Il tramonto del Cristianesimo dal Concilio Vaticano II a Bergoglio

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La Chiesa e il cristianesimo, fin dal Concilio Vaticano II (1962-1965), si sono prestati al processo della propria inclusione neutralizzante nella civiltà relativista dei consumi, fino a evaporare senza lasciare traccia di sé.

La fortunata formula che, a quel tempo, era utilizzata in forma mutuata dal teologo von Balthasar – “abbattere i bastioni”, come recitava il titolo del suo testo del 1952 – si è tradotta, in verità, più che nella capacità del cristianesimo di coinvolgere il mondo, nell’effetto forse impensato di una colonizzazione del cristianesimo stesso e della Chiesa a opera delle logiche del mundus, secondo quella traiettoria che, da lì in avanti, avrebbe condotto a una sempre più radicale sdivinizzazione del mondo dominato dalla tecnica e dal relativismo.

È, in effetti, a partire dal Concilio Vaticano II che la Chiesa pone le basi per la propria graduale dissoluzione mediante la secolarizzazione, la desacralizzazione e la capitolazione alle ragioni del mondano. È a partire dal Concilio Vaticano II che si cessa di parlare alla Chiesa della Chiesa e si prende a parlare della Chiesa al mondo, peraltro nei termini e con il linguaggio decisi dal mondo stesso. Per questo, la teologia e il suo lessico sono progressivamente abbandonati a favore del vocabolario della mondanità e della visione del mondo immanente: la Chiesa, da allora, è proiettata nella cultura materialistica moderna ed è, di più, costretta a interpretarsi per il tramite di essa per poter essere accettata e per poter fare notizia. Per poter essere al passo con il mondo, sceglie di assumerne il passo. E lo fa esizialmente rinunziando al proprio, tradendosi per tradursi in un lessico mondano, in grado di parlare e di farsi intendere dal nuovo Zeitgeist della civiltà consumista, sorda alle istanze del sacro e della trascendenza.

A voler essere rigorosi, l’apertura della Chiesa al mondo si risolve nella sua graduale liquefazione nel mondo stesso: se si preferisce, per coinvolgere il mondo, la Chiesa se ne è lasciata coinvolgere, accettando la propria mondanizzazione, cioè gradualmente evaporando fino a non lasciare traccia di sé. La verità è che la Chiesa, consapevole della sempre più evidente inconciliabilità di sé e del proprio messaggio con il nuovo spirito della civiltà dei consumi in statu nascendi, scelse di aprirsi al terreno al fine di riconquistare adesioni dal mondo: tuttavia, il cristianesimo – a differenza di una visione politica o della stessa civiltà dei consumi – non chiede “adesione”, bensì “conversione”. Sicché l’adesione che chiedeva finiva, in ultimo, non per portare a sé nuovi fedeli, ma per trascinarla nell’abisso senza fondo e senza fondamento della civiltà nichilista dei consumi.

La conseguenza fu quella per cui le conversioni non giunsero (come la perdita sempre crescente di fedeli avrebbe presto dimostrato) e, in compenso, la Chiesa stessa, apertasi al mundus, finì sempre più per aderire ad esso, fino a diventare – così si può leggere il pontificato di Bergoglio – indistinguibile rispetto a esso. Sicché, per aprirsi al mondo, la Chiesa perse se stessa. Più precisamente, per aprirsi all’immanente e al temporale, perse il trascendente e l’eterno, id est le dimensioni di cui sempre era stato il suo ufficio specifico occuparsi. Gradualmente, secondo una linea che pare trovare nel pontificato di Bergoglio il proprio compimento, la vita eterna e la sfera della trascendenza sparirono dall’annuncio cristiano, che sempre più si fece sovrapponibile al discorso egemonico, desacralizzato e puramente mondano, della civiltà dei consumi.

Il pontificato di Bergoglio, con la sua ecclesiasticità banale e chiusa alla trascendenza, intessuta di appelli da “anima bella” per l’ambiente e per il cosmopolitismo, per l’accoglienza e per le alterità, figura come l’apoteosi di questa dinamica, vuoi anche come il suo compimento. Il compimento di questa scelta di apertura al mondo non ha cristianizzato un mondo in fase di scristianizzazione, ma ha, con inconfessabile eterogenesi dei fini, scristianizzato la Chiesa stessa.