Covid & Propaganda

Fonte Immagine: qdrcomunicacion

Rispetto alla questione Covid, sia dal punto di vista medico che da quello politico, abbiamo sentito veramente dire tutto ed il contrario di tutto. A due anni dall'inizio di questa sciagurata vicenda pandemica le più varie e suggestive teorie si sono rincorse supportate, almeno nel nostro Paese, dalla più grande attenzione mediatica che sia mai stata concessa a qualsivoglia situazione emergenziale della storia.

A questo circo mediatico, che ha monopolizzato l'intrattenimento televisivo nazionale, hanno corrisposto, in maniera caoticamente consonante, le politiche di Governo (per l'esattezza dei due distinti governi succedutesi) improntate ad un improbabile declinazione normativistica del principio del “caso eccezionale”.

Senza stare qui ora a sviscerare le varie fasi d'azione profilattica e gli svariati annunci di certa imminente risoluzione della questione (sostanzialmente inefficaci le prime e puntualmente disattesi i secondi), nonché la deludente presunta “cratofania scientista” delle campagne vaccinali, ripercorrendo l'intero svolgersi degli avvenimenti appare evidente come il comune denominatore di questi ultimi sia stato rappresentato dalla assoluta centralità del “fattore propaganda”.

In effetti, si è avuta come l'impressione che rispetto ad un problema reale rappresentato dal virus, la principale preoccupazione delle azioni di Governo sia stata quella di gestire un' efficace azione propagandistica.

La propaganda, del resto, è il principale strumento di potere dell'odierna società dell'informazione, già Edward Bernays in epoche molto meno “mediatiche”, nel suo Propaganda del 1928 aveva spiegato che la società democratica fonda le proprie dinamiche sulla consapevole ed intelligente manipolazione delle abitudini, i gruppi che riescono a padroneggiare questo ingranaggio invisibile della compagine sociale costituiscono il vero potere che ha la direzione del Paese.

La propaganda è quindi un mezzo per gestire ed indirizzare le situazioni, concetto che non ha intrinsecamente e necessariamente un valore negativo, ma senza dubbio ha un'efficacia strumentale immensa.

Se personalmente già avevo intravisto una costante presenza del fattore propagandistico alla base delle scelte della prima fase della gestione della vicenda pandemica, quest'ultimo mi è apparso ancora più evidente da quando si è innestata nel dibattito generale la questione dei vaccini. La cosa mi apparve lapalissiana fin dai suoi esordi, allorchè poco più di un anno fa da queste stesse colonne infatti scrivevo "Se ho ben capito, al momento in Italia sono arrivate via camioncino “simil-gelataio”, circa diecimila dosi di vaccino (gesto simbolico di alto valore “comunicativo”, tanto per cambiare); l’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, assicura che da ora alla fine del prossimo mese di settembre verranno consegnate, se tutto va come deve andare, trentadue milioni di dosi di vaccino. Premesso che in Italia siamo poco più di 60.000.000 di abitanti, tra i quali, secondo tutte le indagini demoscopiche, 8 su 10 vorrebbero vaccinarsi, non riesco a comprendere il senso dell’ondata di riprovazione sociale nei confronti di chi vuole sottrarsi alla vaccinazione. Ogni no-vax che rinuncia alla propria possibilità di assumere il farmaco, offre ad un pro-vax la possibilità di raggiungere prima il proprio obbiettivo di immunizzazione. Quindi, se tanto mi da tanto, i renitenti alla vaccinazione dovrebbero essere ringraziati dal popolo dei vaccinandi, se questi ultimi fossero in buona fede" (vedi NO Vax vs SI Vax, Mani ed il Paese in cui nulla è serio)

Ero fortemente colpito dal fatto che prima ancora che il primo italiano avesse avuto la possibilità di vaccinarsi era in atto una campagna denigratoria contro la già evidentemente iperminoritaria categoria dei “reprobi” no vax.

Man mano che la campagna vaccinale è andata avanti l'esasperazione della propaganda in questa direzione è aumentata supportando azioni di Governo di impronta dichiaratamente persecutoria nei confronti di questa minoranza di “non allineati” che sono andate ben oltre i limiti tradizionalmente invalicati del buon senso e spesso anche oltre quelli sanciti dalla Costituzione.

Il green-pass, certificazione di un modello comportamentale “sanitariamente corretto” che sarebbe dovuto essere la principale “arma” contro il virus è finito per divenire solo uno strumento contro coloro che non hanno voluto vaccinarsi.

Se da un lato appare del tutto evidente che indipendentemente dalle vaccinazioni il virus circola liberamente, dall'altro la reazione del Governo a questa evidenza empirica consiste in una rinnovata guerra ai non vaccinati quasi a sostenere la bizzarra tesi secondo cui il vaccino non funzionerebbe come dovrebbe per colpa di quelli che non lo hanno assunto. Come qualcuno ha osservato dunque sarebbe la prima volta nella storia che un farmaco risulta inefficace per colpa di chi non lo prende!

La guerra ai cosiddetti no-vax, ufficialmente celebrata peraltro sul proscenio internazionale dalle colorite espressioni di Emanuel Macron, novello “conducator” del global-progressismo imperante, non risponde ad alcuna esigenza reale se non a quelle della propaganda.

Lo psicologo americano Leonard Wiliam Doob che analizzò e sintetizzò in undici principi fondamentali l'efficacissimo modello di propaganda pensato dal formidabile ministro della propaganda del Terzo Reich Joseph Goebbles, mise, non a caso, al primo posto della sua schematizzazione il cosiddetto principio della semplificazione e del nemico unico.

Questa tecnica prevede l'adozione di una sola idea, un unico simbolo nel quale identificare il nemico, il responsabile di tutti i mali.

La guerra ai no-vax pare aver assunto quindi, per molti governi (tra i quali il nostro primeggia per accanimento), una specifica funzione nella macchina propagandistica, assurgendo quasi ad una funzione catartico-rituale rispetto ad errori, incertezze, fallimenti che si sono susseguiti nella vicenda pandemica.

Chiudere oggi per aprire in sicurezza domani, no va beh, dopodomani, l'anno prossimo, va beh lasciamo perdere, adottare il green pass per essere sicuri di non essere contagiati e non contagiare, non proprio, sicuri no, almeno non chiuderemo, no si chiude lo stesso... non ne abbiamo azzeccata una! Per fortuna esistono i no-vax verso i quali poter scaricare la riprovazione popolare!