L'epoca dell'egocrazia neoliberale

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Con le parole di Adorno, “lo stato di cose in cui l’individuo sparisce è insieme quello dell’individualismo scatenato, in cui ‘tutto è possibile”. In ciò risiede il paradosso rilevato da Adorno di una società che si è legittimata sul fondamento dell’espansione sovrana e libera degli individui e che si compie oggi nel loro annichilimento integrale sull’altare del mercato assoluto.

Il nostro si conferma, così, il tempo egocratico di Narciso come paradigma di un soggetto che basta a se stesso e che non conosce l’alterità e l’amore come apertura verso il diverso. È la tragedia egoica del perdersi nella propria immagine, del mondo ridotto a immagine del proprio io e, ancora, dell’affermazione cinica del proprio io individuale.

A differenza delle tradizionali formazioni comunitarie, il mercato che oggi ha occupato il posto vacante di Dio non favorisce il costituirsi di identità stabili e di un io forte. Deve anzi destrutturarli, in modo che l’io resti permanentmente precario e instabile, manipolabile e incapace di dire di no, e dunque sia di volta in volta plasmato dalle correnti e dalle offerte del mercato, oltre che dai flussi delle informazioni gestite dalla fabbrica dei consensi e dall’industria dell’immaginario.

Il flusso eracliteo della circolazione delle merci ridefinisce la soggettività umana in forme instabili e precarie, incondizionatamente aperte a tutte le sollecitazioni e a tutti gli stimoli. Abbatte ogni capacità residua di contestazione e, dunque, di resistenza alle pressioni consumistiche da parte delle identità disperse.

Nella fase assoluta, il soggetto, ridotto ad atomo edonistico di godimento acefalo e potenzialmente illimitato, è ormai privo di spirito critico e di personalità, alleggerito com’è da ogni legame simbolico che non sia il codice della forma merce.

Come mostrato da Hegel nei Lineamenti di filosofia del diritto del 1821, il fondamento della vita etica borghese può, con diritto, essere ravvisato nella stabilità o, se si preferisce, nel consolidamento temporale delle forme esistenziali, affettive e lavorative garantite. In particolare, momento culminante dello Spirito oggettivo (che è, a sua volta, manifestazione sub specie temporis dello Spirito assoluto), l’eticità si pone per Hegel come superamento e inveramento al più alto livello della sintesi del “diritto astratto” (abstraktes Recht) come momento della pura e astratta formalità esterna e della “moralità” (Moralität) come legge dell’interiorità individualizzata.

L’uomo egoista e acquisitivo, rapace e anticomunitario, non è il frutto della natura umana, come indebitamente lo intende Hobbes: è, invece, per Hegel l’esito del processo socio-economico di deeticizzazione del sistema dei bisogni (“io considero l’uomo nel suo concetto, non nello stato-di-natura”).

La solidarietà di classe è oggi essa stessa sostituita dall’individualismo competitivo, secondo quello che è stato definito le mythe de l’individu: la salvezza non è più intesa come corale liberazione di classe dal capitalismo, ma come affermazione imprenditoriale dell’io individuale nelle strutture capitalistiche e tra gli altrui naufragi. Per questo, come non ci stancheremo di ribadire, occorre riproporre senza remore il socialismo come paradigma antropologico e sociale, senza mai obliare il fatto che il termine fu introdotto da Pierre Leroux con la chiara volontà di opporsi all’individualismo moderno.