Il fascismo degli antifascisti

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L’epoca che ci è data vivere può essere definita in molteplici modi ma sicuramente non seria. La realtà, così come ci viene presentata, è davvero stravagante; assistiamo sbigottiti a fatine di Cenerentola interpretate da omoni di colore, a Superman che diventa gay, a politicanti che contestano immaginari ed anacronistici regimi con tanto di pugno alzato. Bizzarrie moderne a cui, purtroppo, ci stiamo abituando, assuefatti al politicamente corretto, strumento di sottomissione per chi non dovesse allinearsi al pensiero unico dominante.

Quel politically correct al quale si è arresa persino la Giorgia nazionale, la quale, facendo rimpiangere l’altro Giorgio (Almirante), porta per il mondo il proprio tormentone - "Yo soy Giorgia"-, come una rockstar qualsiasi. E pensare che una volta i leader parlavano “a braccio”, di problemi reali, senza preoccuparsi di ciò che pensassero gli avversari politici. 

Mentre la Meloni - sempre più in balia di un successo che, evidentemente, dimostra di non reggere -, convinta di rincorrere la compiacenza degli italiani, si sottomette, invece, al gioco di quella egemonia che non le concederà mai il proprio benestare. Prima scarica Fidanza, invece di difenderlo fino a prova – schiacciante! – contraria, poi ammette una preconcetta “infelicità” delle frasi di Michetti sulla Shoah, dimostrando di aver letto solo i titoli che il suo staff - forse non all’altezza - le ha passato, rispetto ad una dichiarazione che per nulla attacca la razza ebraica e la relativa, innegabile persecuzione.

Infine, le sfugge la matrice degli attacchi alla CGIL: un’obiezione che lascia perlomeno perplessi. Perché le responsabilità di quel vile atto sono plateali e certamente non riconducibili a Fratelli d’Italia.

Risulta impensabile che in un Paese come l’Italia, reduce da una pandemia che ha, de facto e de iure, bloccato la nazione per più di un anno, le istituzioni non abbiano trovato né tempo né risorse per rimettere a posto quel, già deficitario, settore che riguarda la sicurezza. Che dei tizi palesemente malintenzionati abbiano potuto staccarsi dal corte di Piazza del Popolo, abbiano potuto percorrere ben due chilometri e seicento metri a piedi - totalmente indisturbati - per poi assaltare tranquillamente qualsivoglia struttura, pubblica o privata, rappresenta un’eventualità che non può verificarsi in uno stato di diritto.

Una società che sia davvero civile avrebbe già rimosso il prefetto di Roma ed il ministro degli interni, al quale, invece, si dà la possibilità di sospendere un vice questore, per la semplice colpa di aver espresso la propria opinione riguardo alla misura - totalmente totalitaria - del greenpass. Con buona pace di un sindacato che, invece di difendere e tutelare i propri iscritti, sabato prossimo si appresterà a protestare, a Roma, contro il fascismo (Benvenuti nel 1921!), in una capitale che dovrebbe rispettare il silenzio elettorale, il giorno prima del ballottaggio che ne deciderà il destino per i prossimi cinque anni.

E come se ciò non bastasse, è sicuramente antifascista la proposta di Provenzano - il vice di Letta - secondo la quale bisognerebbe sciogliere, insieme a Forza Nuova, anche Fratelli d’Italia, a suo dire “un partito fuori dall’arco repubblicano”. Probabilmente, quelli di sinistra, resisi conto dell’impraticabilità dell’ormai inflazionata strada giuridica al fine di abbattere il nemico, intendono affidarsi all’eliminazione totale di tutte le opposizioni o presunte tali. Se Provenzano cerca un precedente che ne avvalori le tesi, gliene consiglio uno celebre: il Regio Decreto n. 1848 del 6 novembre 1926 che prevedeva lo scioglimento di tutti i partiti, associazioni e organizzazioni che esplicassero azione contraria al regime.

Il prossimo passo sarà quello di dissotterrare “La corazzata Potëmkin”, con la fervida speranza che presto qualcuno trovi il coraggio di alzarsi e di gridare che è una “cagata pazzesca”