Covid e lockdown secondo la famiglia Esposito

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I lettori italiani si sono imbattuti nella famiglia Esposito nel 2012, con l'uscita del romanzo Benvenuti in casa Esposito - Le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista. Il protagonista del romanzo, Tonino Esposito, è il figlio, ormai orfano, di un boss della camorra. Tonino vive con la sua famiglia allargata nel rione Sanità e riceve un sussidio dal clan in memoria del defunto padre. Potrebbe vivere di rendita e invece tenta di imitare la figura paterna: non solo non ci riesce, ma combina anche un guaio dopo l'altro. Tonino è goffo, è maldestro, è disorganizzato. Non sa difendersi, è dominato da incubi e visioni: nei momenti di difficoltà, o quando deve prendere una decisione, si rivolge al teschio del Capitano, nel Cimitero delle Fontanelle. In Benvenuti in casa Esposito leggiamo di una Napoli meravigliosa e crudele al tempo stesso, in cui accadono cose esilaranti e assurde, che mettono in ridicolo, in un modo molto efficace, apprezzato sia dal pubblico che dalla critica, i molteplici aspetti della camorra. Dopo il grande successo di Benvenuti in casa Esposito abbiamo ritrovato la famiglia al completo nel secondo volume, Bentornati in casa Esposito – Un nuovo anno tragicomico. Ritroviamo qui Tonino e la sua sgangherata famiglia: la moglie Patrizia, la figlia Tina, ribelle e coraggiosa, il figlio aspirante pasticciere, i suoceri, la cameriera ucraina, le iguane e il coniglietto nano. E arriviamo così al 2020, l'anno del Covid e della pandemia, l'anno del lockdown e delle autocertificazioni: poteva la famiglia Esposito non essere coinvolta da questo evento globale che ha cambiato la vita di tutti? Il 2021, quindi, con Tutti matti per gli Esposito, vede il ritorno delle avventure/disavventure di Tonino e della sua famiglia: Tonino tenta di prendere finalmente in mano le redini del clan, vuole dimostrare il suo valore nonostante gli errori del passato e si scontra con lo scetticismo di alcuni familiari e la disapprovazione di altri. Cercando di farsi valere, nonostante le limitazioni che il Covid comporta, Tonino darà come sempre il meglio di sé, creando situazioni assurde e drammi di ogni genere.
In Tutti matti per gli Esposito Pino Imperatore si conferma un maestro dell'umorismo, capace di trattare con ironia temi delicati come la camorra, le figure dei boss, gli aspetti contraddittori di una città magica e complessa come Napoli. Pino Imperatore esplora la quotidianità di una città che nasconde mille sfaccettature diverse e infinite possibilità: con l'ironia è possibile raccontare i fatti e gli eventi che in una città come Napoli sono all'ordine del giorno dimostrando, come racconta l'autore stesso nella postfazione a Benvenuti in casa Esposito, che: "Più che in qualsiasi altro posto del mondo, a Napoli la realtà supera ogni fantasia".
Pino Imperatore ci parla di questo suo ultimo romanzo, che ha già conquistato i lettori, dell'importanza dell'ironia e del desiderio di ricominciare a incontrare i suoi lettori.
-       Quando hai scritto "Benvenuti in casa Esposito" pensavi già che questa storia potesse continuare?
«No, non ne avevo alcuna consapevolezza. Pubblicai il romanzo senza immaginare i suoi possibili sviluppi narrativi. Poi fui travolto dall'ondata di affetto di migliaia di lettori, che mi chiesero di proseguire la storia degli Esposito e di conoscere altre vicende del loro tragicomico percorso esistenziale. Nacquero così "Bentornati in casa Esposito" e la commedia teatrale, andata in scena per tre stagioni teatrali consecutive. E poi tanti, tantissimi incontri in una molteplicità di posti: nelle librerie, nelle piazze, nelle scuole, nelle sedi di associazioni culturali e di istituzioni pubbliche. Fino ad arrivare a quest'anno, con "Tutti matti per gli Esposito" e con il film "Benvenuti in casa Esposito", che presto verrà proposto al grande pubblico».
-       In "Tutti matti per gli Esposito" vediamo la famiglia Esposito alle prese con la pandemia, con il lockdown e con tutto ciò che sta accadendo in questi mesi. Come hai vissuto il periodo del primo lockdown? Scrivere questo romanzo è stato un modo per "esorcizzare" la situazione?
«Il lockdown l'ho vissuto con la stessa tensione e con le stesse preoccupazioni che in breve tempo, e in modo del tutto inaspettato, hanno travolto tutti i cittadini del mondo. Un conto è guardare in faccia il nemico, un altro è avere a che fare con una minaccia invisibile e temibile che può cambiarti la vita da un momento all'altro. Affrontare nel romanzo la tematica della pandemia mi è sicuramente servito a tenerla a bada sotto l'aspetto psicologico, ma la mia intenzione primaria è stata quella di "fotografare" un terribile momento storico che sarà ricordato per generazioni e generazioni».

-       In questo romanzo, come negli altri, l'ironia, che non è mai volgarità né banalità, dimostra la sua forza e la sua importanza nell'affrontare anche le situazioni più complicate. Quando è stato importante nella tua vita reagire con ironia e leggerezza (che non è superficialità) agli eventi?
«Se sono il Pino Imperatore che tutti conoscono, lo devo principalmente all'atteggiamento scanzonato, e allo stesso tempo rigoroso, con cui ho affrontato tutti gli eventi belli e brutti della mia vita. L'ironia è uno degli antidoti più potenti a cui si possa ricorrere per sconfiggere il male, ed è uno strumento irrinunciabile per stare bene con se stessi e con gli altri».
-       Ti manca il rapporto diretto con i tuoi lettori alle presentazioni? Quali sono i progetti per i prossimi mesi? Ci saranno, se possibili, presentazioni dal vivo?
«Se dipendesse da me, farei una presentazione al giorno, ad infinitum. Amo stare tra la gente, provo un piacere immenso a incontrare i miei lettori, che con il loro entusiasmo mi incitano a proseguire il cammino nel mondo dell'umorismo e della comicità. Appena possibile, riprenderemo a stare insieme. E sarà una festa continua; liberatoria e creativa».

 

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