Dracula, racconto di una storia d'amore?

Fonte Immagine: thrillernord.it

Samuel Johnson diceva: "Non troverai nessuno che voglia lasciare Londra: quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita". La capitale inglese è, a parer mio, il giusto connubio di modernità e storia, svago e cultura, pragmatismo e mistero. Quell'arcano aleggiare, presente soprattutto nei vicoletti storici, innesca nel visitatore rimembranze di epoche passate, torbide, quasi occulte. Ebbene, tantissimi romanzieri e registi hanno scelto Londra, per le peculiarità citate, quale scenografia dei propri capolavori.

E non poteva optare per un ambiente diverso, per dar vita alla propria migliore realizzazione, Abraham Stoker, detto Bram, quando, nel 1896, decise di far rivivere nella metropoli londinese le vicissitudini del suo personaggio più celebre, Dracula.                                   

La prima volta che ho letto questa fantastica opera, ho provato una sana invidia nei confronti di coloro che avevano avuto l'opportunità di assaporarla alla fine del XIX sec., ignari del viaggio spettacolare che, di lì a poco, avrebbero intrapreso.

Si, perché tutti, oggi, conoscono Dracula, il frontman horror per eccellenza, e sanno già cosa aspettarsi nel momento stesso in cui decidessero di intraprendere la lettura di qualsivoglia elaborazione lo riguardasse. Ma loro, quelli che non conoscevano le migliaia di scritti sui vampiri, le opere cinematografiche, più o meno, fedeli al mito, hanno dovuto attendere più della metà del romanzo per capire di quale orrenda e affascinante storia si trattasse. Questo perché il racconto è sviscerato mediante estratti di diari personali, corrispondenze intersoggettive ed inspiegabili resoconti medici, materiale apparentemente banale, finché non si raggiunge, più o meno, la metà del testo, quando diviene finalmente chiara la natura demoniaca del vetusto signore del castello, troppo legato ai fasti dei tempi che furono. Così, infatti, lo vedeva il giovane procuratore legale, Jonathan Harker: un anziano ed asociale signore, ben rappresentato dal castello in rovina in cui si ostinava a sopravvivere. Almeno fino al momento in cui il puzzle si completa, ogni incongruenza, ogni dubbio, ogni domanda sono ormai sciolti: l'essenza malvagia e inumana è, finalmente, evidente quando "mi stava vicino, lo vedevo da sopra la spalla, ma nello specchio egli non si rifletteva!".

La figura del vampiro ha radici molto antiche, ma acquisisce notorietà agli inizi del '700, supportata e fomentata dalle credenze popolari, soprattutto di origine est-europea. Tale tamtam folcloristico sfociò in una vera e propria isteria di massa che, analogamente a ciò che avvenne per le streghe, portò molti innocenti ad essere accusati di vampirismo.

"Il nosferatu non muore come fa l'ape" -ammonisce Van Helsing, il dottore esperto di vampiri- "quando punge una volta. Anzi, ad ogni puntura è più forte e così ha ancora maggior potere di fare il male". Ha la forza di venti uomini; ha un'intelligenza superiore alla media, la somma di epoche diverse vissute, dato che "non può morire per semplice passare del tempo"; padroneggia la necromanzia, ha potere sui morti; è un demonio e non vi è nessuna forma di pietà in lui; ha la facoltà di soggiogare gli elementi della natura ed assumere sembianze di ogni creatura terrena.

Tra le innumerevoli pellicole che trattano del celeberrimo Conte, il film che più di tutti ha cercato di rispettare la trama originale è, non a caso, "Dracula di Bram Stoker", diretto e prodotto dall'indiscusso estro di Francis Ford Coppola. Il cast, davvero d'eccezione, ha, sicuramente, contribuito all'ottima riuscita del lungometraggio in questione.

Non mancano, però, evidenti divergenze tra aspetti fondamentali dell'opera epistolare e il film, molto più romanzato rispetto al romanzo stesso. Stoker non si sofferma sul lato romantico del protagonista, preferendo esporre, in modo crudo ed immediato, la ferocia e la spietatezza di un essere che non ha più nulla di umano, se non le caratteristiche camaleontiche di chi decide di mimetizzarsi tra la folla.

E' innegabile, però, che Dracula rappresenti il concretizzarsi dell'amore ostinato, colui che non si rassegna a perdere la sua metà, che sia stata amata davvero o per nulla, che vede come qualcosa di suo, strappatagli da un destino crudele di cui accusa Dio e che lo porta a stringere un patto col rispettivo antagonista, "il Maligno". L'orgoglio e la sete di vendetta finiscono per fargli sacrificare il suo lato umano, la sua anima. Ed è il solito, riflessivo Van Helsing che ricorda a tutti che "fallire qui non è semplice vita o morte. E' che noi diveniamo come lui, (...) creature abiette di notte come lui, esseri senza cuore né coscienza, che fanno preda di corpi e di anime di quelli che più noi amiamo".

Ed è a questo punto che l'autore riporta tutti a mettere da parte il lato sentimentale della vicenda ed affrontare la questione senza rimorsi: prima Jonathan "piomba il lampo del coltellaccio" nella gola di Dracula e poi Morris affonda il suo bowie nel cuore dello stesso. "Il tempo di un sospiro, l'intero corpo si è dissolto in polvere, scomparendo alla vista".

Del tutto differente l'obiettivo del più melenso Coppola, il quale sceglie di puntare tutto sull'amore, tramutando un riuscitissimo horror in un poema quasi cavalleresco, in cui la liberazione da una esistenza che non può definirsi più vita spetta all'amata Mina, WinonaRyder, che è costretta, in una sorta di eutanasia ante litteram -"Dammi la pace"-, a trafiggere il corpo di Vlad, per poi privarlo della testa, procurandogli, finalmente, l'eterno riposo auspicato.

Piccola chicca: studi, risalenti al 2014, narrano di una eventuale fuga di Vlad III di Valacchia (il voivoda che ha ispirato il personaggio di Dracula) verso Napoli, dove sarebbe stato accolto dalla figlia Maria, la quale avrebbe deciso di seppellirlo, dopo la sua morte, nella cappella Ferrillo (cognome della famiglia del marito), all'interno del chiostro di Santa Maria la Nova.