Inventario di un cuore in allarme

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“Non è che mi senta malato di continuo, ma quando mi ammalo penso subito che sia la volta buona”. (Woody Allen)

Non so quando tutto sia cominciato, non riesco a risalire al momento nel quale sono diventato cosciente delle mie paure”. Inizia così Inventario di un cuore in allarme di Lorenzo Marone, che racconta della sua ipocondria, delle sue paure, delle sue fragilità donando al lettore pagine di una onestà e di una bellezza disarmanti, che strappano spesso un sorriso, inducendo anche a riflettere su se stessi e, perché no, a prendersi un po’ in giro. L’ipocondriaco tende a tormentare le persone che gli sono accanto, le travolge con le sue ossessioni, ha bisogno di trovare continuamente una valvola di sfogo per la sua ansia. Ogni ipocondriaco deve imparare a trovare un modo per convivere con le sue paure, per superarle. Lorenzo Marone si racconta e raccontandosi accoglie i lettori in una sfera intima che lo accomuna a tanti. In questo libro l’ipocondria e l’ansia che la accompagnano si vestono di divertimento, di ironia e autoironia e portano il lettore a pensare davvero che in fondo non è impossibile vivere e convivere con questa scomoda amica.

Tanti sono i segnali che l’ipocondriaco coglie nel suo corpo e nelle parole degli altri in cui si rispecchia: e se una semplice calvizie fosse invece segno di una malattia misteriosa? E che cosa intendeva dire quella persona che salutandoci ci dice di trovarci “sciupati”? “Comunque, stai proprio bene, bello magro. Forse un po’ sciupato”. Quella frase che per tante persone sarebbe un complimento bene accetto, per l’ipocondriaco può diventare oggetto di pensieri ossessivi che rimbombano nella testa, assumendo un tono sempre più minaccioso.

Sembra impossibile per un ipocondriaco riuscire a eliminare del tutto l’angoscia, però grazie alle pagine che ci regala Lorenzo Marone, ogni ipocondriaco può credere con forza al fatto che esorcizzare l’angoscia è possibile. La fragilità fa meno paura se la ammettiamo e la riconosciamo. E le nostre imperfezioni sono ciò che ci rendono realmente unici per cui dobbiamo esserne fieri, non cercare di eliminarle per omologarci.

Pagina dopo pagina l’autore ci regala un campionario piuttosto completo di malattie: il cancro (“Del cancro non mi terrorizza la malattia in sé (cioè, sì, ma non è questo il punto), impazzisco perché più di ogni altra patologia è la prevenzione a poterla in qualche modo fregare, che puoi combatterla, o tentare di farlo, se la becchi in tempo, cioè se ti controlli”); la polmonite; il mal di schiena e tanto altro ancora.

Poi ci sono le problematiche che forse il lettore nemmeno conosce o a cui non penserebbe mai: l’ipnofobia. “Avevo undici anni e l’idea di dormire mi terrorizzava”.

In questo romanzo Lorenzo Marone ci parla di malattie, ma anche di farmaci e rimedi omeopatici; ovviamente non possono mancare i medici, dal dermatologo, con la sua minacciosa sala di attesa, all’oncologo, che almeno è “simpatico ed empatico”.

Per l’autore il corpo è importante, va amato e protetto ma, allo stesso tempo, è all’origine stessa della paura: “Io non ho problemi ad ammettere di avere un problema con il mio corpo, nel senso che gli sono ovviamente grato, ma in fondo in fondo un po’ ce l’ho con lui perché mi ricorda il mio essere terreno, imperfetto, mi ricorda che tutto dipende da un muscolo grande quanto il mio pugno. Per certi versi il corpo è il nemico nel quale si può annidare il pericolo, la zona oscura che non oso guardare, è l’ignoto che, come tale, resta incomprensibile, pauroso e affascinante allo stesso tempo. Un luogo che ricorda lo spazio e che, come questo, mi fa sentire così piccolo, un esserino microscopico e impotente”.

Ma allora quale potrebbe essere la soluzione a questa sensazione di impotenza? Forse la soluzione l’ha trovata Snoopy: “Un giorno moriremo, dice Charlie Brown all’amico Snoopy in una famosa striscia dei Peanuts. Sì, ma tutti gli altri giorni no, risponde quest’ultimo”.

Lorenzo ci racconta un po’ di questo libro e della sua ipocondria con la sua consueta disponibilità.

La prima domanda, che mi viene proprio dal cuore…Come stai oggi Lorenzo?

Sto bene, grazie, cerco come sempre di non perdere l’equilibrio…per mio figlio soprattutto.

“Un cuore in allarme”: che cosa combina un cuore quando si innesca l’allarme?

Un ipocondriaco vive costantemente in allerta, tende a pensare in modo pessimistico, è come se il cervello fosse sempre pronto a difendersi da un pericolo, come sentisse di avere a che fare con una minaccia. E non è facile capire quando questa è reale.

Oggi, se ci guardiamo intorno, possiamo notare come efficienza, forza, perfezione, salute intesa come capacità di essere sempre al massimo della forma rappresentino “gli standard” per essere valutati. Invece con questo libro tu sembri andare controcorrente (e Dio ti benedica per questo!). Come mai hai deciso di svelare questa parte di te, la paura, l’ipocondria, la fragilità?

Non credo nel superuomo, ancor meno nella figura del maschio coraggioso, cerco con questo libro di far fuori tutti gli stereotipi di genere. E di dare valore a ciò che di nobile ha l’essere umano, cioè la fragilità, che è figlia della sensibilità. Se sei una persona sensibile, e intelligente, e profonda, ti fai domande di continuo, e se ti fai domande, non puoi non avere paura. Il vero coraggio è di colui che riesce a stringere un patto con la paura, per andare avanti.

Che cos’è per te l’empatia? E quali danni può fare a chi la pratica e a chi ne è destinatario se non viene gestita nel modo giusto?

Non credo che l’empatia possa far danni, nel senso che può essere certamente doloroso e terribile sentire il dolore dell’altro, eppure è l’unica via per un mondo più giusto. Tutto parte da qui, dal fatto che spesso l’uomo è incapace di sentire il dolore altrui, di vestire i panni del vicino.

Ci sono ipocondriaci famosi a cui pensi? A me viene sempre in mente Carlo Verdone che ha creato dei film meravigliosi partendo dalla sua ansia e dalle sue fragilità.

Ti posso assicurare che Carlo Verdone è molto meno ipocondriaco di quanto possa sembrare. Di ipocondriaci veri, a dire il vero, io ne ho incontrati pochi nella vita. Poi ci sono quelli che lo mascherano, agli altri e a sé, e sono i più noiosi.

Qual è il tuo rapporto con medici e medicine?

Ahimè, spendo moltissimo in medicinali e soprattutto in integratori. Con i dottori ho un rapporto di odio e amore, ma dipende sempre dal medico, da come questo s’interfaccia con i suoi pazienti. Mi piacerebbe però avere un amico del cuore medico, da infastidire a piacimento; ma non ho avuto questa fortuna, purtroppo.

Per concludere, una “parola di incoraggiamento” che da ipocondriaco ti piacerebbe ricevere e che vorresti, quindi, dire ai tuoi lettori?

Che la paura passa, l’attacco di panico passa. L’incoraggiamento che posso dare a me e agli altri è questo, il buio a un certo punto svanisce, e torna il sereno.