Guarda come ti seleziono la classe dirigente

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Uno dei problemi più diffusi nel nostro malandato paese, che si ripropone ciclicamente anche ad ogni tornata elettorale, è la selezione della classe dirigente, cioè di quegli uomini e quelle donne, sopratutto i primi, che dai gangli fondamentali delle istituzioni e dell’economia governano l’Italia. La domanda che almeno una volta nella vita ogni cittadino si è posto, davanti alla mala gestio della res publica, è la seguente: “Ma come è possibile che quello/a rivesta un ruolo così importante? E poi chi ce l’ha messo/a?”

I paesi anglosassoni, possiedono sistemi di formazione, prevalentemente di natura privatistica, che vengono sottoposti ad un costante meccanismo di rendicontazione delle finanze usate, da cui emerge una trasparente indicazione delle eccellenze. Altre nazioni, come ad esempio la Francia, sono organizzate in una logica sostanzialmente pubblica, su cui si innestano alcune eccellenze, come la scuola nazionale di amministrazione che ha sede a Strasburgo ed è responsabile della formazione degli alti funzionari pubblici francesi e, più in generale, il sistema di un ristretto numero di istituti, a cui si accede con concorso dopo la laurea universitaria quinquennale.

In Italia, ad un sistema universitario, di antichissima tradizione, prevalentemente pubblico, si affiancano alcune eccellenze private  come i Politecnici, la Bocconi, la Luiss, la Cattolica…
Fino a qualche decennio fa, le realtà delle eccellenze formative italiane rappresentavano uno step necessario per l’acquisizione di specifiche competenze, mentre adesso anche il sapere evade dai luoghi fisici delle università e diventa anch’esso liquido, e più difficilmente verificabile.

Pertanto, queste eccellenze continuano ad esistere ma si trasformano da luoghi unici della conoscenza a zone grigie esclusive e dinastiche, in cui si formano i figli della classe dirigente precedente. È anche  vero che gli atenei continuano con le borse di studio ed agevolazioni di vario genere a cercare di mantenere dei requisiti meritocratici, ma d’altro canto le esigenze economiche portano ad ampliare l’offerta formativa per “catturare” un numero sempre maggiore di iscritti, prediligendo la quantità alla qualità degli studenti, rendendo sempre più complessa e difficile la selezione. Pertanto, la dimensione ambientale, ossia da quale parte della società civile si proviene,  rappresenta l’elemento fondamentale nei processi di selezione della classe dirigente.

Affinché si possa fare realmente l’interesse della nazione, è necessario che le risorse utilizzate per la formazione della classe dirigente vengano impiegate in maniera circolare con il coinvolgimento  complessivo della politica, della pubblica amministrazione  e delle aziende private e partecipate. Finché la spesa pubblica non sarà orientata verso strumenti educativi come la scuola e l’università di eccellenza, organizzate con meccanismi competitivi trasparenti ed obiettivi, non sarà possibile ottenere classi dirigenti competenti che si orientino verso la qualità ed il costante miglioramento.

A questo punto sarebbe utile anche riflettere sul sistema di selezione della classe dirigente politico istituzionale, ossia il sistema elettorale. Non si può non considerare la totale mancanza di requisiti di competenza minima per essere eletti. Infatti, mentre gli elettori devono avere dei requisiti anagrafici ossia la maggiore età, venticinque anni per il senato, e l’assenza di condanne definitive superiori a due anni per poter esercitare il voto, non è richiesto alcun requisito agli eletti. Pertanto, essendo la selezione basata solo sulla capacità di conquistare il consenso, la vita politica diventa una campagna elettorale permanente. L’esercizio del potere di amministrare le finanze pubbliche e le sorti di una nazione derivante da un’elezione, è l’unico impegno per il quale non sia richiesto alcun requisito soggettivo di competenza, e questo produce una classe politica di eccellenti incompetenti.

A peggiorare la situazione si aggiunge anche la fantasiosa ricerca dell’estrema  partecipazione diretta del popolo, che regala anche al più ignorante beone la patente di politico (dal greco politiké, che attiene alla polis, la città stato, anche parafrasato in tecnica di governo della società). In questa situazione anche l’elezione a sorteggio potrebbe risultare più efficiente.