Franceschiello: l’ultimo re di Napoli

Fonte Immagine: storiedinapoli

Francesco d’Assisi Maria Leopoldo di Borbone, meglio conosciuto con il soprannome di Franceschiello, piuttosto che come Francesco II, è stato l’ultimo re delle Due Sicilie. Subito è da sottolineare che il suo regno è stato molto breve, ricoprendo un arco temporale di oltre un anno, dal maggio del 1859 all’impresa garibaldina, fino al febbraio del 1861 e quindi la successiva annessione al Regno d’Italia. Francesco II era nipote di Vittorio Emanuele I, il nonno, per unione della figlia Maria Cristina di Savoia con Ferdinando II. Fino a pochi decenni orsono, la figura di Francesco II è stata poco indagata, producendo una scarsa letteratura a riguardo e ancor peggio valorizzata, anzi quasi denigrata ad una visione unidirezionale soggetta ad una pesante ed ingiustificata “damnatio memoriae”.

Fu educato dai Padri Scolopi e dal cappellano Nicola Borelli, secondo rigidi precetti religiosi e morali, di indole piuttosto timida e dal carattere semplice e schietto. “Triste ed annoiato”, lo definì il De Cesare nella sua opera, La fine di un regno, e ancora Benedetto Croce nel suo saggio storico, Storia del Regno di Napoli, apparso nella prima metà degli anni venti del secolo scorso, lo definisce come “una scialba figura di giovinotto impacciato”.

Secondo la storiografia più attenta, due sono sostanzialmente le cause che per anni hanno portato a sminuire la figura di Francesco II. In primis il suo brevissimo regno che non ha concesso a Francesco II di esprimersi al meglio e in secundis l’ombra del padre, Ferdinando II, dotato di una spiccata ed incisiva personalità, sempre pronto a supervisionarne l’operato del figlio. Successivamente, con la morte del padre Ferdinando II, furono gli zii che operavano politiche apertamente contrastanti oltre alla matrigna Maria Teresa che tentava in tutti i modi di riprendere il potere e la centralità perduta, fino ad ordirne un complotto che tentava di sottrarre il regno al figliastro Francesco II, per sostituirlo al trono con il Conte di Trani, primogenito della matrigna Maria Teresa.

Dato che nella storia contano i fatti e non le opinioni, in politica interna Francesco II nonostante il breve regno, fu promotore di numerose riforme: emanò amnistie, concesse maggiori autonomie ai comuni, dimezzò l’imposta sul macinato, ridusse le tasse doganali, costituì commissioni per migliorare la qualità di vita dei detenuti, incentivò progetti di ampliamento della rete ferroviaria, ma soprattutto Francesco II amava il suo popolo e la prova evidente si presentò quando in seguito ad una grave carestia, acquistò una grande quantità di grano estero che venne destinato gratis ai più indigenti, mentre altra parte fu ceduta sottocosto sempre alla popolazione. Oltre alla sua comprovata magnanimità, Francesco II non fu guerrafondaio, ne particolarmente amante delle armi per le risoluzioni tra stati, ma preferiva la negoziazione, cercando soprattutto di salvare la vita dei suoi sudditi e di non immolarli in guerre fratricide. Anche quest’ultimo aspetto, che per molti cronisti dell’epoca sembra azzardato se non esagerato, ha un suo riscontro oggettivo.

Quando il regno Delle Due Sicilie fu circondato dai garibaldini a sud e dai piemontesi che scendevano da nord, Francesco II abbandonò volontariamente Napoli, per non esporla ad un inutile bagno di sangue e ordinò ai suoi soldati che ancora presidiavano cittadine strategiche di non aprire il fuoco sui garibaldini ormai alle porte. Ulteriore conferma, arriva dall’assedio di Gaeta e dalla battaglia del Volturno, ove furono liberati i prigionieri garibaldini e piemontesi per sua espressa volontà. Fu ospitato da Pio IX per quasi dieci anni a riprova della sua stima e delle eccelse virtù cristiane di Francesco II. Proprio nei suoi interventi legislativi furono costantemente ripetute parole come: pace, fraternità e carità. Morì ad Arco di Trento, nel 1894, dopo il soggiorno parigino, vivendo da privato cittadino, dato che gli furono confiscati tutti i beni.

Solo negli ultimi tempi la figura di Francesco II è stata opportunamente vagliata e sono emerse quelle caratteristiche che abbiamo cercato di evidenziare, improntate sulla fratellanza, sulla pace, sulla tutela degli indigenti e degli ultimi, sull’amore viscerale per il suo popolo a cui era legato più di ogni cosa. Queste virtù erano tanto palesi e profonde, da non poter essere trascurate. Nel 2020, il cardinale Crescenzio Sepe, annuncia l’apertura della causa di canonizzazione di Francesco II ed attualmente è riconosciuto dalla Chiesa come Servo di Dio.

La figura di Francesco II e l’ascesa per un riconoscimento cristiano, quanto meno hanno delineato la vera e più profonda figura di un uomo prima e di un sovrano dalle spiccate virtù cristiane, la cui vita è stata sempre illuminata ed esemplare volta a migliorare la vita del prossimo e dei suoi sudditi. Come lui pochi sovrani hanno avuto un amore così viscerale con il popolo e proprio questo aspetto lo eleva a sovrano illuminato e lungimirante. Aveva compreso che il benessere e il placet del popolo costituivano l’unico strumento di legittimazione del potere, inteso proprio come instrumentum regni, questo esempio lungimirante fa da apripista ad una legittimazione della sovranità popolare, che si cristallizzerà indissolubilmente nella Carta Costituzionale e che dovrebbe guidare le odierne classi politiche che sempre più spesso dimenticano e abusano della sovranità popolare.

 

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