Coming soon: Il colibrì e Siccità

Fonte Immagine: radiogold

Siamo già quasi giunti al giro di boa di questo 2022. Anno che si sta contraddistinguendo come, da un lato, il rilancio tanto atteso dopo gli anni di autoimposta segregazione da pandemia; dall’altro come la dimostrazione che, in fondo, l’umanità è sempre stata – e continua ad essere – bravissima anche di suo a crearsi difficoltà e tragedie. L’estate si avvicina e con essa sembrano farsi più prossime anche alcune uscite cinematografiche preannunciate ormai da tanto tempo. 

Nel nome di Francesca Archibugi. La regista e direttrice artistica romana classe 1960 ha avuto infatti un ruolo di spicco nei due lungometraggi made in Italy che si appropinquano alle loro – seppur ancora incerte – date d’uscita. Si tratta di Il colibrì e Siccità. La Archibugi ha diretto il primo titolo, mentre nel secondo caso ha operato da sceneggiatrice sotto la guida dell’esperto Paolo Virzì. Come mai dunque siamo qui a discutere di qualche anticipazione ancora, purtroppo, poco concreta? 

Innanzitutto, per la eco che sta avendo il lungometraggio diretto dall’autore de La pazza gioia. Siccità infatti, attraverso una divertente e vincente scelta di merchandising, è diventato a suo modo ospite onnipresente della trasmissione umoristica Una pezza di Lundini su Rai 2 (e disponibile anche sull’ormai gettonatissima piattaforma RaiPlay). Il presentatore dello show amatissimo – soprattutto dai giovani, insolito per gli standard della programmazione pubblica – di puntata in puntata rinnova uno sketch in cui la sua collega (Emanuela Fanelli) viene bersagliata e messa alla berlina per la sua millantata partecipazione al film di Virzì, di cui viene in realtà spesso messa in discussione persino l’esistenza. Questo piccolo e semplice espediente comico si è trasformato in una vantaggiosa e completamente gratuita pubblicità all’ultimo lavoro del director livornese, evento testimoniato anche dall’improvvisa impennata delle ricerche sui vari motori di ricerca a tema “Siccità”. La trama dell’opera sembra essere particolarmente interessante, soprattutto agli occhi degli amanti del fantasy apocalittico, tematica poche volte sfiorata in realtà da produzioni italiane: siamo a Roma e sono circa tre anni che non piove. La desertificazione di clima e ambiente e la conseguente cronica carenza d’acqua non può che spingere la popolazione a compiere atti folli e al di là del buonsenso comune. Non si sa molto sull’effettiva concatenazione degli avvenimenti, ma sembra che l’idea di fondo sia quella di seguire le vicende di più personaggi, probabilmente destinate ad intrecciarsi. Il lungometraggio sta facendo “rumore” anche visto il cast di tutto rispetto su cui esso ha potuto contare: da Monica Bellucci alla già citata Emanuela Fanelli (è tutto vero, non credete a Lundini!), da Valerio Mastandrea al fresco vincitore del David Silvio Orlando, da Claudia Pandolfi a Max Tortora. Roma, a quanto pare, resta l’ambientazione d’elezione del cinema fantascientifico nostrano, dopo l’exploit di Lo chiamavano Jeeg Robot. D’altra parte il riferimento ad un genere umano ad un passo dall’estinzione, oltre a strizzare l’occhio alle varie correnti di pensiero green in lotta col climate change, rimanda al volume Anna di Niccolò Ammaniti, in cui pochi sopravvissuti sono costretti a fare i conti con la vita dopo un terribile virus che ha decimato l’umanità (vi suona familiare?). 

Ma ora veniamo a Il colibrì. Qui l’ispirazione dal mondo librario è dichiarata fin dal primo impatto: titolatura e intreccio sono lasciti dell’opera vincitrice del Premio Strega nel 2020 di Sandro Veronesi, già sorgente pura di trasposizioni di successo come ad esempio Caos calmo. La versione su schermo de Il colibrì vedrà la Archibugi in un ruolo ancora più prestigioso rispetto al precedente: la mente dietro Lezioni di volo e Il nome del figlio è passata infatti alla direzione di questo film la cui uscita è prevista entro la fine dell’anno. Il libro di Veronesi, ad una attenta lettura, si mostra come una sorta di scavo nel normalissimo mondo composto di bozze e cicatrici di un novello borghese. Marco Carrera sembra avere una vita perfettamente in ordine, ma le certezze che si è auto-imposto sono destinate a crollare, tutte: famiglia, lavoro, amicizie, tutti i campi dell’esistenza vengono sondati per rendere chiaro a tutti l’abisso binomiale che separa irrimediabilmente la verità da ciò che si ritiene essere vero. Forte è l’influenza nel sottosuolo del testo della matrice moraviana, con la condivisa intenzione di scandagliare l’animo umano soffermandosi soprattutto su soggetti identificabili nel mezzo della scala sociale. Il racconto si presenta ricco di colpi di scena e la scrittura dei dialoghi è estremamente credibile e, a tratti, anche commovente, così come la strutturazione dei vissuti e dei sentimenti dei singoli personaggi. Insomma, tante frecce nell’arco della Archibugi che, tra le altre cose, potrà contare su interpreti di primissimo livello per la sua nuova opera prodotta dalla Fandango: il dottore protagonista vedrà vestiti i propri panni da Pierfrancesco Favino, mentre suoi comprimari saranno Nanni Moretti, Kasia Smutniak, Alessandro Tedeschi e Massimo Ceccherini. 

Sotto qualsiasi luce lo si guardi, Il colibrì sembra promettere tanto. Dunque, per concludere usando un’espressione beneaugurante cara allo stesso Veronesi, «una preghiera per lui e per tutte le navi in mare».