Green pass: il necrologio della libertà

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Mai la nostra generazione avrebbe minimamente pensato, un giorno, di dover subire restrizioni di libertà per alcun motivo plausibile, men che meno a causa di una pandemia cieca ed insensata. Ma, d’altronde, quando la morte ha un senso? 

Ancora oggi, non ne conosciamo la fonte, se artata o naturale; ne ignoriamo la cura certa, se non una sorta di temporeggiare, utilizzando collaudati rimedi, seppur impiegati per altre, più lievi, influenze; e, soprattutto, non sappiamo per quanto tempo ancora dovremo continuare a vivere una vita a metà, con generazioni di giovani italiani costretti ad assaporare un’infanzia inevitabilmente diversa da quella che abbiamo avuto la fortuna di sperimentare noi stessi, e che, senza alcun dubbio, consegnerà loro una visione della libertà decisamente falsata e malcompresa.

Ed allora cosa si fa? Si crea un vaccino: in pochissimi mesi, di dubbia efficacia, con tante, troppe controindicazioni, che semina dubbi e convinte incertezze persino tra le menti più colte della nostra epoca. Vi sono migliaia di medici, nel mondo, che, oltre a non essere vaccinati, si oppongono all’inoculazione, ritenuta ad orologeria, verso una popolazione inerme ed ignara. I complottisti di razza propongono teorie stravaganti, quale l’infertilità indotta, per correggere un sistema che continua a sfornare figli (ma non in Italia!): bocche da sfamare, vizi da satollare, un pianeta da prosciugare. I più pessimisti, partendo dal medesimo incentivo di oscura natura, suggeriscono addirittura l’iniezione di malattie fatali, che comunque, come già detto, porteranno alla drastica diminuzione del numero della popolazione mondiale.

Ma si sa, in un ipotetico duello, come nel famoso film di Sergio Leone, tra complottisti e governi, vi è in mezzo un popolo inconsapevole, che scava e continuerà a farlo, perché non ha altre possibilità se non fidarsi di chi, altrimenti, imporrebbe limitazioni sempre più indecorose. E tra queste, vi è sicuramente la novità introdotta in questi giorni, che ha riscosso accese e violente reazioni nella vicina Francia, solo a paventarne l’eventuale decretazione.

Il Green Pass è la recente follia partorita da una classe dirigente che, con estrema tenacia, in questi ultimi due anni, ha carpito le debolezze dei propri sudditi, intuendo che il limite entro cui può spingersi diventa sempre più esteso, ove i confini risultano così impercettibili da apparirne fittizi. Perché se siamo partiti - anche comprensibilmente di fronte ad una problematica nuova e spietata - dal limitare le libertà di cittadini presumibilmente sani fino a prova contraria, oggi si sancisce per legge che solo una parte della gente possa ritenersi libera, se questo si intende per libertà, precludendo ogni autonomia decisionale a quella restante. 

E ciò è completamente, sfacciatamente ed inconfutabilmente discriminante. 

Quando per bere un caffè in un bar, piuttosto che per soffermarsi al ristorante con amici, oppure per guardare un film al cinema e, addirittura, semplicemente per lavorare o per esprimere il proprio diritto al voto (art. 48 Cost.) è imposto un lasciapassare, la democrazia non risulta in pericolo: essa è morta!

Ma pur stando alle regole di un folto gruppo di sedicenti tolleranti, che puntualmente si sente in diritto di imporre la propria intolleranza rispetto ad una maggioranza che, a torto, si reputa debole, è semplice dimostrare la malcelata malafede intrinseca al provvedimento. Data l’asserzione per cui un vaccinato, quindi munito di green pass, sia incline al contagio, è presumibile che a bere un caffè al bar, a pranzare al ristorante, a lavoro, sia permesso andare ad un eventuale contagiato. Stesso ragionamento vale per colui che ha deciso di non vaccinarsi, il quale è considerato, però, a prescindere e senza alcuna prova schiacciante, infetto. Ora, secondo le dichiarazioni di chi continua a dettare l'agenda della nostra quotidianità, è statisticamente possibile che ad un eventuale infetto non sia vietato accedere ai luoghi simbolo della vita di un tempo, in nome di una burocrazia sovrana, per inibirne l’ingresso ai, più che probabili, sani, rei di pensarla diversamente. 

E' la vittoria del burocratismo sulla scienza, del formalismo sulla verità, dell'oligarchia sulle vecchie libertà di un popolo che si riteneva sovrano e, in un tempo lontano, lo è stato davvero.