Famiglia e lavoro: scelte improrogabili

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Primavera Meridionale costituisce un progetto ambizioso ma non per questo irrealizzabile.

Ho chiesto ed ottenuto di rappresentare il dipartimento “Famiglia e Lavoro” perché sono convinto che per invertire la rotta si debba partire da un’umanizzazione del mondo del lavoro mediante i valori che sono propri dell’antico concetto di famiglia. Rimettere al centro la normalità, quella che un tempo poteva definirsi ordinarietà, rappresenta oggi, nel contesto che cercano di imporci ogni giorno, un atto fortemente e sicuramente rivoluzionario.

C’è bisogno di scelte, coadiuvate da una salda convinzione nelle proprie idee. Basta considerare il lavoratore mero strumento di produzione! Hanno creato una società per cui l’individuo, quando ha la fortuna di avere un lavoro, non deve avere interessi, impegni, vita sociale. Non il primo bensì l’unico scopo che gli si riconosce è quello di produrre. Questa è la realtà creata ad hoc da un’economia finanziaria che è totalmente scollata da quella reale, basata invece sul vero danaro, lacrime e sangue.

E tale presa di coscienza non ha nulla a che vedere con la lotta di classe, una fandonia creata dalla sinistra per conservare il consenso dei ceti disagiati: la lotta è sempre di natura politica, perché gli oppressi non possono essere relegati in un unico ordine sociale. Un esempio? Consideriamo la misura del famoso bonus 110%: in un anno, ne sono stati rivisti i requisiti più e più volte. Un paio di mesi fa, si era addirittura addivenuti alla decisione di eliminare tale misura. Mi dite voi come fa un imprenditore ad assumere in modo stabile se non sa se tale forza lavoro gli servirà persino il giorno dopo, il mese successivo? Hanno annientato una intuizione che poteva fare da volano rispetto alla questione lavoro ma anche economica e sociale, perché non vi è visione d’insieme, manca totalmente la programmazione.

Nel nord Europa, in questo stesso momento, stanno sperimentando la nuova settimana lavorativa, che contempla quattro giorni di attività e tre di riposo. E sembra che garantisca molta più efficacia e produttività. In Italia, per via di un sindacato colpevolmente assente, sottostiamo ancora a delle logiche quasi ottocentesche, pronto solo ad avallare statistiche occupazionali alquanto discutibili per chi vive nel quotidiano. Hanno parlato di un 9% di disoccupazione, ma non ci hanno spiegato quel fantomatico 91% a che condizioni ed in che condizioni lavori: il tasso di precarietà qual è?

Poi ci si accorge che i giovani non vogliono crearsi una famiglia, non intendono avere figli: niente di più falso! Ai giovani è negato il diritto di procurarsi una discendenza, da uno Stato che non punta nemmeno all’autoconservazione. E’ ricorrente un’altra colossale sciocchezza, secondo la quale per sopperire al calo demografico bisognerebbe accogliere di più. Assolutamente no! Per sopperire al calo demografico semplicemente bisogna dedicarsi all’attuazione di politiche che modifichino tale tendenza. Lo Stato deve avere il coraggio di farsi carico dei costi inerenti alle spese dei nascituri in modo sistemico, perché prima di essere figli di madri e padri italiani sono figli dell’Italia! Solo in questo modo si aumenterebbero gli importi degli stipendi degli italiani senza che continui a lievitare l’inflazione, mediante forme di esenzione e detrazione.

Così pure le madri che scelgono di rinunciare alla propria carriera per dedicarsi totalmente alla crescita dei figli, devono essere considerate una risorsa e non un peso per la società, perché sono coloro che tengono viva la fiamma del focolare domestico.

Cominciamo a considerare finalmente, come diceva Giovanni Paolo II, “Il lavoro per l’uomo e non l’uomo per il lavoro”.