Dell’acqua e dell’amore

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Scappi di notte, perché la notte rende tutto più nascosto. Di notte la luce non invade i pensieri. Il giorno assorbe tutto e non ti lascia spazio. Di notte gli occhi sono più aperti, per farsi strada nel buio. Vado dentro il buio. Esco di notte e lo affronto”.

Il giorno e la notte, il Brasile e l’Italia, l’acqua e l’amore: la raccolta di racconti di Brunella Caputo ci narra la vita nelle sue mille sfaccettature, nei suoi contrasti e nella sua bellezza. La vita con i suoi sogni, come nel racconto “L’infinito e il fiore di cappero”: “Sogno di gioia e di dolore, di rabbia e di malinconia. Sogno ciò che sono e la vita che vorrei”. Ma la vita è fatta anche di attese, attesa della persona amata, un’attesa che dona benessere all’anima, l’attesa di un viaggio così come l’attesa di una persona che sta arrivando, come in “Il ponte della città che non dorme”.

La vita dei nostri giorni ha subito una brusca interruzione con la pandemia; il lockdown ha rappresentato il tempo del cambiamento, della sospensione, il tempo dei pensieri, il tempo dei passi misurati e dei numeri scanditi all’ingresso del supermercato. L’autrice ne parla nel racconto “Primavera 2020” che rende bene il senso di quello che abbiamo vissuto: lo racconta in maniera intima, personale eppure così condivisibile.

Il comune denominatore dei racconti brevi della raccolta “Dell’Acqua e dell’Amore” è l’amore: l’amore in senso ampio, l’amore per un uomo o una donna, l’amore per un luogo, l’amore per gli amici. Accanto all’amore, l’acqua: di mare, di fiume, l’acqua della pioggia e quella delle lacrime.

Ogni racconto è breve: in poche pagine l’autrice riesce a regalare al lettore uno squarcio di vita, un assaggio di ciò che ciascuno di noi ha provato e continua a provare nel corso della sua vita, per un amore lontano, per la propria città, per un luogo speciale.

Passando da un racconto all’altro, da una vita all’altra, il lettore viaggia, come sul treno che va in Cilento, e vive, riflette sulle sue esperienze e sicuramente si troverà a pensare, almeno una volta: “Questo avrei potuto (o voluto) scriverlo io”.

“Quando avevo la macchina guidavo per ore, senza meta, mettendo a posto i pensieri. Oggi, no. Oggi non si può. Oggi devo camminare e cercare di mettere a posto un unico pensiero. Uno solo, fermo e solitario da giorni e giorni. Il pensiero del ritorno della paura. Quella paura, una sola, sempre la stessa. Non posso dire qual è. Non posso. Perché l'assurdo pensiero ricorrente, che ti inonda il cervello improvvisamente, non lo puoi raccontare. Perché le paure che ti appartengono non si dicono. Ognuno ha le sue, non puoi arrivare tu a raccontare le tue. La tua. Perché io ne ho una sola”.

Brunella ci racconta come nasce questa raccolta di racconti e ci parla un po’ di sé, della sua scrittura, della sua vita.

Ho sempre pensato che il racconto rappresenti la vera sfida di uno scrittore, perché in poche pagine, a volte in poche righe, deve riuscire a condensare il messaggio, catturare l’attenzione del lettore, lasciare il segno. Qual è il tuo rapporto con questa forma di scrittura?

Sono profondamente legata ai racconti, sia come lettrice che come scrittrice, soprattutto a quelli brevi. Sono un concentrato di emozioni. È un po’ come bere un caffè ristretto invece che un caffè lungo: assapori tutta la sua essenza in un solo sorso. Io scrivo principalmente racconti, quindi sono molto legata a questa forma di scrittura. Riuscire a narrare una storia in poche righe mi fa sentire molto appagata, non essendo una cosa semplice. Quello che più mi sta a cuore è il finale: lo considero un po’ come uno schiaffo ricevuto all’improvviso. Molto spesso parto dalla frase finale, nella costruzione della storia breve; nel senso che ho in mente una frase che mi piace con cui vorrei chiudere una storia e vado a ritroso a ricostruire. Oppure parto dal titolo. La storia, poi, viene da sé, condita di esperienze personali (perché ci sono in ogni cosa che si scrive, non credo assolutamente a chi dice il contrario), scene viste, luoghi visitati emozioni provate. Il racconto la vera sfida di uno scrittore,   hai perfettamente ragione.

Questa raccolta si compone di molti racconti: c’è un filo rosso che li lega?

Sì, sono legati dal filo rosso dell’amore, che non è solo e sempre un amore felice o un amore verso un’altra persona, e dal filo rosso di un cuore pulsante: il cuore di ognuno. Sono storie indipendenti ma legate dal filo dell’amore, di ogni colore, e da quello dell’acqua, in ogni sua forma.

Io ho il mio preferito tra questi racconti, quello che mi ha fatto pensare “Avrei voluto scriverlo io”! Se dovessi scegliere, ce n’è uno a cui ti senti più legata?

Sono due: “Febbraio” e “Notte senza sonno”. Sono pieni di me e dell’altra metà di me.

Il libro è dedicato ai tuoi genitori. Quando sono stati importanti per te e quanto ancora oggi hanno un “peso” nelle tue scelte e in ciò che fai?

I miei genitori sono la mia aria e ogni singolo battito del mio cuore. Sono nella mia vita ogni attimo, incollati sotto lo strato più duro della pelle delle mie braccia di modo che io possa accarezzare sia l’uno che l’altro, ogni sera prima di dormire, abbracciandomi. Mio padre era un nuotatore di mare formidabile, viene da lui la mia passione per l’acqua. Non ha mai messo piede in una piscina; diceva che l’acqua doveva essere salata e bruciarti gli occhi e restarti sulla pelle come segno d’appartenenza. Mi raccontava che davanti al mare, qualunque mare, mi sarei sempre ritrovata. E così è stato, anche oltreoceano. Mio padre amava nuotare, tutte le mattine d’estate, e mia madre, che non aveva la stessa passione, lo seguiva comunque restando per ore sulla riva a guardare. Questa è per me la più bella dichiarazione d’amore. Io credo che loro adesso vivano così: mio padre in mare e mia madre, sulla riva del stesso mare, a guardarlo nuotare.

Tu vivi tra l’Italia e il Brasile: quali sono le cose che ami di più di questi due Paesi? E che cosa ti manca dell’uno quando risiedi nell’altro?

Il Brasile è una terra meravigliosa, più meridionale della mia “meridionalità, mi ci sono ambientata facilmente. Come tutti i paesi ha i suoi "pro" e i suoi "contro". È un paese straordinario, affascinante e coinvolgente. Di Sud America ci si ammala, come d’Africa. Ma ha anche tanti pericoli. Diciamo che bisogna stare attenti, molto. Del Brasile amo la natura, la vastità dei territori, l’oceano, i colori, le spiagge infinite, i pappagalli e le farfalle, le cascate in ogni dove, le mucche e i cavalli ai lati delle autostrade, e… dovrei scrivere un libro per elencare tutto. Una terra che porterò sempre nel cuore, per adesso non ci tornerò. Si può dire che ho vissuto in Brasile, per otto anni. Dell’Italia amo…beh, è la mia terra, direi tutto, nel bene e nel male, anche se preferirei che tanto “male” non ci fosse, soprattutto dalle nostre parti. Non mi mancava né l’Italia quando ero in Brasile né il Brasile quando ero in Italia, non sarei riuscita a viverci a cavallo così a lungo altrimenti. Mi mancava l’altra metà di me, quando ero in Italia, e mia madre (finché ha vissuto) quando ero in Brasile.

Brunella, tu sei attrice, regista teatrale, scrittrice. In che modo hai affrontato questo ultimo anno e mezzo in cui il tuo lavoro è stato completamente stravolto dalla pandemia e quali sono i progetti per il prossimo futuro?

L’ho vissuto come in un bolla di sapone, senza capire cosa ne sarebbe stato di me e del mio lavoro. È stata dura, per tutti. Ora pare ci sia una ripresa, ma è ancora tanto difficile, le gente ha paura e fa a meno di andare a teatro purtroppo. Diciamo che siamo ancora stravolti, ci vorrà ancora tempo. Ho ricominciato, nel mio piccolo, con i laboratori e le preparazioni di nuovi spettacoli. Speriamo bene. Altro non riesco a dire. Siamo soli.