I David di Donatello 2022

Fonte Immagine: rai

Sono poche le manifestazioni peninsulari capaci di tenere botta con i fenomenali e esorbitanti shows d’oltreoceano. Eppure, qui in casa nostra, l’amore per festival patinati e celebrazioni in grande stile è culturalmente molto radicato. Non è un caso che l’ultimo Sanremo sia riuscito a realizzare, nella sua serata conclusiva, ben il 64% dello share. 

I David di Donatello non sono Sanremo. Questo già solo i numeri lo confermano: 14% dello share nazionale, un punteggio secondo al 19% fatto segnalare dalla diretta di Villareal-Liverpool sulla rete privata Mediaset. Come sempre, in Italia, è difficile battere il calcio. Figurarsi se il suo contendente principale - vedi questa occasione – è la cultura. Ma meglio non fasciarsi anticipatamente la testa e cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno: rispetto a due anni fa, la cerimonia di premiazione dei David ha fatto segnalare un +6%, quasi raddoppiando la media di spettatori collegati nell’ultimo biennio. Un risultato ancora magro, ma che lascia ben sperare per il futuro. 

Veniamo però ora al succo. Se infatti non siete tra i 2 milioni e mezzo di teleascoltatori che si sono collegati in diretta con l’evento offerto da mamma Rai, potreste starvi chiedendo: ma come è andata a finire? 

Per quanto riguarda il film mattatore della serata, bisogna dire che di dubbi ce n’erano pochi: È stata la mano di Dio non avrà convinto la giuria degli oscar a concedergli il premio per miglior film straniero, ma, come ampiamente pronosticato, la musica in patria è stata ben diversa. Un piccolo grande suggerimento della preferenza per l’ultima opera di Sorrentino si poteva leggere già tra i nomi di coloro i quali avevano valutato, ad ottobre scorso, È stata la mano di Dio come lungometraggio che avrebbe dovuto rappresentare i nostri colori agli Academy Awards. Tra questi infatti era possibile leggere anche le generalità di Piera Detassis, attuale presidente e direttore artistico dell’accademia del cinema italiano (ovvero, direttrice delle attività inerenti i David). Non stupirà quindi, al netto di queste valutazioni, che Sorrentino in una sola serata abbia incassato le statuette per miglior film, miglior regia, miglior autore della fotografia (pur se ex-aequo con Freaks out), David giovani e migliore attrice non protagonista, con una Teresa Saponangelo effettivamente in grande spolvero nel ruolo della defunta madre del regista e capace di alternare sprazzi di notevole ironia a momenti commoventi e ad alto tasso emotivo. Anche il ritorno di Mainetti sul grande schermo con Freaks out, tributo in chiave pop del quasi omonimo film degli anni ’30 firmato da Tod Browning, incontra il plauso della giuria. Pur mancando l’appuntamento con i David dal “più alto lignaggio”, Freaks out si aggiudica infatti i premi per la fotografia (come già anticipato, a pari merito con È stata la mano di Dio) e la produzione oltre a scenografia, trucco, effetti digitali e acconciature. Effettivamente, il duro lavoro tecnico alle spalle di uno «spettacolo di mostruose creature (pur se solo nell’aspetto esteriore)» si vede e permette al film di arrivare al cuore del pubblico. 

È stata anche la serata della premiata ditta De Filippo, con i tanti collezionati dallo splendido Qui rido io del maestro Martone (miglior costumista e miglior attore non protagonista, con un Eduardo Scarpetta jr. visibilmente emozionato e sorpreso per la vittoria dopo aver vestito i panni dell’avo Vincenzo) e il premio al miglior compositore per Nicola Piovani, impegnato nel film “gemello” di quello di Martone diretto da Sergio Rubini, I fratelli de Filippo

Grande soddisfazione per l’ischitano Leonardo Di Costanzo, il quale grazie alla meravigliosa collaborazione di due dei “massimi sistemi” dell’universo attoriale nostrano (Silvio Orlando e Toni Servillo) e ad una trama ben concertata e particolarmente originale riesce a portare a casa i riconoscimenti per la miglior sceneggiatura e per il miglior attore protagonista. Silvio Orlando infatti, impostosi in questa categoria, ha per la giuria superato, grazie alla sua interpretazione molto posata e riflessiva, anche gli exploit dell’amico Servillo (in gara in questa categoria per Qui rido io), di Elio Germano in America latina e del talento emergente Filippo Scotti, protagonista in È stata la mano di Dio. Molto sentita la dedica di Orlando alla moglie subito dopo la consegna del premio, altra dimostrazione di umanità e di grande sensibilità da parte di un attore a tutto tondo, da sempre capace di disimpegnarsi al meglio sia di fronte a una cinepresa che su di un palcoscenico. 

L’omaggio alla scomparsa dell’indimenticato Morricone da parte dell’amico di una vita Tornatore ha trovato il suo spazio aggiudicandosi i premi per il miglior documentario, oltre che per il miglior montaggio e – naturalmente – per il miglior suono. 

Nella sezione belle prospettive, vanno evidenziati i trionfi da regista esordiente di Laura Samani con Piccolo corpo (film intimista ed escatologico che indaga l’aspro territorio del limbo e del rapporto con l’al di là) e di Swamy Rotolo, miglior attrice protagonista per la sua recitazione in A Chiara alla tenerissima età di 17 anni. 

Non sono mancati, per concludere, i David alla carriera che stavolta hanno incoronato alcuni mostri sacri del cinema nostrano (a livello attoriale e dietro le quinte) come Sabrina Ferilli, Giovanna Ralli e Antonio Capuano, nel ricordo della scomparsa Monica Vitti.