Il fanatismo economico ci ruba l'intero tempo della vita

Fonte Immagine: kulturjam

Se ai tempi di Marx il tempo era disciplina del lavoro e sua subordinazione alla produzione, oggi tende sempre più marcatamente a essere mera subordinazione del lavoro e della vita ai tempi del mercato: sconvolge, di fatto, la vita intera del lavoratore, che si ridispone come funzione variabile del mercato flessibile e precario.

Anche il tempo libero, non materialmente consacrato all’attività lavorativa, è sempre considerato come potenzialmente disponibile per il lavoro e per la “chiamata”, per la ricerca del nuovo impiego e per l’invio del curriculum vitae. Il tempo della vita si frammenta e perde ogni stabilità e continuità, con le già richiamate conseguenze della deeticizzazione connessa con l’impossibilità di costruirsi una famiglia, di accasarsi e di partecipare attivamente alla vita politica. È potenzialmente tutto, senza esclusioni, tempo dell’economia, consacrato com’è all’attesa della chiamata, al consumo delle merci, alla ricerca di nuovi contratti, al lavoro cognitivo svolto da casa senza interruzioni e senza limitazioni.

Anche sotto questo profilo, il capitale può, così, finalmente dirsi giunto alla piena corrispondenza con le proprie potenzialità. La sua tendenza all’irreggimentazione del tempo e all’addomesticamento dei corpi si realizza senza riserve nell’epoca della competitività divenuta nuovo idolo, in cui si verifica l’impadronimento delle ventiquattro ore della vita umana. Con la sintassi di Jacques Le Goff, il “tempo del mercante” ha rimosso completamente il “tempo della Chiesa”. Non soltanto le nuove chiese postmoderne, ossia i centri commerciali e gli shopping villages, devono essere operativi sette giorni su sette, di modo che le pratiche del consumo si esplichino senza interruzioni: anche la forza lavoro e, con essa, la persona che la eroga è chiamata a essere disponibile senza limitazioni “h24”, ventiquattr’ore su ventiquattro.

Liberalizzazione e concorrenza significano, del resto, possibilità di competere senza tempi morti o dedicati alla vita, senza riconoscimento di feste e di giorni non lavorativi. Per questo, il sonno è una delle nuove frontiere che il capitale mira a valicare nella sua tendenza a oltrepassare l’ultima Thule e prendersi la vita umana nella sua interezza: “il sonno - è stato detto - rappresenta l’affermazione irrazionale e scandalosa che possono esserci limiti alla compatibilità degli esseri umani con le forze apparentemente irresistibili della modernizzazione”.