Kant, Ratzinger, Bergoglio e l’anticristo

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Così si esprime Ratzinger nel suo studio su Gesù di Nazaret: “il tentatore non è così rozzo da proporci direttamente di adorare il diavolo. Ci propone soltanto di deciderci per ciò che è razionale, per la priorità di un mondo pianificato e organizzato, in cui Dio, come questione privata, può avere un suo posto”. Nel mondo signoreggiato dalla cattiva teologia anticristica, il cristianesimo non è negato, ma è disinnescato dall’interno, perché ridotto a questione privata e lasciato sopravvivere come storytelling coerente con l’ordine del mundus e con la sua organizzazione tecnoscientifica. Il buon cristiano diventa, come si è sottolineato, il buon consumatore, l’abitatore gaudente e senza “coscienza infelice” della cosmopoli merciforme. Per questo – spiega ancora Ratzinger –, “i peggiori libri distruttori della figura di Gesù, smantellatori della fede, sono stati intessuti con presunti risultati dell’esegesi”: la potenza dell’Anticristo, come si è visto, sovverte dall’interno, non già negando l’ortodossia, ma camuffandosi essa stessa sotto le mentite spoglia dell’ortodossia.

Che “il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta” (2Ts, 2, 8) resta uno degli articoli della fede dei cristiani: un potente mobilitatore di una speranza chiamata a farsi “ottimismo militante”, per riprendere l’espressione di Ernst Bloch. Al quale si associa, a mo’ di compensazione individuale, la promessa di salvezza personale per chi non si lasci ingannare dal diabolico contraffattore: “chi si preserverà fino alla fine, sarà salvato” (Mt 24, 9-14). Nell’enciclica Spe Salvi del 2007, papa Benedetto XVI, sul tema anticristico, si era richiamato al Kant di Das Ende aller Dinge, La fine di tutte le cose (1794), il quale così aveva scritto:

“Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore [...] allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un’opposizione contro di esso; e l’anticristo [...] inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull’egoismo). In seguito, però, poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l’aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose”.

Il passaggio kantiano è degno di nota, giacché prefigura l’avvento del regno dell’Anticristo, fondato sulla paura e sull’egoismo, e ad esso collega la successiva “fine di tutte le cose” sul piano morale, ossia quello che, dopo Kant, si sarebbe propriamente definito “nichilismo”. Richiamandosi a Kant, già nel 2007 Ratzinger denunciava l’apostasia della Chiesa e, insieme, l’idiosincrasia manifestata dal mundus verso la religione della trascendenza: stava delineando uno scenario in corso di attuazione, che già aveva cominciato a rendere visibili i suoi segni, soprattutto in relazione allo scatenamento delle potenze demoniache di una tecnica sempre più svincolata dall’etica e contrastante con essa. Paura ed egoismo divengono, sulla scorta della profezia di Kant, i tratti salienti della civiltà del capitale, che li intreccia con l’euforia effimera del consumo e con le relazioni a tempo determinato che essa instaura. Per Ratzinger – questo il cuore della Spe Salvi – solo l’ancoraggio alla fede e alla ragione, nel loro nesso simbiotico e inscindibile, poteva offrire all’umanità la via della salvezza. Ancora una volta, il cristianesimo e la sua apertura alla trascendenza erano chiamati a svolgere il ruolo di fortilizio di resistenza all’ormai scatenata potenza anticristica della globalizzazione.

Con le considerazioni che si sono fino a qui svolte non si intende, certo, sostenere la tesi secondo cui papa Bergoglio coinciderebbe, in ultimo, con la figura dell’Anticristo sopraggiunta negli spazi del nuovo, disordinato ordine mondiale. Bergoglio stesso, semmai, appare preda e vittima delle potenze anticristiche del nichilismo, più che loro attivo vettore. Significativa resta, a tal riguardo, la confessione del pontefice del 5 ottobre del 2019: “il Papa è tentato, è molto assediato: solo la preghiera del suo popolo può liberarlo, come si legge negli Atti degli Apostoli. Quando Pietro era imprigionato, la Chiesa ha pregato incessantemente per lui”. Papa Bergoglio non specifica da che cosa, in concreto, sia “tentato” e “assediato”. Ma è degno di rilievo il fatto che egli senza perifrasi denunzi una propria condizione di subalternità e di “assedio”, con ciò perfettamente adombrando il reale rapporto creatosi tra Chiesa e mundus, tra trascendenza e immanentismo nichilista.

Vero è, comunque, che questa denunzia non si determina mai, in Bergoglio, in una voluntas concreta di contrastare il globalnichilismo, la dittatura del relativismo e, in termini biblici, le demoniache potenze dell’Anticristo. E in ciò è da ravvisarsi, indubbiamente, uno dei principali punti di debolezza del pontefice, in specie se accostato all’eroico resistente Ratzinger e alla sua lotta filosofico-teologica all’avanzare del nulla. Significativa resta, allora, la liquidatoria affermazione rilasciata da Bergoglio il 12 giugno del 2015, al "Ritiro mondiale carismatico” in tema di potenze anticristiche: “poco tempo fa in una parrocchia un sacerdote predicava sull’Anticristo, sulla perdita della fede in Europa e anche sull’ecumenismo in questo panorama catastrofico di confessioni. Che pena! Che perdita di tempo!".