Il ritorno di Lazzaro e del suo segreto

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Il 15 aprile viene pubblicato con una nuova veste il romanzo di Letizia Vicidomini “Il segreto di Lazzaro”, uscito per la prima volta nel 2012, con la prefazione di Maurizio de Giovanni.

Letizia Vicidomini, nata a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, cittadina onoraria di Napoli che raggiunge da vent’anni per lavoro e che è diventata scenario privilegiato delle sue storie, è speaker per le maggiori emittenti nazionali e regionali, attrice per passione e voce pubblicitaria. Nel 2014 ha pubblicato con Homo Scrivens “La poltrona di seta rossa”, saga familiare che ripercorre cento anni di storia italiana e nel 2015, sempre con la stessa casa editrice, passa con successo al genere noir con “Nero. Diario di una ballerina”. Il romanzo è nella sestina dei finalisti del premio “Garfagnana in giallo 2015” e Menzione speciale al Festival Giallo Garda. La “trilogia dei colori” si completa con “Notte in bianco” (2017), di nuovo finalista in Garfagnana. Nel 2019 pubblica, sempre per Homo Scrivens, “Lei era nessuno”. Suoi racconti sono inclusi in numerose antologie.

“Il segreto di Lazzaro” ci racconta la storia del protagonista che a quasi cinquant’anni ritorna a casa, in Puglia, regione da cui era partito alla volta dell’Argentina per un esilio volontario lungo trenta anni: Lazzaro torna a causa di un omicidio e di un’ingiustizia di cui era stato testimone. “L’uomo delle nuvole sta tornando a casa. Il treno percorre silenzioso la campagna. Non si tratta più di quelle vecchie carrozze di una volta, scomode, rumorose, scosse dal vento della corsa. È un treno moderno e leggermente asettico quello che lo riporta a casa, e sembra stranamente contrastare con la sua persona antica, dritta e marziale come un soldato, con il viso scolpito nel legno alla maniera delle sculture artigianali che producono i pastori della sua terra”.

Tornare significa acquisire una nuova consapevolezza di sé, riappacificarsi con i fantasmi del passato e con le incognite del futuro. Assieme a Lazzaro e al suo ritorno si viene immersi in una storia familiare in cui violenza e amore sono le due forze contrapposte che spingono l’evolversi degli eventi.

Qual è il segreto di Lazzaro, il segreto che lo spinge a tornare? “Ma perché non mi hai mai detto nulla? Sarà stato terribile tenere dentro un segreto simile. Michele lo sapeva?”. Michele, l’amico di Lazzaro. Tra i temi fondanti del romanzo, infatti, è l’amicizia: “Io e Michele eravamo inseparabili, amici per la pelle, fratelli, complici e compari. Non c’era niente che non sapessimo l’uno dell’altro, né voglia, né passione, né progetto, né avversione per una cosa o per l’altra”.

La storia di Lazzaro è un viaggio: dalla Puglia all’Argentina, dalla solitudine e dalle paure dell’adolescenza alla consapevolezza e alla sicurezza dell’età adulta e dell’uomo forte e combattivo che Lazzaro è diventato dall’altra parte del mondo. Con Lazzaro viaggiamo negli anni della sua vita in Argentina prima del ritorno: il lavoro in miniera, l’amore per Manuela, la dittatura di Allende, fino alla decisione di tornare in Puglia.

L’autrice ci racconta qualche curiosità su questo romanzo e sulla sua seconda pubblicazione e ci offre qualche considerazione sul periodo che stiamo vivendo.

Il segreto di Lazzaro” è il tuo terzo libro, dopo La memoria del cuore ed Angel. È stato pubblicato per la prima volta nel 2012; adesso, dopo quasi dieci anni, viene pubblicato di nuovo, con una nuova, e bellissima, copertina. Quali sentimenti ti legano a questo romanzo e che cosa provi nel vederlo nuovamente pubblicato? Qual è il ricordo più bello legato a Il segreto di Lazzaro?

La storia di Lazzaro ha un posto speciale nel mio cuore, per molte ragioni. Intanto è stata la prima ad essere letta dal mio mentore, Maurizio de Giovanni, che ha consacrato la mia voglia di scrivere. Si svolge in un periodo storico importante, soprattutto per l’Argentina, e credo non si parli mai abbastanza delle atrocità che ancora vedono donne e uomini soffrire per la sparizione dei propri cari, dei quali non hanno potuto neppure piangere la morte. Inoltre Lazzaro rappresenta per me l’esempio migliore di vita al quale tutti possiamo guardare, per rendere la nostra più giusta e meritevole di essere vissuta. Dopo tutto è anche questo lo scopo della scrittura (e della lettura), no? Il ricordo più toccante è quello di una persona che mi ha fatto sapere di aver trovato nella capacità di “rinascere” del personaggio la forza per farlo lei stessa, in un momento difficile della propria esistenza. Mi sono sentita portatrice di un dono: quello della parola salvifica.

Nel libro ci sono alcune parti scritte in corsivo. Qual è il motivo di questa scelta stilistica?

Ogni personaggio del quale scrivo ha una dignità che va rispettata, cerco sempre di entrare nelle pieghe della sua anima, di motivarne le azioni e comprenderne le ragioni, e con Lazzaro è stato ancora più importante farlo. Essendo il perno intorno al quale si muove un mondo di emozioni e fatti era necessario definirlo ancora meglio. Le parti in corsivo sono il racconto in prima persona di quanto narrato in terza persona, da chi osserva e riporta al lettore. In questo modo ho provato ad assegnare alla storia una dimensione in più, quella interiore, che va a sommarsi all’abbondanza di sensazioni olfattive, tattili e di gusto. In definitiva ho voluto che fosse un romanzo polisensoriale, e spero di esserci riuscita.

Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Adoro la letteratura sudamericana, il realismo magico di Marquez e della Allende, guardo con ammirazione Pirandello e, naturalmente, de Giovanni.

La lettura per molti è stata un’ancora di salvezza in questi lunghi mesi di isolamento, di chiusure, di difficoltà. Sei riuscita a mantenere un rapporto con i tuoi lettori? Quanto ti mancano le presentazioni dal vivo?

Se la lettura è stata per tutti noi un potente antidepressivo, la scrittura mi ha regalato nuova energia: ho terminato un nuovo romanzo (che uscirà a breve) e due racconti per antologie. Le presentazioni mancano moltissimo, ma per fortuna sono state tante le iniziative online, che almeno hanno permesso che il filo tra scrittori e lettori non si spezzasse. È diventato molto importante questo rapporto diretto, negli ultimi anni: ognuno di noi desidera capire dove nascono le storie, qual è l’humus che le ha nutrite, infine chi è colui che ha fatto da tramite affinché vedessero la luce.

E i tuoi programmi per il post-pandemia, quando sarà possibile di nuovo andare in giro, viaggiare?

Come dicevamo prima il desiderio più forte è ricominciare a incontrare occhi accesi di emozione, conoscere persone appassionate che hanno sete di emozioni, stringere mani e raccogliere affetto. Scrivere mi ha regalato amicizie profonde, che ormai fanno parte della mia vita, oltre a consentirmi di visitare luoghi che, forse, non avrei mai visto. Un patrimonio emotivo importante, che intendo incrementare.

 

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