Dall’autarchia alla raccolta differenziata

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Uno gli effetti più nocivi, e forse meno considerati della globalizzazione economica, è stato l’aumento dei prodotti “usa e getta” e dei rispettivi imballaggi, che hanno accresciuto il problema della gestione dei rifiuti. La sovrapproduzione industriale e la diffusione della mentalità consumistica hanno avvicinato/omologato i costumi dei popoli, ma hanno anche prodotto la questione degli enormi scarti e degli imballi, soprattutto di quelli monouso, da eliminare.
La difesa dell’ambiente, sommata alla difficoltà nel reperire aree per l’edificazione di nuove discariche, ha trovato una prima soluzione nel riciclaggio dei rifiuti, che consente la riduzione del residuo da smaltire, il risparmio di materie prime e il riutilizzo delle stesse. La crescita della coscienza ecologica fra le comunità e gli allarmi lanciati dagli studiosi sull’inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’aria, hanno inaugurato l’era della raccolta differenziata. La prima direttiva della CEE, che promuoveva la raccolta differenziata e la razionalizzazione nel trattamento dei rifiuti, è del 1975. In Italia essa è regolata da un decreto legislativo del 1997, poi inglobato dal “Testo Unico Ambientale” dell’aprile 2006, con norme aggiuntive negli anni successivi, tutte tendenti all’incremento della percentuale dei rifiuti riciclati rispetto alla quantità prodottane.
La differenziazione dei rifiuti facilita il loro reindirizzamento verso lo smaltimento (stoccaggio in discarica e distruzione in termovalorizzatore o inceneritore) oppure verso il riciclo propriamente detto. La raccolta differenziata, oltre che un obbligo di legge, per i comuni è divenuto uno strumento economico, sia per la riduzione dei costi che per i premi spettanti ai comuni “ricicloni”.
La prima regolamentazione organica, in Italia, della raccolta e del riutilizzo dei rifiuti si ebbe durante il Regime fascista, in particolare dopo la conquista dell’Impero e il blocco commerciale (ottobre 1935). L’autarchia, che fu la risposta dell’Italia mussoliniana alle sanzioni economiche inflittale dalla Società delle Nazioni in seguito all’aggressione dell’Abissinia, impose il riciclo di ogni scarto produttivo. L’autosufficienza economica dello Stato divenne un’esigenza di politica internazionale che si conciliava perfettamente con la dottrina nazionalistica del Regime.
Per bastare a sé stessi, “Non sprecare” divenne l’undicesimo comandamento dei cittadini italiani. Furono creati centri chimico-scientifici per la produzione della gomma e di carburanti autarchici, e fu istituito l’Ente Nazionale Italiano per l’organizzazione scientifica del lavoro (ENIOS). Quest’ultimo aveva il compito di condurre, sia in campo tecnico che nella propaganda politica, la lotta contro gli sprechi. Esso pubblicò un volume, “Gli sprechi nella casa”, che era un prezioso manuale di economia domestica, che indicava gli errori più comuni da evitare nella gestione delle risorse familiari. Il consiglio indirizzato alle massaie era quello di “non consumare inutilmente e di recuperare, utilizzandoli, i residui e i rifiuti”.
Gli imprenditori furono “precettati” per la guerra alle colossali montagne di rifiuti che, dopo un’accurata cernita da parte delle operaie, venivano riconsegnate all’industria. Su 100 quintali di spazzatura, circa 20 venivano riutilizzati; si trattava di stracci, di vetro, di carte, di latta e metalli vari, di porcellana, cuoio e sughero. Dopo la selezione, le materie organiche venivano lasciate fermentare, sfruttando così i gas che esse producevano (metano, ammoniaca) e usandoli come concimi per l’agricoltura. Trucioli e rottami di metallo tornavano all’acciaierie; lattine e scatolame in latta venivano compresse e fuse per riottenerne stagno. Per iniziativa dell’ENIOS furono anche fatti degli esperimenti sull’utilizzo del metano come surrogato della benzina.
Oltre ai dati sopra riportati, si ricorda che il legno veniva utilizzato come combustibile e che, con la cenere si otteneva la liscivia (detergente usato per lavare il bucato o per addolcire le olive), mentre con i residui alimentari si nutrivano gli animali o li si usava come fertilizzanti. Il trattamento dei rifiuti, disciplinato nuovamente nel 1941, considerava il tema anche dal punto di vista igienico-sanitario - per ridurre quindi il pericolo di malattie infettive -, e dall’angolo visuale del decoro estetico urbano.

 

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