Grand Cinèma Netflix

Fonte Immagine: supergacinema

Era il 1997 quando Reed Hastings e Marc Randolph, nella torrida e roboante California, davano luce ad una società di noleggio DVD e creazione di videogiochi. Una semplice scritta bianca in campo rosso lievemente arrotondata al centro: si trattava di Netflix. Solo dal 2008 – dieci anni dopo il suo battesimo – Netflix sarebbe diventata nota al grande pubblico per le motivazioni che, ancora oggi, la rendono uno dei servizi più sfruttati al mondo: lo streaming online di contenuti multimediali, permettendo la fruizione sia di contenuti filmici che di cortometraggi e serie tv.

Netflix si è dimostrata, in questa sua ultima forma, una scommessa vincente. La possibilità di ricorrere ad abbonamenti deprezzati e condivisi, di usufruire di una libreria smisurata e diversificata per generi, di accedere a qualitativi prodotti originali ha calamitato un enorme quantità di utenti. In ogni caso, Netflix rappresenta solo la punta dell’iceberg, un appellativo esemplare portato a modello per indicare l’affollato novero di simili applicazioni. Amazon Prime, Disney +, Apple TV+. Netflix ha lanciato una moda…o forse siamo di fronte a qualcosa di più?

Francesco Casetti, critico cinematografico già comparso tra le pagine della nostra rubrica, aveva già parlato di variazione rivoluzionaria nel consumo dell’esperienza audiovisiva col passaggio dal cinema puro all’opportunità dell’home video. Ad oggi, l’offerta si è ulteriormente ampliata. Probabilmente i fratelli Lumière, i quali, ad onor di cronaca, finirono quasi per abbandonare il cinematografo per dedicarsi a impegni (si credeva) più redditizi, come l’istantanea, mai avrebbero potuto immaginare una tale pervasività dell’immagine in movimento nella nostra quotidianità. Forse solo Guy Debord, in un’opera pubblicata l’anno prima dello scoppio dei moti studenteschi del ’68, era stato in grado di immaginare ciò che stava per arrivare. Una società dello spettacolo in cui ogni singola azione, ogni pensiero, sarebbe stato simbolicamente criptato e codificato in immagini, fotogrammi, istantanee. Un mondo di apparenze, riflessi, carrellate, panoramiche. La cosa si presta a numerose e mutevoli prospettive di indagine, ma non è il fulcro del nostro discorso attuale dunque conserveremo questo spunto per un futuro spin-off.

Chiusa la nostra digressione, possiamo chiederci: quanto lo streaming online ha modificato il nostro modo di intendere la visione filmica? L’impronta è ben evidente, anzi innegabile. Le vecchie tv satellitari a pagamento basavano i loro ricchi compensi sulla curiositas dell’audience, attirata dalla succulenta chance di poter accedere, a pochi mesi dall’uscita in sala, a svariati titoli caldi. Oggi questa occasione appare in una veste ancora più conveniente. La transizione attraverso il lungo e doloroso periodo emergenziale legato alla pandemia ancora in atto ha prostrato numerosi istituti legati al mondo dello spettacolo, non risparmiando neanche i multisala. Lo streaming ha finito così per imporsi a livello mondiale come l’unica vera alternativa alla cine-visione tradizionale, finendo in breve tempo per accogliere persino lungometraggi alla loro prima uscita. Durante l’infinito ciclo e riciclo di lockdown e misure restrittive, queste piattaforme hanno visto centuplicare l’affluenza giornaliera, tanto che, per un certo lasso di tempo, la qualità video di Netflix dovette subire un sensibile abbassamento per permettere il suo utilizzo a tutti. L’onnipotenza di Netflix condusse la compagnia a tentare di personalizzare quanto più possibile l’offerta, realizzando prodotti 100% originali. Nel 2013 fu la volta di House of cards, successivamente si diffuse la wave legata a Orange is the new black. Quella che poteva essere registrata come una corrente passeggera avrebbe in realtà influito profondamente sul modus operandi dell’azienda, che successivamente (soprattutto a partire dal 2016) avrebbe colmato i suoi scaffali digitali con titoli di successo autorealizzati (Stranger things, The crown, Tredici), ancora oggi baluardo di punta del successo della società californiana. Inoltre, se i destinatari di questa tipologia audiovisiva sono facilmente rintracciabili tra i giovani in età adolescenziale o post-adolescenziale – il teen drama è forse il genere che va per la maggiore nella sezione delle ricerche – bisogna anche ammettere che questi non rappresentano l’unico asso nella manica nel ventaglio di opzioni messe in campo da Netflix. Una delle più costose imprese di Scorsese (The Irishman) è stata consegnata alla storia solo grazie all’imprescindibile intervento di Netflix, finanziatore principale dell’opera. Netflix si è poi occupata anche della distribuzione in italiano di film impegnativi e inadatti a palati disabituati alla sfida dell’interpretazione, come Sto pensando di finirla qui di un criptico Charlie Kaufman (sceneggiatore del ben più vendibile The little sunshine of the spotless mind). E ancora L’incredibile storia dell’isola delle rose, Storia di un matrimonio, Il buco. Successi di critica, piccole perle minimalista, perfino film candidati all’oscar. E spesso nemmeno trasmessi sul fondo bianco di un maxischermo. Pensiamo anche alle ultime novità: una commedia a tema apocalittico con Leonardo di Caprio in uscita nei cinema e, a breve giro, sul catalogo Netflix; stessa trafila per l’intimistico e riflessivo Il potere del cane (all’interno del quale si parla di un Benedict Cumberbatch in stato di grazia) e, neanche a dirlo, all’elenco non poteva che iscriversi anche il film italiano candidato all’oscar per il miglior film straniero diretto da Sorrentino. Il risultato più immediato è stato un depauperamento dei numeri al botteghino, con buona pace dei diretti interessati, è una scelta forse più di pancia che di cuore. A che pro affrontare una spesa ulteriore quando i medesimi contenuti, a seguito di una striminzita attesa, sarebbero diventati accessibili in toto? Una buona domanda che potrebbe ricomparire più volte nei prossimi mesi per soggetti diversi.

Fatto sta che le grandi manovre sono ormai in corso e una battaglia – forse definitiva – si sta svolgendo sotto i nostri occhi. In onore del dio comodità, canteremo il de profundis alle vecchie sale cinematografiche? O, in uno slancio romantico, premieremo ancora una volta il buon vecchio cineproiettore?