Il vero nemico della religione è il fanatismo dell'economia di mercato

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Come già sapeva Pasolini, il vero nemico della religione non è da individuarsi propriamente nel comunismo, esso stesso messianico e aspirante a un’idea di giustizia che traduca in terra il regno dei cieli. Lo si deve, invece, ravvisare nell’ateismo nichilistico del capitale, con la despiritualizzazione della vita e con il neodonismo ipermaterialistico che produce a propria immagine e somiglianza. Con le parole di Pasolini: “Per concludere vorrei dire che il ‘contrario’ della religione non è il comunismo (che, benché abbia preso dalla tradizione borghese lo spirito laico e positivistico, è in fondo molto religioso); ma il ‘contrario’ della religione è il capitalismo (spietato, crudele, cinico, puramente materialistico, causa di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, culla del culto del potere, covo orrendo del razzismo)”: (P.P. Pasolini, Saggi sulla politica e la società, a cura di W. Siti e S. De Laude, Mondadori, Milano 2005, p. 859).

L’ateismo capitalistico crede unicamente nel valore di scambio e nel profitto, nella furia consumistica, nella crescita irrelata e nel più gretto materialismo edonistico. I processi in atto di sdivinizzazione rispecchiano, de facto, la duplice istanza della società di mercato. Essa dissolve ogni valore e ogni trascendenza nell’immanenza nichilistica dello scambio delle merci. E, insieme, è per sua natura individualistica e non solidale, e dunque tale da dover liquidare la figura stessa di Dio come immagine trascendente della comunità fraterna delle creature unite nell’amore del Creatore e verso di Lui. Prevale, così, non già l’emancipazione cantata dall’Armata Brancaleone del fronte laicista, bensì la ancora più marcata sudditanza al nulla della civiltà merciforme, connessa con l’“ateismo dell’indifferenza”, come lo appellò Ratzinger (Caritas in veritate, § 78). La morte di Dio si accompagna al disincantamento totale e al crollo della fede in ogni istanza veritativa che possa mettere in evidenza la falsità totale del mondo a forma di merce.

Ancora una volta, nichilismo, relativismo e ateismo si rivelano i fondamenti di un ordine senza fondamenti e di un potere che non deve più fondarsi sulla verità, ma deve anzi metterla in congedo in ogni sua forma: e questo affinché il totalitarismo antiautoritario e nichilistico della civiltà dei mercati possa trionfare senza obiezioni e senza un richiamo a possibili fonti di verità. Se i valori sono svalorizzati (nichilismo), se tutto è indistintamente posto sullo stesso piano di indifferenza (relativismo), se Dio non è (ateismo), se nulla è conoscibile (scetticismo), allora non v’è ragione per contestare e trasformare l’esistente nella sua bruta datità. In ciò sta il carattere conservativo dell’ateismo come figura di riferimento del predominio cosmopolitico dei mercati e del blocco oligarchico neoliberale. Si impone su tutto il giro d’orizzonte un’ontologia che dissolve la possibilità nella realtà e che, insieme, fa valere un concetto di realtà come presenza data – come Realität direbbe Hegel, distinguendola dalla Wirklichkeit, dalla realtà processuale storicamente determinata – , ossia come semplice positività materiale e calcolabile, utilizzabile e mercificata, completamente desacralizzata e deapiritualizzata.

Anche sotto questo profilo, la desacralizzazione si rivela intimamente coerente con i processi di impadronimento integrale del mondo della vita da parte della forma merce.