Come delfini tra pescecani. Un’indagine per i Cinque di Monteverde

Fonte Immagine: avig

Come può un gruppo di pacifici delfini sopravvivere a un attacco di squali?

“Un branco di squali si sta avvicinando a tutta velocità verso le prede designate. Ansaldi scorge in lontananza le inconfondibili pinne che sbucano dall’acqua, portatrici di morte…Sa benissimo, fin da quando era bambino, che i delfini sono esseri intelligenti, ma totalmente in basso nella catena alimentare…Il commissario si alza in piedi, deciso ad abbandonare la stanza, ma l’intervento del biologo marino gli fa cambiare idea. Quest’ultimo avverte che l’esito dello scontro è tutt’altro che scontato. I delfini infatti in gruppo, aiutandosi a vicenda, possono rivelarsi coriacei e, uniti, addirittura letali anche per il predatore per eccellenza. Il commissario ricade sul divano e assiste, trattenendo il fiato, ai movimenti sinuosi e coesi del branco. I delfini gli ricordano i suoi adorati moschettieri di Dumas, che da bambino tifava a tutto spiano. La scena avviene molto in fretta in quel vortice circolare di colpi di rostri; dopo trenta secondi, gli squali fuggono a pinne levate”.

A Monteverde, in apparenza un’oasi di pace e serenità nel caso della capitale, c’è un commissariato popolato da cinque “delfini”, cinque poliziotti speciali, ciascuno con la sua particolarità, con la sua apparente debolezza che diventa, quando serve, punto di forza. “Ho una bella squadra, davvero. Una gran bella squadra, non mi posso lamentare. Certo, a essere sinceri, non rimarrei sorpreso se venissi a sapere che gli altri commissariati di Roma ci considerano strani, da Guinness dei primati. Effettivamente, come dar loro torto? Ma non la cambierei per niente al mondo”. A descrivere così la squadra, una squadra in cui ciascuno è fondamentale e, se guidato bene, può arrivare a risultati eccellenti, forse insperati, è il Commissario Ansaldi: un ottimo poliziotto, che da tempo soffre di ipocondria e attacchi di ansia, che gli complicano la vita. Ansaldi, anima fragile e premurosa, ha un legame particolare con il suo braccio destro: Eugénie Loy, poliziotta dalle grandissime capacità, affetta da un disturbo antisociale della personalità che la rende apparentemente insensibile, una "portatrice sana di disperazione" secondo i colleghi. La placida calma del quartiere viene bruscamente spezzata un venerdì dalla notizia del suicidio di un anziano, Giancarlo Gordi, vedovo, dalla vita solitaria; un suicidio che, però, fa sollevare immediatamente molti dubbi. I cinque di Monteverde iniziano a scavare nel suo passato, nella tragedia che lo aveva colpito, nelle sue attività imprenditoriali e lavorative, in particolare nella sua esperienza di ex presidente di una squadra di calcio. La situazione diventa ancor più sospetta alla notizia di un secondo “strano” suicidio: quello di Riccardo Bombardini, ex calciatore, dalla vita sfavillante, ben al di sopra delle sue apparenti possibilità. Ancora una volta dubbi, seguiti dal desiderio di indagare nel passato. Le indagini evidenzieranno un comune denominatore: il calcio, un dramma che ha le sue radici nel passato. Il calcio: solo in apparenza un semplice gioco, in realtà molto di più. “Le urla di Gordi rimbombarono nello spogliatoio: Esiste un solo risultato; vincere, vincere e vincere!” Che cosa lega Gordi e Bombardini? E gli altri morti del passato, la cui fine non sembra più così chiara? Durissima sarà la verità, alla fine. Una verità che fa male: “I peccati del passato indossano lunghi abiti”.

Eppure Ansaldi non perde la sua grande umanità, la sua premura verso il prossimo, in un finale che lascia nel lettore un senso di speranza e di fiducia negli esseri umani, sempre, nonostante tutto. E, una volta completata la lettura, non resta che andare in pasticceria a comprare due bignè di San Giuseppe: uno per sé e uno per una persona che sappiamo lo sta aspettando e lo gradirà.

L’autore, François Morlupi, ci racconta un po’ del libro e della squadra di Monteverde, del suo rapporto con Roma e altro ancora!

Come delfini tra i pescecani è ambientato a Monteverde. Come mai proprio questo quartiere?

La risposta è molto semplice, poiché da cinque anni a questa parte, ci abito! D'impatto il quartiere mi è subito piaciuto e ho voluto omaggiare una zona poco conosciuta di Roma, dove c'è un'atmosfera familiare e le case sono villini a schiera. Non potrei descrivere zone di Roma che non conosco o in cui non ho abitato, tendo sempre a essere il più realistico possibile. Gli abitanti di Monteverde vivono in una campana di vetro, in uno stato di tranquillità e di routine confortante. Anche per questo motivo, ho voluto spezzare l'armonia, inserendo un'indagine.

Il protagonista, il commissario Ansaldi (che io ho amato moltissimo), è un ottimo poliziotto, un commissario brillante. Soffre da sempre di ipocondria e attacchi di ansia. Innanzitutto complimenti per il modo in cui descrivi la personalità di questo commissario, così vero, così umano. Come è nato il commissario Ansaldi? Quanto di te c'è in questo personaggio?

Biagio Maria Ansaldi è il dirigente del commissariato di Monteverde. È un poliziotto di esperienza; ha superato la cinquantina, professionalmente assai preparato, integerrimo e per questo assai amato e rispettato dai suoi collaboratori. Fisicamente non è un granché...anzi è decisamente sovrappeso e soprattutto soffre di stati di ansia che, a volte, esondano in vere e proprie crisi di panico, come hai giustamente notato.

In genere riesce a controllare le proprie ansie con l’assunzione di dosi massicce di ansiolitici, dei quali è divenuto dipendente, ma soprattutto trova sollievo perdendosi nell’arte, nella pittura, con i quadri dei suoi adorati Chagall, Soutine e Modigliani.

Sono molto affezionato al mio commissario poiché so che tutti noi, bene o male, soffriamo d’ansia. Poi, c’è chi riesce a conviverci e anche a nasconderla agli altri, ma altri purtroppo no, e magari se ne vergognano.

Ansaldi rappresenta il mio elogio della fragilità: è dotato di grande umanità e va controcorrente in confronto al messaggio che la società veicola: quello dell’uomo perfetto, sia mentalmente che fisicamente. Non si vergogna di sembrare fragile, di essere prima di apparire. È un personaggio positivo, che si rialza dopo ogni caduta; ciò che più mi preme sottolineare è il fatto di come la società abbia bisogno di persone come lui. Persone che posseggono una sensibilità e un'umanità diverse, ma che non possono che abbellire e impreziosire l’affresco del genere umano. Ho tentato di omaggiare pertanto tutta quella fetta di popolazione che soffre di ansia, attacchi di panico o di ipocondria, dimostrando loro che si può non solo avere una vita professionale ricca di soddisfazioni, ma anche una vita privata all'altezza delle proprie aspettative.

Credo che qualsiasi lettore non possa fare a meno di affezionarsi a Eugénie Loy, una poliziotta dalle ottime doti investigative che soffre di un disturbo antisociale della personalità, una "portatrice sana di disperazione" come la definiscono i colleghi. Questo personaggio nasce da un incontro reale?

Non conosco personalmente una Eugénie Loy. So che purtroppo alcune persone hanno un senso di incomunicabilità con gli altri e di questo non posso che rimanerne colpito e dispiaciuto. Il cognome è in onore della poliziotta Emanuela Loi, che fu la prima agente di polizia a rimanere uccisa in servizio. Il fatto che il mio vice ispettore sia italo francese ovviamente è perché ho voluto omaggiare le mie due culture.

Le avventure dei cinque di Monteverde continueranno? Da lettrice io mi sono già affezionata a tutti e cinque e sarei felice di poter continuare a leggere di loro.

Me lo auguro! È ovvio che assieme alla casa editrice, la Salani, vorremmo creare un progetto di serialità. I personaggi subiranno un'evoluzione o un'involuzione e saranno sempre il fulcro delle prossime indagini. Bisogna vedere se ci saranno i presupposti per un nuovo libro. Il giudizio del pubblico è sempre insindacabile, dunque aspettiamo di vedere come proseguirà "Come delfini tra pescecani"

Questo romanzo ci racconta un episodio tragico collegato al mondo del calcio. Tu ami il calcio? Lo segui? Che cosa pensi di questo mondo in apparenza così ricco e sfavillante?

Amo il calcio, come uno dei protagonisti del mio libro, Roberto di Chiara. Ho voluto descrivere ciò che ho vissuto da semplice giocatore di calcio amatoriale, denunciando tutto ciò che non amo da tifoso e da appassionato di sport in generale.