo scrittorio, e la risultante grafica di tale processo. Nella scrittura veicoliamo il nostro essere. È un fenomeno fisiologico non magico. La grafologia giudiziaria invece pur avendo la stessa matrice di studi, si esprime solo sulla paternità di una grafia senza addentrarsi nella personalità. Avrei tanti aneddoti curiosi da raccontare... adesso per esempio sto lavorando alla firma di una donna defunta apposta in calce a un documento piuttosto delicato. La grafia ha una forma evoluta, ricercata e originale. Peccato che la signora fosse analfabeta... 

Carta Canta è il tuo primo libro. Hai sempre desiderato scrivere un romanzo? E come nasce questa storia?

Ho sempre scritto racconti brevi, non credevo mi sarei spinta oltre perché per me scrivere è impegnativo, sono capace di restare ore su una sola frase. Poi mi è venuta quest'idea di un giallo basato sul mio lavoro e sono detta "proviamoci prima che lo faccia qualcun altro!".

Quanto di te c'è in Agnese Malaspina? 

Siamo entrambe persone tranquille che evitano volentieri di cacciarsi nei guai. Lei però è più testarda, pigra e caustica di me. Ma è molto diversa da me fisicamente e gioca a bowling, che io detesto. 

Il romanzo sembra ambientato a Napoli. Che cos'è Napoli per te?

In realtà non nomino mai la città in cui si svolgono i fatti. Potrebbe essere Napoli come Salerno, ma anche Palermo o Taranto (anche se dalla lingua si capisce che siamo in Campania). C'è il mare, ci sono i colori e la gente del Sud, che io amo indistintamente. In quanto a Napoli io dico sempre che per me Salerno è il marito e Napoli l'amante. Ma non lo dico mai davanti a mio marito, non glielo riferite. 

Ogni capitolo si apre con una parola nuova (e poco conosciuta) e la relativa spiegazione. Da dove nasce questa scelta (secondo me davvero interessante)?

Come Agnese ho un quaderno su cui mi appunto le cosiddette parole intraducibili che mi cerco un po' sui libri e un po' su Internet. Sono vocaboli appartenenti ad altre lingue che per essere tradotte in italiano necessitano di più parole. Io li trovo bellissimi e fortemente evocativi. Un esempio? La parola tedesca "Kummerspeck", ossia il grasso in eccesso accumulato durante un periodo di dispiacere. Non è meravigliosa?

Qual è il tuo libro preferito, quello che ti è piaciuto talmente tanto da desiderare di averlo scritto?

Secondo me chi sa rispondere a questa domanda ha letto troppo poco. Sono una lettrice molto più di quanto non sia una scrittrice e ho amato troppi libri per sceglierne uno solo. Posso dire che mi piacerebbe avere solo un centesimo del talento di Natalia Ginzburg.

Ma se mi chiedi che libro avrei voluto scrivere ti rispondo: esattamente quello che ho scritto. Perché lì ci sono io, e pazienza se non sono Natalia Ginzburg.