In nome di Di Maio: battetevi!

Fonte Immagine: locchiodisalerno.it

E' questo il prodotto della parafrasi di una famosa esortazione relativa ad un solenne rito, che contempla schiere di flagellanti che si colpiscono con un cilicio di ferro. 
E sarei orgoglioso di lui, se solo il nostro Giggino da Pomigliano, l'autoproclamatosi "uomo delle istituzioni", fosse davvero mosso da un ormai disperato spirito di riscatto e non dal, molto più immaginabile, istinto di sopravvivenza, un grido fuori dal coro che gli consentirebbe di restare laddove è giunto per caso, come accade in una lotteria. Quasi a voler affermare affermare "il pallottoliere me l'ha dato (il ministero), guai a chi me lo tocca!".
 
Ed è così che, come nella famosa canzone di Rino Gaetano, il quale a sua volta riprende un arcinoto aforisma di Pitigrilli, "partono tutti incendiari e fieri ma quando arrivano sono tutti pompieri"Di Maio si scopre garantista: quello stesso garantismo ripetutamente bistrattato, con ogni dichiarazione possibile, in nome del populismo più becero, che ha permesso, a lui ed ai suoi affini, di ricoprire cariche di governo di primissimo ordine.

Ma si sa, "Dio è morto, Marx pure ed il grillismo non se la passa affatto bene".

E se la passa pure peggio se continuiamo a leggere le puntuali, volubili supercazzole del solito Giuseppi Conte, questa volta nelle vesti di leader dei cinque stelle, il quale elogia il suo rivale interno, pur confermando lo spirito giustizialista del suo partito, quando scrive che il movimento resterà una "intransigente nella misura in cui non ci renderemo disponibili a negoziare i nostri principi e a scolorire i nostri valori". Ambiguo fino alla fine, dunque, pur riscoprendosi di sinistra ("Il nuovo Movimento 5 stelle è una forza di sinistra"), sconfessando quel Presidente del Consiglio che governò per la Lega, più che con la Lega.

Con una lettera di scuse, perciò, il ministro degli esteri intenderebbe cancellare anni ed anni di scurrilità e calunnie, dalla proposta di un censimento dei raccomandati della pubblica amministrazione a "non possiamo attendere i tempi della giustizia penale" per affermare la colpevolezza dell'imputato: ma chi si fida di uno che ha governato e governa tutt'ora con quello che egli stesso definì il Partito di Bibbiano?
 
Una cosa è certa ed inconfutabile: il sindaco di Lodi, nonostante anni di ingiurie scaraventategli contro dalla macchina del fango targata Di Maio &co, è innocente, il Movimento 5 Stelle No!