L'Irpinia costeggiando l'Ufita

Fonte Immagine: avig

Il fiume Ufita è affluente di destra del Calore. Si origina dal versante occidentale dell’altopiano del Formicoso, a circa 800 metri di altezza. Lambisce le pendici del monte di Trevico e si  espande all’ altezza di Flumeri. Riceve le acque del Fiumarella, torrente affluente dell’ Ufita, in territorio di Grottaminarda, successivamente anche quelle del Miscano e  nei pressi di Apice(Bn) sfocia nel Calore. Ha una estensione di circa 50 kilometri ed un andamento piuttosto tortuoso. Si può affermare che è un fiume che scorre quasi  completamente in territorio  irpino, interessando diversi comuni: Vallata, Guardia LombardiCarife, Castel Baronia, Sturno, Frigento, Flumeri, Grottaminarda, Ariano Irpino, Melito Irpino e Bonito.

La Valle dell’ Ufita ha una forma triangolare, il cui segmento base e’ l’Ufita stesso, l’altro lato il segmento Trevico-Montaguto e l’ ultimo segmento è quello del Cervaro-Miscano, dando luogo non solo ad una delle più ampie vallate della Campania, ma soprattutto ad un corridoio di commistioni e contaminazioni tra popoli, civiltà e culture. Arvi è il più antico idronimo dell’Ufita rinvenuto nelle fonti storiche. Successivamente si ritrova una forma latina come Album Flumen, di ambigua interpretazione. Si potrebbe far risalire ad albus “bianco”, quindi fiume dalle limpide acque, ma altri studiosi hanno anche fatto riferimento alla bianca sabbia o ai massi  che emergono bianchi dal letto del fiume stesso. Questo nome, Arvi, con il tempo è scomparso, soppiantato da Bufeta in Età Moderna.

Bufeta è un toponimo non raro in Irpinia. Caso più eclatante e storicamente significativo è il Palazzo della Bufeta, meglio conosciuto come Dogana Aragonese in località Doganelle a Flumeri, realizzato nel 1479 per conto di Alfonso d’Aragona. Inoltre, proprio nelle immediate vicinanze, vi è ancora in uso il toponimo Bosco della Bufeta. Per aferesi Bufeta diventa Ufeta e poi Ufita il cui significato più probante è luogo ricco di acqua.

La terra che lambisce l’Ufita è particolarmente fertile. Variegata e rigogliosa è la  vegetazione riparia, perlopiù pioppi, ontani e salici, una volta particolarmente apprezzati nella tradizione rurale perché impiegati per la realizzazione di cesti e canestri. Malva, margherite, orchidee,  l’ altea, l’erba maga, la camomilla, l ‘epilobio, la cicoria, la borragine, la ginestra, l’ asparago selvatico, il caprifoglio, il sambuco, il  melo selvatico, la  rosa canina, particolarmente ricca di vitamina C, il  biancospino, le  more, costituiscono prova inconfutabile dell’ enorme biodiversità. Arricchiscono l'ecosistema: ghiandaie, barbagianni, civette, merli, tordi, gazze, volpi e molto di frequente anche l’ irsuto cinghiale.

Autorevoli studiosi, ritengono e hanno ritenuto che il fondo valle Ufita, parallelo al fiume, può indentificarsi con  il tracciato originario della via Appia, descritto da Orazio. Non solo quindi snodo di traffico obbligatorio e privilegiato a partire da  epoca storica ma a mio avviso, assolutamente  fondata la teoria per cui il fondo valle Ufita ricalcava tratturi precedentemente utilizzati  fin da epoca preistorica. Sono estremamente convinto che proprio da quest’ area ancora poco indagata, avremo nuove importanti conferme, di un passato stupefacente. Per tanto il mio stimolo è rivolto ad un’ indagine sistematica  e ad una  ricerca sul campo metodologica, in attesa di nuovi tasselli del magnifico mosaico della storia irpina.