Il privilegio della paura

Fonte Immagine: avig

Da un paio di mesi gira sulla rete un bellissimo video, diventato subito virale, di un bambino nigeriano che danza sotto la pioggia, a piedi nudi su di un pavimento di fango. La leggiadria e la passione di Anthony non passano inosservate, lui balla come si trovasse da un altra parte, magari al teatro Bolshoi di Mosca, non in quel sudicio posto, dimenticato da Dio, dove abita. Ovviamente non ha mai frequentato una scuola di balletto classico, fortunato se riesce ad andare ad una elementare, avrà imparato guardando dei video ma è chiaro che ha un talento naturale. Affinché queste favole moderne possano avere un lieto fine, c’è bisogno sempre di un colpo di fortuna, che questa volta ha il nome di Fade Ogunro, ex ballerina e fondatrice di “Booking Africa”, che ha deciso di aiutare il piccolo Anthony, di cui è anche connazionale. La Ogunro conosce il ballo, le problematiche africane e soprattutto le condizioni in cui vivono i bambini. Dopo aver visto il video, impressionata dalla bravura e dall’energia di Anthony Mmesoma Madu, non poteva rimanere indifferente e così ha deciso di aiutarlo. “Come ex ballerina – ha scritto in un Tweet – sono gelosa delle sue belle linee, delle sue punte dei piedi e della sua grazia senza sforzo. Voglio pagare per la sua intera istruzione in qualsiasi parte del mondo fino a quando non si laureerà all’universitá”.

Quella di Anthony non è la prima né l’ultima storia di bambini africani che inseguono un sogno, che per molti di loro resterà tale, ma è sorprendente perché lui mentre balla è spensierato, non perché abbia tutto ma perché non ha “niente”.
Nelle nostre vite, in quello che consideriamo il primo mondo, invece, non siamo più spensierati ma sempre angosciati e depressi per le certezze che non abbiamo. Tutto deve funzionare in maniera perfetta come se fosse un meccanismo automatico, ogni incertezza diventa una tragedia. Viviamo nella paura che ci possa capitare qualcosa di negativo, e non nell’attesa che possa verificarsi un evento positivo.
E se la paura in fondo fosse soltanto un privilegio, che solo noi, nel mondo della sicurezza, possiamo permetterci? Pertanto la paura è per noi sia una maledizione sia un benedizione, ed abbiamo la possibilità di crogiolarci in essa, facendola diventare il capro espiatorio per le nostre incertezze ed esitazioni. Ma appena le certezze vacillano e le garanzie diventano evanescenti, ad esempio nel sud est asiatico, in America Latina o in Africa, tutto diventa disgraziatamente più semplice. La paura diventa un privilegio, come le strade, le scuole, le case, gli ospedali, le medicine, i vaccini, il cibo e l’acqua.

Pertanto, gli uomini e le donne che vivono in quei posti, se la scrollano di dosso, non ci pensano, semplicemente perché non se la possono permettere. La sicurezza di sopravvivere, non ammalarsi, non morire di fame o di sete, o vittima di violenza non è di serie. Ci sono interi continenti dove la vita è appesa ad un filo sottile, un disagio quotidiano fatto di epidemie, carestie e guerre etniche, in cui si può sprofondare senza annegare. Il fatalismo diventa un modo di essere, una routine, per persone che sono abituate a strappare, ogni giorno, la vita a morsi dal nulla. Posti in cui la statistica dice che non è il cancro oppure il coronavirus la più diffusa causa di morte, ma semplicemente la fame. Un virus in più non fa crescere la percezione del disastro ma è solo un problema in più, senza patemi d’animo, con rassegnazione e spensieratezza, tanto quando hai raschiato il fondo del barile…

Questo è il momento di guardarci intorno e volgere lo sguardo altrove, proprio dove non vogliamo mai vedere, solo così potremo esorcizzare la paura ed avere più coraggio di vivere.