Hated. Gli occhi del demone

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Che tu venga dal cielo o dall’inferno, che importa,
Bellezza! Mostro enorme, pauroso, ingenuo!
Se i tuoi occhi, il sorriso, il piede m’aprono la porta
Di un Infinito adorato e che non ho mai conosciuto? (Charles Baudelaire)

“Buio.
Luce.
I lampi sono pallidi artigli che dilaniano le tenebre.
Luce.
Poi di nuovo buio.
Il fragore del tuono fa tremare fa tremare la terra e il mio cuore: sull’erba si allungano le ombre scheletriche delle querce.
Cappuccetto, tieniti lontana dai boschi.
La mia mano trema, stretta attorno alla torcia spenta.
La pioggia mi ha inzuppato gli abiti, la sento sulla pelle e nelle ossa”.

Inizia così Hated di Angelica Elisa Moranelli, un romanzo che è difficile definire: è fantasy, è distopia, è amore, è riflessione sociale e sull’ambiente. A parlare in queste prime righe è Isy, giovane donna, che da bambina ha assistito alla brutale aggressione subita dalla madre, fatta a pezzi dai demoni. Dopo questo evento, suo padre l’ha addestrata perché diventasse una Cacciatrice, come lui.

In una notte di sangue e di tempesta, i passi di Isy, la Cacciatrice dai capelli di fuoco, incrociano quelli di Veil, il demone dagli occhi verdi: Veil era un bambino, aveva solo undici anni, quando suo padre è stato ucciso proprio da un Cacciatore. Adesso segue, in catene, la figlia dell’assassino di suo padre, Isy, e sa che sarà venduto ai Monaci, che lo useranno per i loro spietati esperimenti.

Un destino beffardo li unisce in un viaggio che li porta a percorrere un lungo cammino, partendo da due posizioni contrapposte, fondate su dolori del passato e pregiudizi, in un mondo in cui la Natura ha ripreso possesso del pianeta, seppellendo città e creazioni umane, occupando tutto lo spazio disponibile. Il mondo è un luogo desolato, pieno di case ridotte in ruderi, carcasse di automobili, luna park abbandonati, cimiteri dimenticati. Questo mondo in rovina è lo sfondo di una guerra sanguinosa, che dura ormai da secoli, tra Uomini e Demoni. A dominare sono la superstizione e una feroce teocrazia: Isy e Veil per le loro scelte e per i loro sentimenti si troveranno ad affrontare l’odio dei nemici, il disprezzo dei loro simili, le azioni atroci di esseri privi di scrupoli e i tranelli di una Natura crudele che li ha voluti in un mondo dominato all’odio, ma non li ha resi immuni all’amore, nonostante tutto.

«Chiamami per nome».
«Veil».

Sorride e mi osserva mentre mi rivesto.

«Sai cosa vuol dire Veil in lingua Thulir?»
«Non ne ho idea» rispondo, cercando con imbarazzo di rivestirmi più velocemente possibile. Un giorno, forse, imparerò ad amare questo mio corpo così debole. L’ho amato, del resto, mentre era fra le mani di Veil.
«Vuol dire “odiato”» dice afferrandomi da un braccio e tirandomi a sé. Mi parla con le labbra che sfiorano le mie e gli occhi vicinissimi che brillano alla luce dell’alba. «Doveva fare paura. Ma tu riesci a farlo sembrare innocuo».

Angelica ci racconta come è nato questo romanzo, la storia di un mondo in rovina che ha anticipato tante riflessioni scaturite in seguito alla pandemia di Covid. Ci parla dei suoi personaggi e di tanto altro ancora.

La storia di Hated si svolge in un mondo in rovina. Tu lo hai scritto prima della pandemia di Covid, eppure nel romanzo io ho trovato delle anticipazioni di quello che sarebbe successo, ad esempio la natura che sembra volersi riprendere il suo spazio sul pianeta. Come è nata l’idea di questo romanzo? Che cosa ti ha ispirato?

È vero, la realtà ad un certo punto, ha superato la fantasia, molte delle cose che ho scritto soltanto immaginandole, poi le abbiamo provate davvero: il senso di isolamento, di alienazione, la paura non solo del presente ma anche del futuro, la sensazione che la Natura si stesse ribellando… In effetti, la storia di Hated ruota attorno a due elementi: l’Amore e, appunto, la Natura. Volevo raccontare un amore che nasce in tempi di odio e in un mondo devastato, in cui la speranza è apparentemente morta. Tempi feroci, rendono gli uomini feroci ed è in questo contesto di morte e chiusura che ho voluto ambientare una storia d’amore tra due protagonisti che sono apparentemente la negazione l’uno dell’altro.

Isy e Veil si incontrano in una notte di sangue e il loro percorso si incrocia in maniere inaspettate e non accettate sia da parte dei nemici che da parte dei loro simili. Raccontaci un po’ di loro. Come sono nati questi due personaggi così belli, così “umani” e così complessi?

Isy è un’umana e Veil un demone e vivono in un mondo in cui umani e demoni si combattono ferocemente da secoli, Isy è anche una cacciatrice di demoni, come suo padre, e sua madre è stata uccisa da uno di loro: l’odio per queste creature dovrebbe essere insito nella sua natura, eppure, fin da piccola, Isy ha percepito l’assurdità di quella regola. Isy è un personaggio pieno di contraddizioni, si fa un sacco di domande, è spaventata, non è sicura di quello che è, ma è animata da una coraggiosa speranza nel futuro, che è la chiave di volta di tutta la storia. Veil sembra molto più risoluto e forte, ma le sue debolezze emergono man mano: la vicinanza con Isy lo costringe a confrontarsi con sentimenti molto umani quali l’amore, la passione, la paura, lo smarrimento, la debolezza, il senso di perdita, il lutto. L’idea di far interagire due personaggi dalla personalità così diversa, stratificata e variabile mi piaceva molto: contribuisce a spiegare l’idea che gli esseri umani sono fatti per adattarsi, anche sentimentalmente, ai tempi in cui vivono e al mondo che li circonda e a farlo insieme, aiutandosi.

Quanto di te c’è nei tuoi personaggi? In chi ti riconosci maggiormente?

C’è sempre molto di me in ognuno dei miei personaggi, non caratterialmente magari, ma di certo filosoficamente. Molti dei concetti sui quali rifletto da sempre trovano posto nelle loro personalità, farli agire è un modo per spiegare idee, anche a me stessa, ma serve anche a esorcizzare, analizzare, perdonare. Mi riconosco nella tendenza a porsi domande e nella fiducia nel futuro di Isy e nella tensione emotiva, nella rabbia e nella passione, di Veil.

Questo libro appartiene al genere fantasy distopico ma, secondo me, non è un romanzo catalogabile in un unico genere. Tu come lo definiresti?

In effetti non è catalogabile in un unico genere, ma del resto i generi esistono solo per rendere più semplice il lavoro dei librai, credo. Io lo definirei una storia d’amore fantasy ambientata in un mondo distopico. In effetti, potrebbe essere l’unione di tre generi: romantico, fantastico e fantascientifico.

Quali sono stati gli autori di riferimento per questo romanzo e se dovessi scegliere un unico nome (so che è impossibile…) qual è l'Autore di riferimento per te?

Ne ho tantissimi, ma se devo citarne uno solo, la cui scrittura mi ha influenzato moltissimo, aiutandomi a calibrare il linguaggio usato in Hated, è Cormac McCarthy, autore de La strada, un romanzo distopico meraviglioso, cupo e feroce quanto pieno di speranza, che consiglio a chiunque.

Se dovessi presentare il tuo libro con una frase, una sorta di messaggio da lasciare ai lettori, quale frase sceglieresti?

La frase che ho usato proprio come claim per il romanzo: a volte, l’amore è un atto di ribellione.

A che cosa stai lavorando ora? E Hated avrà un sequel?

Mi sono presa un periodo di pausa, a dire il vero, ma ho in programma due romanzi da finire, che ho iniziato a scrivere già da un po’: il secondo della dilogia La Clessidra d’oro e il secondo della serie per bambini Judi Ghost. Hated è l’unico mio romanzo stand alone, quindi non avrà un seguito, ma sto pensando a qualcosa che potrebbe accontentare i lettori che me l’hanno chiesto: un racconto prequel.