Chi ha condotto l'Italia alla dipendenza energetica e perché?

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Erano l’8 e il 9 novembre del 1987 quando l’Italia sancì di fatto la fine del nucleare “made in Italy”, o almeno così si supponeva. 

Che il Belpaese non abbia mai prodotto tale forma energetica in misura tale che solo si potesse ipotizzare una minima soddisfazione del fabbisogno nazionale è oggettivo, ma che nemmeno si tentasse di incrementare quel già insufficiente 4% rimane un atteggiamento inconcepibile. Soprattutto a fronte dei reiterati status quo creatisi conseguentemente ai vari aumenti delle materie energetiche d’importazione (oltre il 70%), e non soltanto, se non perpetrando considerazioni sotto l’aspetto meramente cronologico, a causa dell’attuale situazione ucraina.

La verità è che la classe dirigente italiana degli ultimi decenni non ha favorito in alcun modo una vera indipendenza sul fronte energetico – ma non solo – del nostro Paese. I referendum riasalenti alla seconda metà degli anni ’80 furono proposti facendo leva su una già traumatizzata disposizione d’animo degli italiani, consci dell’allora recente tragedia che colpì Černobyl', di coadiuvata da una campagna di disinformazione e manipolazione mirata che favorì una politica esterofila, a svantaggio di una sicuramente lungimirante strategia interna, la quale avrebbe condotto la nostra penisola ad un’auspicabile autonomia.

Proporre oggi un imminente accrescimento, ormai necessario, riguardante la produzione dell’energia dal vetusto carbone rappresenta un’extrema ratio che palesa, in totale oggettività, il fallimento di un’intera generazione politica post prima repubblica. I piani che da più decenni ci impongono, per far fronte al surriscaldamento globale, che vagliano una costante diminuzione di CO2 derivante dalla combustione del suddetto carbone, mediante anche e soprattutto le continue limitazioni al traffico stradale, evidenziano la netta realtà disastrosa a cui chi ha governato questo Paese ha portato l’intera popolazione italiana, ufficialmente sprovvisti di visione davvero previdente.

Ma parleremmo di ingenua incapacità programmatica, nonché di spudorata inadeguatezza politica, se non vi fosse “prova provata” dell’acclarata natura burattinesca di chi ha guidato questa nazione verso un dirupo inevitabile, fatto di sacrifici e privazioni solo a carico del popolo italico. Nel famoso 1987, il Partito Radicale, il Partito Liberale Italiano e il Partito Socialista Italiano presentarono, oltre a quesiti che puntavano a scoraggiare ogni attività riguardante la materia nucleare, altri interrogativi che avrebbero introdotto, finalmente, le responsabilità civili dei magistrati: come mai, nonostante una risposta positiva degli elettori, solo la prima questione è stata, negli anni, perseguita con assoluta perseveranza?

Oltretutto, stoccaggi di scorie nucleari in Italia ce ne sono e altre migliaia di metri cubi di rifiuti prodotti dalle dismesse centrali italiane - spedite in Inghilterra e in Francia – rientreranno nel 2025. In più, i vicini francesi costituiscono il secondo Paese al mondo per produzione di energia nucleare – dopo gli Stati Uniti e prima del Giappone – e sono persino in procinto di costruire nuovi reattori.

Allora, chi ci ha governato era interessato a salvaguardare il nostro benessere o interessi di tutt’altra natura?