Isole da...cine-sogno

Fonte Immagine: teleischia

Il periodo estivo incalza e le temperature torride oltre ad aver sciolto come neve al sole la maggioranza del governo italiano invitano anche i (fortunati) lavoratori “in licenza” a programmare le loro rinfrescanti vacanze al mare. 

Il viaggio è sempre stato uno dei temi archetipici di ogni forma artistica partorita da mente umana. Già l’antico eroe mesopotamico Gilgameš era rappresentato nell’atto di affrontare una vera e propria “epopea”, addentrandosi nelle regioni inesplorate della Siria e della Turchia a caccia di avventure pregne di significati sociali. La stessa Odissea non descriveva che il disperato nostos (“viaggio di ritorno”) intrapreso da Ulisse alla volta di Itaca, tra mostruose apparizioni e lampi di curiosità irresistibile dell’eroe poi per questo punito nelle bolge dell’Inferno dantesco. E Dante, per l’appunto: il suo non sarebbe etichettabile come un incredibile, ultraterreno, viaggio? 

Tutti questi indizi non potevano sfuggire alla settima arte, la quale, per quanto distante a livello tecnico e formale dalle sue sorelle maggiori, non ha mai disdegnato di ereditare e implementare i loro topoi. Simbolo stesso del viaggio, dell’avventura, dell’allontanamento dal conosciuto è l’isola. Isola che isola, che crea distanze, circondata com’è dal mare, isola che contiene in sé la sua essenza e tiene alla larga tutto ciò che percepisce come forestiero, estraneo. Le isole spesso hanno giocato da muse ispiratrici nella realizzazione di parecchi lungometraggi, magari proprio dopo aver stregato i registi che quivi avrebbero ambientato le loro opere. 

A quanti sovvengono le immagini di Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto, uno dei capolavori di Lina Wertmüller, da poco scomparsa, in cui un giovanissimo Giancarlo Giannini nei panni di un naufrago comunista si ritrovava a fare i conti con una compagna di “isolamento” completamente contraria alle sue idee socio-politiche. Si instaura così la convivenza tra le utopiche istanze solidaristiche di sinistra fronteggiate dall’eleganza imborghesita di una riccona viziata. Ovviamente, i rapporti tra i due personaggi-simbolo della vicenda non può che essere a dir poco complicato. Ma, giorno dopo giorno, le due mentalità tanto diverse sembrano trovare un punto di contatto da cui matureranno i dolci frutti della passione. Passione però che non potrà mai, per sua definizione, sconfinare il ristretto perimetro dell’isola. Ritornare alla vecchia vita significherà infatti anche riaffermare le vecchie faglie e le antiche rivalità, capaci ancor più degli accordi e delle somiglianze di indicare l’appartenenza ad un determinato gruppo. Come affermato anche da Umberto Eco all’interno dei suoi saggi, l’unica distinzione che è possibile operare in seno al consesso dell’umanità, comunque la si rigiri, è tra chi sta con e chi contro. Riassunto perfetto di un film geniale per quanto superficialmente semplice, addirittura sconveniente o eccessivamente impudico. 

Si sprecano i film che hanno visto in spettacolari atolli il loro setting: dall’impresa incredibile – come recita il titolo stesso del film disponibile su Netflix – della Incredibile storia dell’isola delle rose, al classico cult L’isola misteriosa diretto da Cy Endfield nel lontano 1961, fino a giungere al film premio oscar Mediterraneo. Si tratta di tre opere che declinano al meglio le numerose sfumature allegoriche che può assumere il concetto di “isola”: isola come miraggio, come sogno di ribellione, come alternativa ad una realtà troppo spesso negativa, ad una terraferma piatta ed ancorata alla sua zavorra di tradizioni, abitudini e malcostumi, come accade nel primo dei casi sopracitati. Isola come regno del mistero, della perdizione, dell’ignoto che prova ad aver ragione dell’ignaro, ottimo trailer per i 101 minuti prodotti a partire dal romanzo di Jules Verne. Ma anche isola come ritrovo fuori dal tempo, come luogo del pensiero, della tregua, del rifugio, come nel film di Salvatores.

Per noi campani poi, con il tesoro delle isole del golfo a due passi, questo non può essere un motivo come un altro. Capri balzò agli onori della cronaca in primis per il magnifico lavoro di Mario Martone (Capri revolution) in cui all’isolotto venivano assegnate anche l’elaborazione di un pensiero lucido e rivoluzionario rispetto ai tempi in cui il girato era ambientato, seguendo le gesta di una comune di artisti installatasi sull’isola nel 1914. Da segnalare poi anche la serie tv Capri in onda sulla Rai e (un po’ come Un posto al sole per Napoli) vetrina delle bellezze locali. D’altra parte, dire Procida – attuale capitale della cultura italiana – senza citare il film d’addio del rimpianto Massimo Troisi, Il postino, è qualcosa di impensabile. Ma è forse la vicina dell’isola di Arturo, Ischia, ad aver attratto il maggior numero di produzioni di successo: qui videro la luce Il corsaro dell’isola verde con attori del calibro di Burt Lancaster, Il talento di Mr. Ripley poi candidato ad una pioggia di premi alla cerimonia organizzata dall’Academy, oltre che alcune delle scene più memorabili dello show in coproduzione con gli States L’amica geniale

«No man is an island» affermava già dal titolo di una delle sue riflessioni il filosofo e scrittore John Donne nel ‘600. Eppure è anche vero che le isole e gli isolamenti – in senso negativo e positivo del termine, nonostante le angoscianti reminiscenze da covid – restano una delle grandi suggestioni dell’umanità di ogni tempo.