Dal Rubicone a Facebook

Fonte Immagine: fattiperlastoria.it

Il Rubicone è un piccolo fiume della lunghezza di circa trentacinque chilometri, che scorre nella provincia di Forlì-Cesena per poi sfociare nell'adriatico all'altezza di Cesenatico. Nel I secolo a. C. costituiva il confine tra Roma e la Gallia Cisalpina e che, nel 49 a.C., fu attraversato da Caio Giulio Cesare al comando del suo esercito.
Pochi altri sconfinamenti hanno avuto maggior rilievo nella storia. Cesare, all’epoca generale, era di ritorno dalla campagna militare nelle Gallie, dove aveva conquistato la gloria. Arrivato al confine, oltre il quale non era consentito proseguire in armi per questioni di sicurezza, attendeva istruzioni.
Il Senato era impaurito dal potere acquisito dal comandante e decise allora di temporeggiare. Comandò di sciogliere l’esercito e di rinunciare ai poteri conquistati in Gallia, solo a quelle condizioni avrebbe potuto dirigersi verso Roma. Cesare intuì il tranello, pensò al da farsi e poi prese la decisione con la famosissima frase: "Alea iacta est" (il dato è tratto).
Tra il 10 e l’11 gennaio del 49. a. C. le acque del fiume testimoniarono il passaggio di circa cinquemila uomini e trecento cavalieri, dando inizio alla guerra civile. Quell'azione avrebbe cambiato per sempre il corso della storia. La repubblica romana, dopo la guerra civile, finirà nelle mani di Giulio Cesare che instaurerà la dittatura e porrà le basi per il futuro impero.
Negli stessi giorni, dopo 2068 anni, è accaduto un altro fatto molto grave, che potrà avere nefaste conseguenze sulla democrazia, infatti, Twitter, Facebook e Instagram hanno censurato il presidente americano Donald Trump, cancellandone gli account, adducendo la motivazione di istigazione alla violenza. Condannando sempre e comunque la violenza in tutte le su forme, è vero che la democrazia stia vacillando negli Usa, anche sul piano dell’informazione.
Possiamo definire democratico impedire al presidente degli Stati Uniti di comunicare con la nazione?
Il presidente uscente non ha forse diritto di parlare di ciò che è accaduto a Capitol Hill?
L’errore di Trump, che lo condanna mediaticamente come responsabile di questo terribile episodio, è stato quello di non accettare la sconfitta con dignità, parlando per settimane di “elezioni truccate”.
Per ottenere questo risultato i media americani, sia i tradizionali, sia i social network, hanno adottato metodi antidemocratici simili a quelli che attribuivano a lui.
Non dobbiamo accettare nessuna forma di censura. Non solo Trump o il nemico pubblico di turno, ma potremmo essere anche tutti noi vittime di tale controllo. Come cittadini abbiamo il diritto di sapere ciò che pensa il presidente di una nazione in merito ad un’emergenza sanitaria, all’andamento delle elezioni o ad altro, anche se le sue idee fossero sbagliate.
La polemica attorno al fatto che una serie di piattaforme social abbiano deciso di bloccare il profilo del presidente Usa uscente, dopo le violenze dei suoi sostenitori a Capitol Hill, sta dividendo l'opinione pubblica tra chi grida alla censura e chi invece considera la cancellazione come doverosa. Pertanto, il dibattito si sposta anche sul ruolo dei social nella società moderna, sono soltanto una semplice forma di intrattenimento o hanno assunto, invece, un potere che sarebbe meglio regolamentare in maniera precisa?
Ad ogni modo le decisioni di Facebook, Twitter, Instagram pongono un problema, è una scelta che crea un precedente. Le piattaforme social assumono un ruolo editoriale, si trasforma la loro funzione sociale e politica, ciò potrebbe creare problemi molto più complicati del previsto.
Gli operatori dei social network devono garantire che la comunicazione politica non sia inquinata dall’odio e dalla violenza, ma è incredibile che un’azienda privata possa decidere chi parla e chi no. I mercati, soprattutto quelli finanziari, decidono le sorti dei politici e se questi possano esprimersi o meno, quindi, è chi possiede il mezzo con cui si diffonde il pensiero a determinare le sorti dei politici, non loro stessi con le proprie idee, perché potrebbero essere impediti dal comunicarle. La democrazia è in crisi profonda, come direbbe Cesare: "Alea iacta est".

 

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