Dedicato...a chi resiste

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"Ai suonatori un po' sballati, ai balordi come me, a chi non sono mai piaciuta, a chi non ho incontrato e chissà mai perché; ai dimenticati, ai playboy finiti e anche per me".

Era il '79 quando la Bertè dedicava questa memorabile ma semplice composizione ai reietti, agli abbandonati, a quelli che la società non ha mai voluto, che ha emarginato, a cui ha inferto una condanna senza appello.

Oggi, quarant'anni dopo, quella fascia sociale si è andata sempre più ad allargare, contemplando anche chi prima era considerato benestante o, almeno, classe media di un'Italia che si apprestava ad esprimersi per le parlamentarie del giugno di quell'anno. Allora vinse la democrazia, quella del popolo, in un sistema proporzionale puro che prevedeva la scelta vera da parte della gente, mediante la preferenza: lo spartiacque che permise a quella classe dirigente di evolversi in "politici da fiera", totalmente scollati dalla base elettorale, convinti che comunque un posto a tavola lo avrebbero conquistato comunque.

 "A chi si guarda nello specchio e da tempo non si vede più, a chi non ha uno specchio e comunque non per questo non ce la fa più". Dedicato a chi è vittima di uno stato di sorveglianza, come avveniva a Berlino Est, dove tedeschi sovietici erano costretti a denunciare loro fratelli: allora non sapevano che ci sarebbe stato un tempo in cui tale infamante pratica sarebbe diventata motivo di vanto sui social. Ma per ogni Gassman, c'è un Pio e Amedeo che pubblicizza fruttivendoli e pescivendoli di periferia, mediante la collaborazione di volti amati, come il capitano giallorosso, Francesco Totti.

"A chi ha lavorato, a chi è stato troppo solo e va sempre più giù". E così, tra sostegni che non arrivano e un'apertura promessa ma ancora non concessa del tutto, la libertà si conquista nelle piazze piuttosto che per le autostrade, dove il popolo, quello verace, quello che non ce la fa più, stanco di soccombere, fa sentire la propria voce ad una banda di burocrati che risulta assordata da un bagordo banchettare, contraddistinto dall' ingordigia di una tavola imbandita con un debito che pagheranno i nostri figli. E non importa se si consumi al chiuso, agli dei moderni è permesso ciò che ai comuni mortali è impedito. Basta farsi un giro per Roma, dove ristoratori poco empatici aprono le porte a personaggi togati o, semplicemente, amici di "chi conta".

"E questo schifo di canzone non può mica finire qui manca giusto un'emozione, dedicato all'amore lascia che sia così". Ad uno Stato impotente a far rispettare le proprie, seppur discutibili, regole, che non riesce a vietare un semplice aperitivo ai Navigli, si rimedia con il coprifuoco, uno strumento d'altri tempi e di ben diverse circostanze che mai ci saremmo aspettati di conoscere. Ma chi lo dice a sua san(t)ità Speranza che Avellino non è Milano e che, per la sua (e quella dei suoi governi) incapacità, stiamo sacrificando l'adolescenza degli italiani, la spensieratezza dei nostri bambini e, soprattutto, gli ultimi giorni di vita di troppi anziani che hanno fatto sì che ci fosse un'Italia che in un futuro sarebbe stata governata dalla peggior classe dirigente dal dopoguerra ad oggi?

Ma, per ogni sopruso commesso da chi dovrebbe garantire sicurezza e libertà, c'è un giudice che crede ancora nello stato di diritto e cancella una multa illecita, inferta ad un ragazzo di 21 anni che aveva commesso l'efferato crimine di trattenersi a casa della fidanzata, a pochi metri dalla propria residenza, dopo le 22 di sera: “L’obbligo di permanenza domiciliare che sia totale o circoscritto alle ore notturne come il coprifuoco è completamente illegittimo". Almeno in questo caso, ha vinto l'amore.