Dell'Utri assolto: effetto Palamara?

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E’ curiosamente strano, quanto palesemente usuale, che la magistratura, coadiuvata da una “incomprensibilmente” onnisciente macchina mediatica, sempre pronta e puntuale nell’infangare ad libidum, intervenga solo nel momento in cui il malcapitato di turno decida di intraprendere un percorso politico. Ed ancora più singolare risulta il fatto che la stessa voglia di “giustizia ad orologeria” si palesi nei confronti del solito, ben delineato ed ormai scontato schieramento.

L’assoluzione di Marcello Dell’Utri, che va a sommarsi - prevalendole per visibilità massmediale - alle posizioni assunte dai giudici rispetto ai precedenti casi Morano e Cesaro, piuttosto che Mannino, non va vista come un ravvedimento al fine di porre riparo ad un mero errore giudiziario. Se fosse così, sarebbe quantomeno stravagante che l’ex senatore venga considerato un mafioso fino al 1992, per poi risultare ravveduto - con inesplicabile rassegnazione da parte della sopracitata delinquenza organizzata - negli anni successivi, proprio quando, con Forza Italia, lo stesso gestirà il vero potere, derivante da una posizione governativa determinante. Infatti, Dell’Utri viene prima condannato a sette anni di reclusione, il 29 giugno del 2010, per concorso esterno in associazione mafiosa, per poi risultare totalmente estraneo alla famosa trattativa stato-mafia post ’92, la quale, oltretutto, per la Corte d'assise d'appello di Palermo, non si sarebbe mai concretizzata.

Ed è persino più paradossale se ci ponessimo ad analizzare tale vicenda mediante un’ottica più allargata, per tempo e dimensione. Era il 23 dicembre del 2002, difatti, quando il secondo governo Berlusconi, il quale Marcello Dell’Utri sosteneva, modificò gli artt. 4-bis e 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 - rettificati nuovamente in sede parlamentare dal Berlusconi IV nel 2009 - allungando i tempi del cosiddetto “carcere duro” per i mafiosi ed estendendolo anche ai condannati per terrorismo ed eversione. Credete che una compagine manipolata dalla mafia possa, in tutta serenità, legiferare in tal senso.

Inoltre, se ciò non bastasse, sono da annoverare le reiterate ed insistenti richieste da parte degli “addetti ai lavori” verso Vittorio Mangano, pluriomicida legato a Cosa Nostra, il quale avrebbe rifiutato di fare dichiarazioni contro Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi in cambio della scarcerazione.

A questo punto c’è da chiedersi, l’assoluzione di Dell’Utri è una limpida resipiscenza giudiziaria o una conseguenza dell'auspicabile crollo del sistema denunciato da Palamara?