Il giardino incantato degli smeraldi

Fonte Immagine: alchimiadellepietre

Chiudete gli occhi, immaginate un rigoglioso giardino verde splendente costellato da piccoli fiori iridescenti e ramoscelli dal colore blu oscuro, lasciatevi rapire dai giochi di luce creati dagli sprazzi dei raggi del sole che vi si insinuano realizzando figure bizzarre che danzano con movenze sinuose incantandovi. Questo è l’effetto che i gemmologi indicano con il nome di jardin enchanté che identifica gli smeraldi più preziosi caratterizzati da spettacolare bellezza.

Smeraldo, in latino smaragdus, in greco smaragdos, dal caldeo samorat o dal semitico baraqt o, ancora, dal sanscrito barag (lampeggiare); in persiano smeraldo significa “cuore di pietra”.

Lo smeraldo appartiene alla famiglia del Berillo, gruppo di minerali composti da ossidi di berillio e alluminio, di questa famiglia ne costituisce il principale rappresentante con la sua tipica colorazione verde. Lo smeraldo era molto conosciuto sin da tempi remoti, citato in molti scritti di Teofrasto e Plinio. Tante sono le favole e le virtù attribuite allo smeraldo. Secondo Plinio, lo smeraldo conforta la vita e fa vedere “per più lungo spazio”. A questo proposito va ricordato che Nerone possedeva uno smeraldo concavo attraverso il quale era solito osservare lo svolgersi dei ludi circensi.

Nell’antichità il Regno dei Faraoni fu il principale fornitore di smeraldi ed è probabile che tutte le pietre allora conosciute provenissero dalle miniere reali situate lungo la costa del Mar Rosso nei pressi di Kosseir, precisamente dai giacimenti di Djebel Sikarte e Djebel Sahara, nell’Alto Egitto. 

Anche se non è possibile determinare con esattezza quando furono scoperte queste miniere è possibile comunque datarle, grazie ai ritrovamenti di alcune gemme custodite tra le fasce delle mummie egiziane, ad almeno 3000 anni prima di Cristo.

Questi giacimenti furono sfruttati successivamente al tempo di Alessandro Magno per poi continuare con nuovo impulso sotto il regno di Cleopatra; ciò è comprovato dall’abitudine che la regina aveva di donare smeraldi con incisa la sua effigie; in seguito arabi e turchi continuarono la coltivazione di tali giacimenti fino al loro completo esaurimento.

Si diceva che gli smeraldi fossero custoditi in grotte d’oro, sorvegliate dagli artigli di feroci guardiani e che soltanto la relazione diretta con gli spiriti e le anime dei morti delle popolazioni che vivevano in queste aree dava loro il potere di impossessarsi di queste preziose gemme. A causa di questa enorme difficoltà nel procurarli, gli smeraldi divennero molto cari sia in oriente che in occidente.

Note sono anche le antiche miniere della Scizia, l’immensa area euro-asiatica, comprendente gli attuali Ucraina, Russia, Kazakhstan, Turkmenistan e Iran. Con il tempo tutte queste miniere si esaurirono, fu solo grazie alle forniture provenienti da giacimenti situati nella Russia meridionale, che gli smeraldi continuarono ad affluire sui mercati occidentali.

Ritornarono in voga in Europa all’inizio del XVI secolo in seguito alla conquista spagnola dell’America centrale e meridionale, infatti, alla fine del 1500 in Europa ebbe inizio il commercio degli smeraldi provenienti dal Sud America dove le gemme erano ricavate dalle miniere colombiane. La zona principale di estrazione ancora oggi è quella situata nella cordigliera orientale di Bogotà dove, nel dipartimento di Boyacà a circa 150 chilometri dalla capitale, si trovano le importantissime miniere di Somondoco, Coscuez, Chivor e Muzo. Da queste miniere, in particolare dalla Mina Real de Muzo e da quella di Peña Blanca si estraggono le più belle e straordinarie gemme di un colore verde intenso.

Lo smeraldo, gemma di antichissima tradizione magica e religiosa, è sempre stato circondato da un alone di mistero, suffragato da miti e leggende, ad esempio si narra che fu proprio lo smeraldo, gemma di cui Lucifero amava adornarsi, a staccarsi dalla sua fronte durante il combattimento con l’Arcangelo Gabriele, allorché gli Angeli lo raccolsero e ne ricavarono un Calice, il Sacro Graal.

Con una simile mitologia alle spalle, lo smeraldo non poteva dunque esimersi da un ampio ventaglio di significati. Gemma che sconfigge il male, simbolo della rivelazione divina, emblema di castità, ricchezza, spiritualità e gentilezza. Col suo colore verde intenso è diventata sinonimo di primavera, rinascita, speranza; significa anche bellezza, onore, bontà e fedeltà. Ecco che lo smeraldo può essere regalato come anello di fidanzamento, simbolo di verità e fedeltà (la tradizione narra che se la sposa avesse tradito il futuro marito, la gemma si sarebbe sgretolata in mille frammenti).

Come detto all’inizio, lo Smeraldo è la varietà verde della famiglia del Berillo, a questa appartengono anche l’Acquamarina, la Morganite (rosa), l’Eliodoro (giallo) e la Bixbite (rosso).

Lo smeraldo deve il suo colore alla presenza nel reticolo cristallino di tracce di cromo, ferro e vanadio. L’aspetto negativo delle inclusioni e delle fratture, tipiche di questa gemma, è più tollerato rispetto che nelle altre gemme, poiché la loro presenza ne testimonia la qualità e ne garantisce l’origine naturale.

Tra gli smeraldi celebri non possono non essere ricordati quelli presenti nel bellissimo palazzo del Topkapi ad Istanbul dove sono custodite alcune delle più belle gemme provenienti dalle antiche miniere egizie.

Nel salone del Sultano, il trono ricoperto d’oro massiccio, porta nella parte superiore, realizzata a forma di tetto, un eccezionale smeraldo esagonale che incastonato in una struttura d’oro, pendeva mediante una catena anch’essa d’oro sino a toccare la testa del sultano, questo per infondergli saggezza e sapienza.

Stupendi smeraldi adornano il pugnale Topkapi, esposto sempre nell’omonimo palazzo affacciato sul Bosforo, una tra le armi bianche più preziose del mondo e dal valore inestimabile.

A renderlo splendido è il decoro realizzato da quattro enormi smeraldi incastonati su manico e pomolo e da un quinto incastonato in punta.

La leggenda narra che il pugnale Topkapi fu realizzato per lo Shah Nadir di Persia da parte del Sultano intorno alla metà del diciottesimo secolo. L’omaggio, però, non arrivò mai a destinazione in quanto il destinatario venne ucciso e il pugnale riportato tra le mani del Sultano.

Tra gli altri esemplari celebri ricordiamo: lo smeraldo di Bahia (Bahia Emerald) una delle gemme non tagliate più grandi al mondo del peso di circa 341 kg, a suo tempo fu valutata circa 400 milioni di dollari, ma oggi il suo valore è molto più elevato.

Altra pietra di eccezionale bellezza è lo smeraldo di gesso (Chalk Emerald) uno dei più famosi al mondo. Trattasi di un grosso smeraldo colombiano del peso di oltre 7.5 kg, a suo tempo arricchiva il tesoro sei sovrani reali dello stato principesco di Baroda, in India, dove la regina della dinastia soleva indossarlo sotto forma di collana (come facesse, considerato il peso, non è dato saperlo…). Attualmente è custodito presso il Museo di Storia Naturale Smithsonian.

Il Devonshire Emerald ancora oggi rappresenta una delle gemme più grandi e conosciute al mondo nel suo genere. È uno smeraldo non tagliato che pesa circa 276 kg. La gemma, originaria della miniera di Muzo in Colombia, appartenne all'Imperatore brasiliano Pedro I il quale lo regalò al VI Duca del Devonshire William Cavendish.

Il Gachalá Emerald, famoso in tutto il mondo, fu trovato nel 1967 nella miniera di Vega de San Juan nella città di Gachala in Colombia. Questa stupenda pietra si presenta con colore verde intenso e pesa solo, rispetto ai cugini precedenti, 172 gr. Attualmente è custodita anch’essa presso lo Smithsonian Institution negli Stati Uniti.

Infine, non potevamo chiudere che con il Mughal Mogul, la prima pietra estratta in Colombia e uno dei più grandi e famosi smeraldi al mondo. La pietra, del peso di oltre 43 kg, si presenta con taglio rettangolare. La sua importanza non è dovuta solo alla sua eccezionale qualità, colore e purezza ma è rappresentata dal fatto che questa pietra costituisce anche un tesoro storico. Infatti su di un lato presenta incisioni, risalenti al XVII secolo, di inviti sciiti nella scrittura naskh, sull’altro lato sono presenti intagli di decorazioni foliate. Attualmente questa gemma straordinaria è custodita presso il Museum of Islamic Art di Doha, in Qatar.