Fatti non foste a viver come bruti

Fonte Immagine: teatridibari

Primo Ministro, Grandi Elettori, Impeachment e molto altro... Sono queste e non solo le mostruosità giuridiche che appaiono giornalmente sui media e che fanno venire l’orticaria a qualsiasi giurista ma non solo.

Ma vediamo quali sono gli errori più comuni con cui viene ferita a morte la nostra Costituzione e con essa il sudore e la determinazione di chi si è dedicato a questa per lasciarcela in eredità. 

In primis, vista l’imminente elezione del Presidente delle Repubblica, possiamo cominciare con l’utilizzo del temine "grandi elettori" riferito ai Parlamentari ed ai delegati regionali (3 per ogni Regione ed 1 per la Valle d’Aosta) deputati all’elezione del Capo dello Stato attraverso una procedura regolata dagli articoli 83-85 della Costituzione.

Altro vocabolo molto comune è "impeachment", termine pronunciato da molti media ed anche dal "bibitaro prestato alla politica", riferito al Presidente Sergio Mattarella, salvo poi cambiare totalmente orientamento - come poi successo sull’Euro o sulla questione TAV in Val di Susa. Peccato che anche questa parola non sia mai menzionata nella nostra Carta costituzionale, e che la stessa parli all’articolo 90 di “messa in stato d’accusa” dal Parlamento riunito in seduta comune verso il Presidente della Repubblica per alto tradimento o attentato alla Costituzione, mentre l’impeachment, istituto nei Paesi anglosassoni e che nel caso specifico del Presidente Usa prevede due votazioni separate da parte dei singoli rami del Parlamento.

Venendo ancora alle questioni riguardanti il Governo, è molto frequente il ricorso al termine "Primo Ministro", come se fossimo cittadini di Sua maestà la Regina Elisabetta II e il nostro capo dell’esecutivo fosse Boris Johnson, anziché Presidente del Consiglio di Ministri, riportato negli articoli 93 e 94 della Costituzione

Altro tema scottante è quello del Governo eletto dal popolo, poiché la sua formazione è disciplinata da un’apposita prassi, quella regolamentata dagli articoli 93 e 94 della Costituzione, composta da quattro fasi distinte tra di loro, di cui la prima è detta fase preparatoria in cui avvengono le consultazioni tra il Presidente della Repubblica ed i rappresentanti dei partiti politici; successivamente e quando sussistano le condizioni avviene l’incarico ad una personalità ritenuta capace di formare un nuovo esecutivo ed indicata dai gruppi di maggioranza parlamentare; dopo tutto ciò avviene la nomina del Presidente del Consiglio e dei Ministri stessi (ambedue le nomine devono essere controfirmante dal nuovo Capo dell’esecutivo per attestare l’accettazione degli incarichi) e l’accettazione delle dimissioni da parte del Governo uscente; infine avviene il giuramento alla presenza del Presidente della Repubblica e la votazione della fiducia da parte delle singole Camere.

Gli errori da matita rossa a cui si potrebbe fare riferimento sono molti altri, ma l’intento di chi scrive non è quello di giudicare o criticare le istituzioni degli altri Stati, tutte legittime e da rispettare con i loro pro e contro, piuttosto occorre denunciare la superficialità con cui determinati temi siano trattai dai media, ancor più che l’Italia può considerarsi la "patria del diritto" attraverso l’esperienza romana in primis e successivamente con i suoi eredi.

Quali sarebbero i correttivi da apportare per evitare tali orrori? Innanzitutto alla scuola italiana, la cui unica missione attuale appare l’insegnamento della lingua inglese (fondamentale in un modo che da decenni attraversa una fase di globalizzazione) a discapito delle discipline classiche, come latino e greco che non a caso sono oggetto di studio nelle scuole dell’obbligo nei paesi nord europei e da dove proviene buona parte dei direttori dei maggiori musei e parchi archeologici italiani, nonché delle discipline giuridiche ed economiche, affinché i nostri ragazzi possano arrivare alla maggiore età consapevoli dinanzi alle consultazioni elettorali o a istituti privatisti di tutti i giorni come può essere il contratto. 

"Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza", recitava Dante Alighieri nel canto ventiseiesimo dell’Inferno (il Canto di Ulisse). L’intento del Sommo Poeta era quello di spronare le generazioni future ad avere consapevolezza delle proprie origini e delle proprie radici, una sorta di “Ricorda chi eravamo”, nel discorso di Delio alla fine del film cult “300”.

Nell’attesa che le istituzioni si muovano in questa direzione non possiamo fare altro che diffondere il Verbo, quel Verbo dell’amor di patria che finalmente potrà riscattarci.