L'arte del camminare

Fonte Immagine: cinematographe.it

Il camminare non è circoscritto ad un aspetto o ad una disciplina sportiva, ma è un atto primordiale, connaturale ed istintivo, anzi evolutivo nella "timeline" umana, la cui tappa fisionomica è assegnata proprio all'Homo erectus, in grado di avanzare, camminando in posizione eretta. Nell'odierna società digitale ove i rapporti umani sono sempre più rarefatti, caratterizzati dalla velocità istantanea delle informazioni e dalla sedentarietà fisica e cognitiva, il camminare assurge non più, e non soltanto, all'esigenza di raggiungere qualcosa su un immaginario segmento, scandito da un terminus a quo e un termine ad quem, ma bensì come bisogno dell'anima, per una dimensione interiore e profonda che supera la contingenza prettamente strumentale. L'esigenza di un rapporto con la natura, che pone il camminatore in qualità di ospite di un microcosmo simbiotico, oltre al fascino dell'ignoto e della scoperta, costituiscono ed integrano quegli stimoli fisionomici che portano il camminatore ad intraprendere un cammino, sia pure di pochi minuti, ma idoneo e sufficiente ad aprire una parentesi spazio-temporale che consente di evadere ed esularsi dalla realtà. Già gli antichi avevano intuito le molteplici potenzialità del camminare, inteso come strumento speculativo-filosofico e non semplicisticamente come azione meccanica e meccanicistica. La filosofia è nata camminando. Ippocrate di Kos, a cui è attribuita la prima raccolta di opere di medicina e di filosofia della medicina, il Corpus Hippocraticum, nonché padre dell'aforisma occidentale, proprio in un suo aforisma riporta: "camminare è la migliore medicina dell'uomo". Aristotele faceva filosofia passeggiando e fondò la Scuola Peripatetica, ove "paripatetikos" fa esplicito richiamo proprio all'atto del camminare. Lo stesso Nietzsche affermava: "Bisognerebbe ogni tanto star lontano dai libri per sei mesi e camminare soltanto". Diversi autori hanno offerto una propria lettura originale "del camminare" prima facie, semplicemente atto fisico e meccanicistico, per arricchirlo di un significato più recondito. ErlingKagge, fa emergere il camminare come un atto quasi sovversivo, indirizzato, sicuramente, non come sovversione e delegittimazione delle istituzioni, ma inteso quale presa di coscienza, rectius consapevolezza di sottrarsi ed emanciparsi dalla tirannia della celerità vorticosa e disgregatrice che caratterizza l'attuale società contemporanea. Altra testimonianza sui generis, è quella proposta da David Le Breton che intende il camminare come un vero e proprio rito magico, iniziatico, che conduce il camminatore-viaggiatore-pellegrino in una dimensione extra-reale, intesa come filosofia e scuola di vita. Il luogo ove si cammina è una strada ideale, non una strada asfaltata o sconnessa, ma la strada della vita e il cammino stesso è una esperienza di vita. Il camminare acquista in quest'accezione di significato una valenza terapeutica e rituale. Terapeutica perché legata strettamente, al miglioramento del benessere fisico, rituale perché orientato ad un'abitudine che deve essere reiterata e costante nel tempo, in modo da costituirne "farmacon" e alimentarne il benessere psicofisico. Negli ultimissimi tempi si parla di mobilità e cammino lento o dolce, tanto che sono sempre più le amministrazioni locali virtuose, che mettono a disposizione dell'utente, piste pedonali e ciclabili attrezzate. Ma sono anche gli anni della pratica dei cammini intesi questa volta come percorsi in senso fisico-materiale. Si tratta di percorsi pedonali dalla notevole valenza storico-paesaggistica ma anche di percorsi squisitamente religiosi e di pellegrinaggio, di alto valore simbolico. La Via del Sale, il Cammino di San Benedetto, tra Umbria e Lazio, la Via degli Dei, tra l'Emilia Romagna e la Toscana, la Via Francigena e la Francigena del Sud, il Cammino di Oropa, la Via Romea Germanica, il Cammino Celeste, la Via Peuceta dalla Puglia alla Basilicata, le Vie di Dante, la Via Micaelica, sono solo alcuni dei tracciati che vengono percorsi quotidianamente da centinaia di camminatori. Mentre il cammino per eccellenza è il Cammino di Santiago di Compostela, che comprende circa ottocento chilometri, dai Pirenei fino alla Galizia, che ogni anno attira oltre duecentomila pellegrini e non a caso, Santiago è considerata la terza Città Santa per la Cristianità, dopo Gerusalemme e Roma. A prescindere dagli aspetti più squisitamente filosofici, i vantaggi dell'andare a piedi sono notevoli. Una semplice passeggiata di circa trenta minuti al giorno è più efficace di un qualsiasi allenamento in palestra sia per un corretto metabolismo sia in termini di prevenzione di sempre più diffuse patologie quali: diabete, problemi articolari, cardiaci e polmonari, oltre che l'obesità. Una maggiore sollecitazione del sistema circolatorio, fortifica le difese immunitarie, aumenta il rilascio di endorfina, stimola il sistema linfatico diminuendo le fonti di stress. Recenti studi, confermano una riduzione sensibile del rischio di cancro al seno, da parte di chi cammina quotidianamente rispetto alle donne che conducono una vita sedentaria, comportando una sorta di differenza di età, in termini di ringiovanimento fisico rapportabile in circa quindici anni, tra donne camminatrici e donne che svolgono una vita sedentaria, termine di paragone che viene aumentato di circa venti anni per gli uomini. Camminando il cuore, quale muscolo, viene allenato favorendo una corretta ossigenazione, diminuendo anche il rischio di malattie degenerative. Proprio la scarsa mobilità e una scorretta alimentazione hanno fatto aumentare in modo esponenziale l'obesità soprattutto infantile. Camminare con frequenza aiuta a bruciare il grasso sottocutaneo, prevenendo e riducendo anche la cellulite, migliora le attività cognitive, aumentando il flusso di sangue al cervello. La deambulazione riduce il dolore correlato all'artrite, prevenendo l'insorgere di infiammazioni articolari. Le ginocchia facilmente suscettibili all'osteoartrosi, con una camminata regolare vengono lubrificate e i muscoli che le sostengono vengono solidificati. Dal punto di vista dei benefici psicofisici, camminare è un ottimo antidepressivo, stimola la mente ed apre alla creatività. Altro valore aggiunto, non secondario è che camminare può essere praticato con le dovute precauzioni, ad ogni fascia d'età e senza alcuno strumento, in modo assolutamente gratuito, basta armarsi di buona volontà. Buon cammino a tutti!L'arte del camminare
Il camminare non è circoscritto ad un aspetto o ad una disciplina sportiva, ma è un atto primordiale, connaturale ed istintivo, anzi evolutivo nella "timeline" umana, la cui tappa fisionomica è assegnata proprio all'Homo erectus, in grado di avanzare, camminando in posizione eretta. Nell'odierna società digitale ove i rapporti umani sono sempre più rarefatti, caratterizzati dalla velocità istantanea delle informazioni e dalla sedentarietà fisica e cognitiva, il camminare assurge non più, e non soltanto, all'esigenza di raggiungere qualcosa su un immaginario segmento, scandito da un terminus a quo e un termine ad quem, ma bensì come bisogno dell'anima, per una dimensione interiore e profonda che supera la contingenza prettamente strumentale. L'esigenza di un rapporto con la natura, che pone il camminatore in qualità di ospite di un microcosmo simbiotico, oltre al fascino dell'ignoto e della scoperta, costituiscono ed integrano quegli stimoli fisionomici che portano il camminatore ad intraprendere un cammino, sia pure di pochi minuti, ma idoneo e sufficiente ad aprire una parentesi spazio-temporale che consente di evadere ed esularsi dalla realtà. Già gli antichi avevano intuito le molteplici potenzialità del camminare, inteso come strumento speculativo-filosofico e non semplicisticamente come azione meccanica e meccanicistica. La filosofia è nata camminando. Ippocrate di Kos, a cui è attribuita la prima raccolta di opere di medicina e di filosofia della medicina, il Corpus Hippocraticum, nonché padre dell'aforisma occidentale, proprio in un suo aforisma riporta: "camminare è la migliore medicina dell'uomo". Aristotele faceva filosofia passeggiando e fondò la Scuola Peripatetica, ove "paripatetikos" fa esplicito richiamo proprio all'atto del camminare. Lo stesso Nietzsche affermava: "Bisognerebbe ogni tanto star lontano dai libri per sei mesi e camminare soltanto". Diversi autori hanno offerto una propria lettura originale "del camminare" prima facie, semplicemente atto fisico e meccanicistico, per arricchirlo di un significato più recondito. ErlingKagge, fa emergere il camminare come un atto quasi sovversivo, indirizzato, sicuramente, non come sovversione e delegittimazione delle istituzioni, ma inteso quale presa di coscienza, rectius consapevolezza di sottrarsi ed emanciparsi dalla tirannia della celerità vorticosa e disgregatrice che caratterizza l'attuale società contemporanea. Altra testimonianza sui generis, è quella proposta da David Le Breton che intende il camminare come un vero e proprio rito magico, iniziatico, che conduce il camminatore-viaggiatore-pellegrino in una dimensione extra-reale, intesa come filosofia e scuola di vita. Il luogo ove si cammina è una strada ideale, non una strada asfaltata o sconnessa, ma la strada della vita e il cammino stesso è una esperienza di vita. Il camminare acquista in quest'accezione di significato una valenza terapeutica e rituale. Terapeutica perché legata strettamente, al miglioramento del benessere fisico, rituale perché orientato ad un'abitudine che deve essere reiterata e costante nel tempo, in modo da costituirne "farmacon" e alimentarne il benessere psicofisico. Negli ultimissimi tempi si parla di mobilità e cammino lento o dolce, tanto che sono sempre più le amministrazioni locali virtuose, che mettono a disposizione dell'utente, piste pedonali e ciclabili attrezzate. Ma sono anche gli anni della pratica dei cammini intesi questa volta come percorsi in senso fisico-materiale. Si tratta di percorsi pedonali dalla notevole valenza storico-paesaggistica ma anche di percorsi squisitamente religiosi e di pellegrinaggio, di alto valore simbolico. La Via del Sale, il Cammino di San Benedetto, tra Umbria e Lazio, la Via degli Dei, tra l'Emilia Romagna e la Toscana, la Via Francigena e la Francigena del Sud, il Cammino di Oropa, la Via Romea Germanica, il Cammino Celeste, la Via Peuceta dalla Puglia alla Basilicata, le Vie di Dante, la Via Micaelica, sono solo alcuni dei tracciati che vengono percorsi quotidianamente da centinaia di camminatori. Mentre il cammino per eccellenza è il Cammino di Santiago di Compostela, che comprende circa ottocento chilometri, dai Pirenei fino alla Galizia, che ogni anno attira oltre duecentomila pellegrini e non a caso, Santiago è considerata la terza Città Santa per la Cristianità, dopo Gerusalemme e Roma. A prescindere dagli aspetti più squisitamente filosofici, i vantaggi dell'andare a piedi sono notevoli. Una semplice passeggiata di circa trenta minuti al giorno è più efficace di un qualsiasi allenamento in palestra sia per un corretto metabolismo sia in termini di prevenzione di sempre più diffuse patologie quali: diabete, problemi articolari, cardiaci e polmonari, oltre che l'obesità. Una maggiore sollecitazione del sistema circolatorio, fortifica le difese immunitarie, aumenta il rilascio di endorfina, stimola il sistema linfatico diminuendo le fonti di stress. Recenti studi, confermano una riduzione sensibile del rischio di cancro al seno, da parte di chi cammina quotidianamente rispetto alle donne che conducono una vita sedentaria, comportando una sorta di differenza di età, in termini di ringiovanimento fisico rapportabile in circa quindici anni, tra donne camminatrici e donne che svolgono una vita sedentaria, termine di paragone che viene aumentato di circa venti anni per gli uomini. Camminando il cuore, quale muscolo, viene allenato favorendo una corretta ossigenazione, diminuendo anche il rischio di malattie degenerative. Proprio la scarsa mobilità e una scorretta alimentazione hanno fatto aumentare in modo esponenziale l'obesità soprattutto infantile. Camminare con frequenza aiuta a bruciare il grasso sottocutaneo, prevenendo e riducendo anche la cellulite, migliora le attività cognitive, aumentando il flusso di sangue al cervello. La deambulazione riduce il dolore correlato all'artrite, prevenendo l'insorgere di infiammazioni articolari. Le ginocchia facilmente suscettibili all'osteoartrosi, con una camminata regolare vengono lubrificate e i muscoli che le sostengono vengono solidificati. Dal punto di vista dei benefici psicofisici, camminare è un ottimo antidepressivo, stimola la mente ed apre alla creatività. Altro valore aggiunto, non secondario è che camminare può essere praticato con le dovute precauzioni, ad ogni fascia d'età e senza alcuno strumento, in modo assolutamente gratuito, basta armarsi di buona volontà. Buon cammino a tutti!

 

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