L'ateismo come ideologia funzionale al consumismo

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Il profilo del consumatore, del self-made man e dello startupper presentano, come trait d’union, il fatto che non debbono niente a nessuno e che non hanno legami solidi con luoghi, persone e Dio: sono figure quintessenziali dello sradicamento e della deterritorializzazione, della fluidificazione e della mobilità, dell’erranza e della dis-identificazione. E, eo ipso, si pongono come profili paradigmatici della postmodernità a forma di merce, vuoi anche come la versione individualizzata della rottura dei legami e delle appartenenze, delle identità e delle tradizioni. L’ateismo diventa, così, immagine non solo dell’indifferenza e del relativismo connessi alla svalorizzazione dei valori, ma anche della dissoluzione del legame e dell’assolutizzazione autocratica dell’individuo, falsamente innalzato a onnipossente monade senza finestre e a Oltreuomo a volontà di potenza consumistica smisurata. Figura paradigmatica dell’homo vacuus postmoderno, lo startupper cosmopolita non ha padre né Padre Eterno, non ha provenienza né limiti, non ha comunità né radici: nel suo profilo coesistono il nichilismo passivo della morte di Dio, del tramonto di ogni orizzonte valoriale di riferimento e della disincantata accettazione dell’immodificabilità del mondo dato, e il nichilismo attivo della volontà di potenza tecnocapitalistica che fa di lui un Oltreuomo sui generis, un portatore di illimitata volontà di potenza consumista. L’essente ridotto a pura materia desacralizzata è per lui semplicemente lo spazio in cui si esercita la sua volontà di potenza o, rectius, in cui la volontà di potenza dispone di lui come di ogni altro ente ridotto a fondo disponibile.

Per un altro verso, l’ateismo religioso propalato dagli organizzatori delle sovrastrutture mira alla santificazione del solo Assoluto ammesso e consentito, il monoteismo del mercato, con i suoi comandamenti del consumo e della sopportazione del mondo classista e alienato, ma poi anche con la sua ortodossia che si esprime nel nuovo ordine mentale globalista e in quella sua neolingua che, imponendo il nuovo ordine mentale, sanziona ogni “bestemmia”, ossia ogni categoria concettuale non omologata e conforme, subito sanzionata come "psicoreato". Il dominio sociale passa anzitutto dal dominio della psicosfera dei soggetti, ridotti a neuroschiavi.

L’ateismo compulsivo del turbocapitalismo assoluto sans frontières si rovescia dialetticamente nell’inedita figura della religio senza trascendenza del materialismo consumista e dell’edonismo liberal-libertario. Secondo quanto evidenziato da Dany-Robert Dufour in Le divin marché: la révolution culturelle libérale (2007), la civiltà dei mercati si regge sulla religione iperimmanentista della promessa della salvezza mediante l’aumento illimitato della ricchezza; aumento che porta alla devastazione dell’essente nella sua interezza, producendo, dunque, l’effetto opposto rispetto alla salvezza che pure astrattamente promuove.